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(ansa)

Italia-Ucraina troppo vicine

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Il guaio non è (come pare evidente) che Zelenskij somigli a Casaleggio senza gli associati. È che Roma e Kiev siano molto meno dissimili di quel che si possa pensare
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Ivan Bakanov è il Casaleggio di Vladimir Zelenskij, il comico che domenica è stato eletto presidente dell'Ucraina. Ne produce gli show e secondo alcune fonti ne rappresenterebbe l'interfaccia con gli oligarchi che sperano di riportare Kiev nell'orbita di Mosca. 

Intervistato ieri da Rosalba Castelletti, su questo giornale, ha tenuto a precisare che la vicenda di "servitore del popolo" nulla ha a che fare col Movimento Cinque Stelle: "La nostra strategia è molto semplice. Riguarda la gente ed è fatta per la gente. I vecchi politici sottovalutano i cittadini. Pensano che continueranno a credere alle loro bugie, ma oggi basta uno smartphone per smascherarle. La diffusione delle informazioni è veloce. Basta pubblicare un video sui social e, se sarai onesto, arriverà a chiunque. Il nostro primo obiettivo è stato essere onesti. I rivali di Vladimir hanno cercato di screditarlo, ma la gente lo conosce".&nb…
Ivan Bakanov è il Casaleggio di Vladimir Zelenskij, il comico che domenica è stato eletto presidente dell'Ucraina. Ne produce gli show e secondo alcune fonti ne rappresenterebbe l'interfaccia con gli oligarchi che sperano di riportare Kiev nell'orbita di Mosca. 

Intervistato ieri da Rosalba Castelletti, su questo giornale, ha tenuto a precisare che la vicenda di "servitore del popolo" nulla ha a che fare col Movimento Cinque Stelle: "La nostra strategia è molto semplice. Riguarda la gente ed è fatta per la gente. I vecchi politici sottovalutano i cittadini. Pensano che continueranno a credere alle loro bugie, ma oggi basta uno smartphone per smascherarle. La diffusione delle informazioni è veloce. Basta pubblicare un video sui social e, se sarai onesto, arriverà a chiunque. Il nostro primo obiettivo è stato essere onesti. I rivali di Vladimir hanno cercato di screditarlo, ma la gente lo conosce". 

Onestà, rete, gentismo, vittimismo, possibili legami con la Russia putiniana che sostiene anche concretamente fior di partiti in giro per l'Europa allo scopo di far saltare l'Ue: fossi in Grillo chiederei la Siae. E, conoscendolo, non è detto che non lo faccia. Ma c'è un altro dato che accomuna la vicenda ucraina alle nostre, ed è la democrazia acerba che, sola, ma si può leggere anche con la "o" aperta, sottende a queste fughe in avanti. 

Il comico che diventa politico non è infatti una novità: in Brasile fu eletto deputato il clown Tiririca, Al Franken del Saturday Night Live divenne senatore negli Usa, l'imitatore Bhagwant Mann entrò alla Camera in India. Ma solo in tre casi un cabarettista è arrivato nei pressi del soglio più importante (quattro, contando Giuseppe Conte che cita Astàin invece di Einstein, come ieri): Grillo, seppur per interposto premier, appunto Zelenskij e Michel Gérard Joseph Colucci in arte Coluche.

Nel 1981, in uno dei periodi più bui della Francia, Coluche decise di concorrere per la presidenza. Raccolse l'appoggio di diversi intellettuali, arrivò al 16 per cento nei sondaggi, si ritirò dopo l'assassinio con movente passionale - ma lui credeva fosse politico - del suo collaboratore René Gorlin, e invitò a votare Mitterrand. Quattro anni dopo avrebbe incrociato Beppe Grillo sul set del film Scemo di Guerra, fornendogli probabilmente un primo spunto per l'azienda-partito che fondò poi, ma intanto era già stato riassorbito dagli anticorpi democratici di un Paese che aveva, e pare abbia ancora, la forza di farsi popolo, e non populismo, nei momenti più complessi della propria Storia. Lo stesso Paese in cui il bancarottiere Bernard Tapie, proprietario di una squadra di calcio, produttore cinematografico, ex socialista, uno a cui insomma mancavano solo le cene eleganti, non finì all'Eliseo ma a La Santé.

Il guaio, dunque, non è (come pare evidente) che Zelenskij somigli a Casaleggio senza gli associati. È che l'Italia e l'Ucraina siano molto meno dissimili di quel che si possa pensare. Del resto pure noi non abbiamo mai fatto i conti con la dittatura, e manco abbiamo la scusa che è finita da molto meno tempo.