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(ansa)

Il brutto film di Alitalia

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Un pericoloso incrocio autostrade-Aeroporti. E un sequel da incubo con un finale scontato: pagheranno i cittadini
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C’è un video di qualche mese fa che gira in rete. Era da poco crollato a Genova il viadotto Morandi, e lì è immortalato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli con aria sconsolata sotto un pilone scarnificato dell’autostrada Roma L’Aquila. «Se mi doveste chiedere qual è l’infrastruttura che più mi preoccupa e non mi fa dormire la notte, è questa», dice. Non riusciva a dormire, il ministro, al punto da disporre immediate ispezioni ai viadotti delle A24 e A25, che rappresentavano, sottolineò, «una delle più gravi eredità dei governi precedenti», stigmatizzando anche gli aumenti tariffari astronomici che anno dopo anno piovevano sulle spalle degli automobilisti.

Non dormiva, Toninelli. Dormirà invece fra due guanciali adesso, che il gruppo Toto, lo stesso concessionario dell’Autostrada dei Parchi, così si chiama l’arteria di quei pilastri sca…
C’è un video di qualche mese fa che gira in rete. Era da poco crollato a Genova il viadotto Morandi, e lì è immortalato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli con aria sconsolata sotto un pilone scarnificato dell’autostrada Roma L’Aquila. «Se mi doveste chiedere qual è l’infrastruttura che più mi preoccupa e non mi fa dormire la notte, è questa», dice. Non riusciva a dormire, il ministro, al punto da disporre immediate ispezioni ai viadotti delle A24 e A25, che rappresentavano, sottolineò, «una delle più gravi eredità dei governi precedenti», stigmatizzando anche gli aumenti tariffari astronomici che anno dopo anno piovevano sulle spalle degli automobilisti.

Non dormiva, Toninelli. Dormirà invece fra due guanciali adesso, che il gruppo Toto, lo stesso concessionario dell’Autostrada dei Parchi, così si chiama l’arteria di quei pilastri scarnificati esibiti come un trofeo nel video, prova a entrare nell’azionariato di Alitalia togliendo un bel po’ di castagne dal fuoco al governo del medesimo Toninelli?

Certo, chi avesse visto quel video faticherebbe davvero a capire che cosa sta accadendo. Cioè che si sta per proiettare il sequel di un vecchio film dell’orrore intitolato Piano Fenice. E che come sempre accade, il sequel è anche peggiore dell’originale. La trama non è poi nemmeno tanto diversa, salvo qualche non trascurabile dettaglio. Allora il presunto salvataggio di Alitalia orchestrato da Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni politiche fu il coniglio che il Cavaliere tirò fuori dal cappello per battere un centrosinistra già in disarmo.

Ora per il Movimento 5 stelle è l’illusione di recuperare qualche decimale per non soccombere sotto la prevedibile valanga salviniana alle Europee di fine maggio. Allora Berlusconi chiamò a raccolta quelli che definì patrioti, ma che in realtà accorsero perché non potevano farne a meno. Accanto a nomi come Colaninno, Caltagirone, Ligresti, Benetton e Tronchetti Provera spuntarono la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che in quel momento era in società con la società statale Sviluppo Italia per un affare turistico, nonché l’azienda che aveva appena venduto allo Stato la Vitrociset, ditta strategica per il controllo radar del traffico aereo. E anche ora accorrono al capezzale della morente compagnia di bandiera soggetti che non ne possono fare a meno. Ecco quindi, accanto alle Ferrovie, spuntare il gruppo Toto: fosse davvero un film, si potrebbe definire il classico ritorno sul luogo del delitto.

Nel 2008 insieme a Alitalia i patrioti vennero chiamati a salvare nei fatti anche l’AirOne del medesimo gruppo Toto. Che proprio nell’oro non nuotava. Le tracce di quella fusione insulsa consumata con la regia dell’allora banchiere Corrado Passera non sono mai del tutto scomparse: ancora si possono vedere sulle piste di Fiumicino alcuni aerei della compagnia di bandiera che vestono la vecchia livrea dell’AirOne. Ma ora c’è di più, che il salvataggio di un marginale business aeronautico.

In gioco, è lecito sospettarlo, c’è il salvataggio delle concessioni autostradali finite nel mirino del governo. Lo stesso sospetto che i maligni avevano agitato quando era stata ventilata la partecipazione al Piano Felice 2 nientemeno che del gruppo Atlantia che fa capo alla famiglia Benetton per cui Toninelli avrebbe avviato la revoca delle concessioni autostradali dopo la sciagura di Genova. Il gioco è semplice: tu dai una cosa a me, io do una cosa a te. Non si è sempre fatto così, forse, da che mondo è mondo? Peccato soltanto che a pagare come sempre siano i contribuenti: la prima puntata di quel film dell’orrore costò agli italiani fino a 8 miliardi. A parte le ovvie considerazioni di ordine morale sullo scambio di favori: che forse in questo caso proprio secondarie non dovrebbero essere. Vero, ministro Toninelli?