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Reddito di cittadinanza e Inps: domande senza senso e risposte senza garbo. È l'Italia allo specchio

Il caso delle risposte polemiche ai quesiti sulla pagina Facebook dell'ente di previdenza è uno scontro fra italiani: quelli che chiedono il dovuto, in modo sconnesso e spesso in malafede. E quelli che disprezzano il pubblico e non si peritano di dimostrarlo platealmente
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Voce del verbo blastare, orrido neologismo che deriva dall'inglese "to blast", esplodere, e significa, più o meno, annichilire un interlocutore durante un diverbio sui social network. In Italia il blastatore per eccellenza è Enrico Mentana, che della battuta definitiva ha fatto un marchio di fabbrica quasi più che dei suoi sermoni in apertura di Tg. Ieri però è arrivato a sfidarlo un concorrente anonimo e pure potentissimo: l'Inps. Cioè: non proprio l'Inps. Il suo social media manager, ossia lo stagista sottoremunerato che verosimilmente ne cura la gestione dell'account su Facebook.

Da una parte, il fiume in piena degli aspiranti percettori del reddito di cittadinanza, che chiedevano alla pagina "Inps per la famiglia" informazioni spesso in un italiano claudicante, zeppo di abbreviazioni irritanti: k per chi, nn per non, qcs per qualcosa. Inspprtbl.

Dall'altra lui, o loro, che in una lingua non esattam…
Voce del verbo blastare, orrido neologismo che deriva dall'inglese "to blast", esplodere, e significa, più o meno, annichilire un interlocutore durante un diverbio sui social network. In Italia il blastatore per eccellenza è Enrico Mentana, che della battuta definitiva ha fatto un marchio di fabbrica quasi più che dei suoi sermoni in apertura di Tg. Ieri però è arrivato a sfidarlo un concorrente anonimo e pure potentissimo: l'Inps. Cioè: non proprio l'Inps. Il suo social media manager, ossia lo stagista sottoremunerato che verosimilmente ne cura la gestione dell'account su Facebook.

Da una parte, il fiume in piena degli aspiranti percettori del reddito di cittadinanza, che chiedevano alla pagina "Inps per la famiglia" informazioni spesso in un italiano claudicante, zeppo di abbreviazioni irritanti: k per chi, nn per non, qcs per qualcosa. Inspprtbl.

Dall'altra lui, o loro, che in una lingua non esattamente più forbita, rispondeva(no) senza la giusta pietas e lamentando di avere, per giunta, appena saltato il pranzo.

Qualche esempio.
"Candy Candy Forza Napoli" chiede come procurarsi il codice di accesso al sistema? L'Inps ne controlla il profilo e risponde: "Basta richiederlo a Poste. Oppure è troppo impegnata a farsi i selfie con le orecchie di coniglio?". Candy Candy insiste? L'Inps ribadisce: "Le ripetiamo: se usa Facebook e sa farsi i selfie con le orecchie di coniglio, allora sa anche richiedere un pin". Qualcuno lamenta importi troppo bassi? "Queste istanze vanno rivolte ai vostri rappresentanti politici e non a Inps che non fa le leggi". Un padre di famiglia chiede sul figlio che ha sempre lavorato in nero? "Le consigliamo di non scrivere che ha lavorato in nero sul social della Pubblica Amministrazione che dovrebbe fare i controlli perché sono costretto a inviare segnalazioni ai nostri ispettori".

La punteggiatura è originale, il dibattito pure.
Voi da che parte state? Dalla parte di chi si rivolge allo Stato senza una minima alfabetizzazione funzionale, letterale, informatica, o da quella di chi dimostra insofferenza per chi dovrebbe servire? La prima parola chiave è "opportunità". Cioè: non è affatto opportuno che chiunque si ritrovi a gestire la comunicazione coi cittadini, si esprima come nei peggiori Internet bar di Caracas e bullizzi gli interlocutori. Se ti pagano poco, se persino lo Stato è incapace di garantirti un lavoro civile, dovresti comportarti come consigli agli altri utenti: lamentati coi tuoi referenti politici.

La seconda parola è "consapevolezza", la mancata percezione di essere passato dall'altra parte della barricata, di non essere più sulla propria paginetta personale. Un po' come i grillini che dopo essere arrivati in Parlamento, molto più retribuiti del blastatore mascherato, continuano a comportarsi da persone comuni. Scrivono sciocchezze, e sostengono di far satira. Attaccano i privilegi altrui e spendono di telefono appena più di E.T. Fanno i progressisti e reggono a Salvini la mazza da baseball. Ignari eredi della doppia morale togliattiana, con Casaleggio al posto del Migliore.

Umberto Tozzi cantava "Gli altri siamo noi". Per i sanfedisti del vaffanculo, al contrario, "noi non siamo mai gli altri".
La terza parola e quarta parola sono, di nuovo, "consapevolezza" e "opportunità". Ma non riguardano il milite ignoto dell'Inps, che al momento in cui scrivo vi sta probabilmente consegnando il pasto come fattorino di Foodora.

Riguarda gli interpellatori. Quelli che chiedono la cifra del reddito "per curiosità", quelli che rifiutano di impegnarsi in meccanismi complicati come andare sul sito dell'Inps e richiedere un accidenti di password, quelli che si inalberano perché se allegano l'Isee vero riceveranno non le cifre promesse da Di Maio ma due brioche e un latte macchiato. Quelli che trattano la pubblica amministrazione come un call center della Sisal e finiscono blastati, oltre che dall'addetto di cui sopra, anche da altri utenti. Che in serata avevano già creato la pagina "Il social media manager dell'Inps eroe nazionale".

Morale: uno scontro tra Titanic. E tra italiani. Quelli che chiedono il dovuto, in modo sconnesso e spesso in malafede, tra un buongiornissimo e un "condividi se sei indignato", dopo aver dato fiducia a una banda di promettitori seriali. E quelli che disprezzano il pubblico, sia come datore di lavoro che come fastidioso richiedente di servizi, e non si peritano di dimostrarlo platealmente. Non vedete quanto si somigliano? Ora guardateli da più vicino: uno vale uno.