Ada Gobetti e la Resistenza spiegata ai bambini
Paolo Di Paolo, di PAOLO DI PAOLOIn libreria e nel dibattito pubblico si torna a parlare di questa grande figura di partigiana, moglie di Piero, traduttrice dall'inglese, pedagogista. E autrice di una splendida favola antifascista ora ripubblicata
È la ragazzina appassionata di musica che incrocia, nel condominio di via XX Settembre a Torino, il coetaneo Piero Gobetti. Lui le chiede di collaborare alla sua "rivistina", lei accetta, ne nasce un sodalizio intellettuale e amoroso, sfociato nel matrimonio. Il ragazzo geniale, l'editore giovane, il militante antifascista muore a Parigi prima di compiere venticinque anni ("Non è possibile. Non deve essere possibile" annota lei nel diario, febbraio 1926). È la ragazza che insegna e traduce letteratura inglese; è la giovane donna che tiene saldo il filo dell'amicizia con Benedetto Croce, nata negli anni di Piero, e ospita in casa antifascisti vicini a Giustizia e Libertà. È la partigiana che si muove nelle valli piemontesi e fonda i Gruppi di difesa della donna, anche se le suona meglio Volontarie della libertà. È la vicesindaca di Torino. È la pedagogista che fonda, alla fine degli anni Cinquant…
È la ragazzina appassionata di musica che incrocia, nel condominio di via XX Settembre a Torino, il coetaneo Piero Gobetti. Lui le chiede di collaborare alla sua "rivistina", lei accetta, ne nasce un sodalizio intellettuale e amoroso, sfociato nel matrimonio. Il ragazzo geniale, l'editore giovane, il militante antifascista muore a Parigi prima di compiere venticinque anni ("Non è possibile. Non deve essere possibile" annota lei nel diario, febbraio 1926). È la ragazza che insegna e traduce letteratura inglese; è la giovane donna che tiene saldo il filo dell'amicizia con Benedetto Croce, nata negli anni di Piero, e ospita in casa antifascisti vicini a Giustizia e Libertà. È la partigiana che si muove nelle valli piemontesi e fonda i Gruppi di difesa della donna, anche se le suona meglio Volontarie della libertà. È la vicesindaca di Torino. È la pedagogista che fonda, alla fine degli anni Cinquanta, il Giornale dei Genitori, a cui collabora anche Gianni Rodari. A Life of Resistance, una vita di Resistenza, dice il titolo di una biografia americana curata da Jomarie Alano, ma per Ada Gobetti (Torino, 1902-1968) - grande figura femminile dell'antifascismo ora al centro di una riscoperta non solo editoriale, incarnazione perfetta dello spirito della Liberazione in questa vigilia di 25 aprile - bisognerebbe parlare di molte vite.
Saranno esplorate a Torino in una giornata a lei dedicata il prossimo 5 maggio, organizzata dal Centro Studi Piero Gobetti, seguendo uno dei fili che le tiene insieme: la scrittura. Una passione antica, che risale all'adolescenza ed è rinnovata - come racconta Elisiana Fratocchi in un saggio incluso nel recente Il pane e le rose. Scritture femminili della Resistenza (Bulzoni) - nei primi anni di guerra e in quelli di lotta clandestina (ne verrà il Diario partigiano, un grande classico edito da Einaudi).
Incoraggiata proprio da Croce, Ada è anche una straordinaria autrice per bambini: "Mi ha fatto piacere che Sebastiano le sia piaciuto e mi ha commossa che si sia presa tanta pena per lui", gli scrive Ada riconoscente nel gennaio del 1940. Fresca di stesura della Storia del gallo Sebastiano, appena tornata in libreria per le Edizioni di Storia e Letteratura. La vicenda è quella di un galletto venuto fuori da un uovo in esubero. L'uovo numero tredici di una covata solitamente di dodici, allungato, storto, strano. E lui pure è così: non somiglia agli altri; ogni suo movimento è un guaio, ogni gesto un disastro. Goffo, disordinato, distratto. Ma soprattutto, libero. Un po' Piero Gobetti e un po' suo figlio Paolo: un intemperante, uno che sacrifica tutto a un "indomabile spirito critico". Quando, alla scuola dei Vitelli, pretendono che sia Vitello anche lui, Sebastiano si sente smarrito, ma non rinuncia alla propria identità: "No, rispose il nostro eroe, che aveva per la verità un rispetto grandissimo. No, sono soltanto Sebastiano".
Se gli altri cantano, Sebastiano resta muto. Se gli altri marciano, resta fermo. Se gli altri vanno avanti, lui va indietro. Se gli altri alzano la zampa destra, lui alza la sinistra.
L'autrice gioca al romanzo di formazione a rovescio: il galletto si sforza di essere come tutti, di camminare al passo, ma niente, finisce per ritrovarsi solo, maltrattato dai Vitelli, respinto dai Conigli, picchiato dai Caproni, inseguito dai Porcelli. Solo una farfallina azzurra, con un filo di voce sottilissima, lo incoraggia: "T'hanno respinto, t'hanno beffato, / t'han con minacce mandato via... / ma qui avrà fine tua sorte ria! / Non ripensare ai guai sofferti: solleva il guardo nei cieli aperti". Sebastiano si rianima, e accetta la solitudine come una sfida. Cammina fiero per il mondo; incrocia una piazza immensa in cui è radunata "una quantità enorme di polli d'ogni genere, ma tutti in posizioni innaturali e penose"; si imbatte in gente che vuole ridurlo in schiavitù e costringerlo a camminare con gli stivalini da generale. Fra ramarri presuntuosi e cani San Bernardo con la pelliccia da alta montagna e l'anima da fondo valle, tra volpi troppo furbe e oche sofisticate, Ada Gobetti inquadra un'intera società. Malata di conformismo. E di paura. Il vecchio Calisto, sul finale, indica a Sebastiano due modi opposti di stare al mondo: come bolle di sapone - "ottime, simpatiche creature, a vederle dal di fuori, ma dentro, in fondo, non hanno nulla" - o come palline d'argento. "Son vere, son forti, non han bisogno di difendersi contro tutti gli urti. Li cercano anzi". Ma il mondo è fatto di bolle di sapone e di palline d'argento; l'importante è mescolarsi, fare "sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano".
