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(ap)

La religione delle vittime

La strage in Sri Lanka: le persone uccise dal terrorismo non possono essere divise in base alla fede per incentivare altro odio
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Chi ha partecipato alla liturgia pasquale cristiana ha rinnovato la rinunzia "al Divisore" (il satana) e "a tutte le sue seduzioni". Seduzioni spesso ridotte in predica a morale individuale, in questa Pasqua di sangue, con centinaia di evangelicali e cattolici uccisi nello Sri Lanka. Tutti hanno toccato con mano che con esse il Divisore ha una ambizione più complessa: quella di far pensare che si possano dividere gli uccisi per categorie, per religione, per origine o in base a come gli assassini si definiscono.

Dopo l'assalto alla sinagoga di Pittsburgh, il massacro nelle moschee di Christchurch, l'ennesima carneficina di oranti non è un capitolo distinto dagli altri per la fede degli uccisi. Essa fa sì parte delle sofferenze di milioni di credenti e anche di milioni di cristiani nel mondo: ma per nessuno di loro può parlare il cinismo politico che vuole concimare l'odio contro i musulmani poveri (sui ricchi c'è p…
Chi ha partecipato alla liturgia pasquale cristiana ha rinnovato la rinunzia "al Divisore" (il satana) e "a tutte le sue seduzioni". Seduzioni spesso ridotte in predica a morale individuale, in questa Pasqua di sangue, con centinaia di evangelicali e cattolici uccisi nello Sri Lanka. Tutti hanno toccato con mano che con esse il Divisore ha una ambizione più complessa: quella di far pensare che si possano dividere gli uccisi per categorie, per religione, per origine o in base a come gli assassini si definiscono.

Dopo l'assalto alla sinagoga di Pittsburgh, il massacro nelle moschee di Christchurch, l'ennesima carneficina di oranti non è un capitolo distinto dagli altri per la fede degli uccisi. Essa fa sì parte delle sofferenze di milioni di credenti e anche di milioni di cristiani nel mondo: ma per nessuno di loro può parlare il cinismo politico che vuole concimare l'odio contro i musulmani poveri (sui ricchi c'è più realismo, onestamente), non capisce che l'islamofobia è solo una variante dell'antisemitismo che si riaffaccia con angosciante puntualità in ogni crisi delle democrazie europee, ed è al fondo corrivo al disegno terrorista di rendere impossibile la fraternità fra le diversità di un altro irriducibile al sé.

A questa divisione si deve opporre una ferma "rinunzia". La stessa che fa riconoscere come immonde sul piano morale e storicamente insensate le comparazioni fra i morti dei gulag e quelli della Shoah, fra gli infoibati e i partigiani fucilati, fra la pulizia etnica dei cristiani nella ex Jugoslavia e quella dei buddisti del Myanmar, fra la violenza nazionalista dei cattolici di Irlanda e quella degli ortodossi di Ucraina. Il che non vuol dire frenare il pianto davanti allo strazio di chi muore per una festa che per molti è fatta di turismo e cioccolato.

Vuol dire riconoscere che la coabitazione delle diversità - e delle alterità religiose in modo particolare - che il terrorismo vuole far esplodere è la misura della umanità e della pietà accettata da Dio. Nella Bibbia ebraica e cristiana lo si spiega nel racconto di Abele, quando Dio, dopo aver cercato invano di convertire Caino, sente la voce di Abele: nel testo non si dice la voce del "suo sangue", ma dei "suoi sangui" (al plurale) perché tutti i delitti compiuti dall'odio religioso sono fratricidi. Nel Corano è Dio stesso che ricorda ai suoi fedeli che "se avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità" e dunque alla prova della diversità dell'altro l'unica risposta è "gareggiare in opere buone".

Per non dover piangere altre stragi, serve dunque una conoscenza profonda e una coscienza alta della alterità di cui ciascuno è custode. Serve una intensità di dialogo che Francesco ha espresso proprio alla vigilia di queste stragi e una capacità di saper isolare una cultura sventola valori di civiltà e spiritualità a cui non crede, poi li appallottola, e li usa come esca per appiccare un incendio. Infernale, ovviamente.