Dalle avventure dell'irregolare Sebastiano - osserva Goffredo Fofi nella prefazione - si ricava netta una morale antifascista. Una morale "resistente", sempre valida per Ada, come testimoniano due volumi recenti: Pam, croak, ugh! Ada Gobetti giornalista di Emmanuela Banfo (Effedì) e Non siete soli (Colibrì), la raccolta degli scritti per il Giornale dei Genitori. "Fu per me una delle non poche ragioni di ammirazione per Ada il fatto che non si fosse lasciata schiacciare dal suo passato", scrisse Bobbio. E d'altra parte lei, prendendo congedo dal gallo Sebastiano, dice: "Ma la sua storia non è finita".
Saranno esplorate a Torino in una giornata a lei dedicata il prossimo 5 maggio, organizzata dal Centro Studi Piero Gobetti, seguendo uno dei fili che le tiene insieme: la scrittura. Una passione antica, che risale all'adolescenza ed è rinnovata - come racconta Elisiana Fratocchi in un saggio incluso nel recente Il pane e le rose. Scritture femminili della Resistenza (Bulzoni) - nei primi anni di guerra e in quelli di lotta clandestina (ne verrà il Diario partigiano, un grande classico edito da Einaudi).
Incoraggiata proprio da Croce, Ada è anche una straordinaria autrice per bambini: "Mi ha fatto piacere che Sebastiano le sia piaciuto e mi ha commossa che si sia presa tanta pena per lui", gli scrive Ada riconoscente nel gennaio del 1940. Fresca di stesura della Storia del gallo Sebastiano, appena tornata in libreria per le Edizioni di Storia e Letteratura. La vicenda è quella di un galletto venuto fuori da un uovo in esubero. L'uovo numero tredici di una covata solitamente di dodici, allungato, storto, strano. E lui pure è così: non somiglia agli altri; ogni suo movimento è un guaio, ogni gesto un disastro. Goffo, disordinato, distratto. Ma soprattutto, libero. Un po' Piero Gobetti e un po' suo figlio Paolo: un intemperante, uno che sacrifica tutto a un "indomabile spirito critico". Quando, alla scuola dei Vitelli, pretendono che sia Vitello anche lui, Sebastiano si sente smarrito, ma non rinuncia alla propria identità: "No, rispose il nostro eroe, che aveva per la verità un rispetto grandissimo. No, sono soltanto Sebastiano".
Se gli altri cantano, Sebastiano resta muto. Se gli altri marciano, resta fermo. Se gli altri vanno avanti, lui va indietro. Se gli altri alzano la zampa destra, lui alza la sinistra.
L'autrice gioca al romanzo di formazione a rovescio: il galletto si sforza di essere come tutti, di camminare al passo, ma niente, finisce per ritrovarsi solo, maltrattato dai Vitelli, respinto dai Conigli, picchiato dai Caproni, inseguito dai Porcelli. Solo una farfallina azzurra, con un filo di voce sottilissima, lo incoraggia: "T'hanno respinto, t'hanno beffato, / t'han con minacce mandato via... / ma qui avrà fine tua sorte ria! / Non ripensare ai guai sofferti: solleva il guardo nei cieli aperti". Sebastiano si rianima, e accetta la solitudine come una sfida. Cammina fiero per il mondo; incrocia una piazza immensa in cui è radunata "una quantità enorme di polli d'ogni genere, ma tutti in posizioni innaturali e penose"; si imbatte in gente che vuole ridurlo in schiavitù e costringerlo a camminare con gli stivalini da generale. Fra ramarri presuntuosi e cani San Bernardo con la pelliccia da alta montagna e l'anima da fondo valle, tra volpi troppo furbe e oche sofisticate, Ada Gobetti inquadra un'intera società. Malata di conformismo. E di paura. Il vecchio Calisto, sul finale, indica a Sebastiano due modi opposti di stare al mondo: come bolle di sapone - "ottime, simpatiche creature, a vederle dal di fuori, ma dentro, in fondo, non hanno nulla" - o come palline d'argento. "Son vere, son forti, non han bisogno di difendersi contro tutti gli urti. Li cercano anzi". Ma il mondo è fatto di bolle di sapone e di palline d'argento; l'importante è mescolarsi, fare "sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano".
Dalle avventure dell'irregolare Sebastiano - osserva Goffredo Fofi nella prefazione - si ricava netta una morale antifascista. Una morale "resistente", sempre valida per Ada, come testimoniano due volumi recenti: Pam, croak, ugh! Ada Gobetti giornalista di Emmanuela Banfo (Effedì) e Non siete soli (Colibrì), la raccolta degli scritti per il Giornale dei Genitori. "Fu per me una delle non poche ragioni di ammirazione per Ada il fatto che non si fosse lasciata schiacciare dal suo passato", scrisse Bobbio. E d'altra parte lei, prendendo congedo dal gallo Sebastiano, dice: "Ma la sua storia non è finita".