Le parole che vogliamo dalla sinistra
Guido Crainz , di GUIDO CRAINZIl Pd deve mettere in campo energie, intelligenze e passioni capaci di ridare un'anima al riformismo italiano
È diventato difficile seguire da vicino lo scomposto implodere del governo nel succedersi di incompetenze e scelte demagogiche, pulsioni di destra e imperizie, irresponsabilità in campo economico e falsificazioni. Accompagnate dall'insofferenza per regole e vincoli costituzionali, e dall'occupazione spartitoria di ogni anfratto del potere (anche senza evocare qui le indagini giudiziarie). Altro che governo del cambiamento, c'è da chiedersi se la compagine giallo-verde non sia una desolante "autobiografia della nazione", o di una parte di essa. Di quel che la nazione è diventata negli ultimi decenni: dall'affondare del sistema dei partiti all'irrompere di una destra smoderata tenuta a freno sin lì dal moderatismo cattolico; dal crollo dell'illusionismo berlusconiano alle difficoltà della transizione che allora si aprì, e sino al rapido implodere della stagione di Renzi. La "rivelazione" non &eg…
È diventato difficile seguire da vicino lo scomposto implodere del governo nel succedersi di incompetenze e scelte demagogiche, pulsioni di destra e imperizie, irresponsabilità in campo economico e falsificazioni. Accompagnate dall'insofferenza per regole e vincoli costituzionali, e dall'occupazione spartitoria di ogni anfratto del potere (anche senza evocare qui le indagini giudiziarie). Altro che governo del cambiamento, c'è da chiedersi se la compagine giallo-verde non sia una desolante "autobiografia della nazione", o di una parte di essa. Di quel che la nazione è diventata negli ultimi decenni: dall'affondare del sistema dei partiti all'irrompere di una destra smoderata tenuta a freno sin lì dal moderatismo cattolico; dal crollo dell'illusionismo berlusconiano alle difficoltà della transizione che allora si aprì, e sino al rapido implodere della stagione di Renzi. La "rivelazione" non è data solo dall'assenza di una vera classe dirigente ma da un impazzire delle bussole in cui trovano alimento le più radicate pulsioni di destra del Paese. E come nella commedia di Ionesco un numero crescente di persone sembra assumere le sembianze dei rinoceronti che hanno invaso la città.
Per molti versi l'affondare senza gloria del Movimento Cinque Stelle e della sua urlata proposta di rinnovamento rischia di aprire nuove voragini. Quella parte del Paese che vi aveva creduto non sarà illuminata sulla via di Damasco per il crollo delle illusioni: sarà sempre più esposta alle pulsioni del rancore e del qualunquismo rabbioso. E il compito di una sinistra riformatrice non sarà solo "conquistare voti" ma riconquistare i cittadini alla fiducia nella democrazia. Se così è, il Pd sembra debole su tutti i terreni. È in difficoltà nel contrastare il governo con proposte alternative e chiare, ed è in difficoltà - ben al di là della vicenda umbra - per l'incapacità di rinnovare in modo radicale il proprio modo di essere. "Cambiare la politica e cambiare il Pd" era stato l'impegno iniziale di Renzi e contribuì non poco ai suoi primi successi: fu fatto il contrario, con quel che ne seguì. Eppure quel compito appare da tempo necessario e urgente: qualcuno ricorda il preoccupante panorama del partito che era emerso dall'indagine su Roma coordinata da Fabrizio Barca? Avrebbe dovuto estendersi anche ad altre realtà, quell'indagine, ma non è avvenuto.
Su un ultimo e decisivo terreno, infine, il Pd è chiamato a misurarsi. La grande partecipazione alle primarie, mossa dalla volontà di fare argine alle derive, ha appannato per un attimo i limiti del percorso precedente. Si era dissolto infatti per via l'impegno ad avviare una discussione programmatica di ampio respiro: non se ne trovavano grandi tracce nelle mozioni congressuali che si contrapponevano e si giustapponevano senza accendere un vero confronto. Quasi non fossimo nel vivo di una crisi radicale del mondo occidentale, delle sue forme di democrazia e del sistema di welfare che le ha sorrette. E come se sullo scenario italiano non incombesse da tempo l'aggravarsi di questioni antiche, dal Mezzogiorno al lavoro. Si pensi anche al grande nodo dell'Europa: quali sono le ragioni della crisi attuale? Quali vie percorrere per invertire la rotta? Questioni ineludibili, come si vede, e c'è solo da sperare che siano riprese con forza mettendo in campo energie, intelligenze e passioni capaci di ridare un'anima al riformismo italiano.
Per molti versi l'affondare senza gloria del Movimento Cinque Stelle e della sua urlata proposta di rinnovamento rischia di aprire nuove voragini. Quella parte del Paese che vi aveva creduto non sarà illuminata sulla via di Damasco per il crollo delle illusioni: sarà sempre più esposta alle pulsioni del rancore e del qualunquismo rabbioso. E il compito di una sinistra riformatrice non sarà solo "conquistare voti" ma riconquistare i cittadini alla fiducia nella democrazia. Se così è, il Pd sembra debole su tutti i terreni. È in difficoltà nel contrastare il governo con proposte alternative e chiare, ed è in difficoltà - ben al di là della vicenda umbra - per l'incapacità di rinnovare in modo radicale il proprio modo di essere. "Cambiare la politica e cambiare il Pd" era stato l'impegno iniziale di Renzi e contribuì non poco ai suoi primi successi: fu fatto il contrario, con quel che ne seguì. Eppure quel compito appare da tempo necessario e urgente: qualcuno ricorda il preoccupante panorama del partito che era emerso dall'indagine su Roma coordinata da Fabrizio Barca? Avrebbe dovuto estendersi anche ad altre realtà, quell'indagine, ma non è avvenuto.
Su un ultimo e decisivo terreno, infine, il Pd è chiamato a misurarsi. La grande partecipazione alle primarie, mossa dalla volontà di fare argine alle derive, ha appannato per un attimo i limiti del percorso precedente. Si era dissolto infatti per via l'impegno ad avviare una discussione programmatica di ampio respiro: non se ne trovavano grandi tracce nelle mozioni congressuali che si contrapponevano e si giustapponevano senza accendere un vero confronto. Quasi non fossimo nel vivo di una crisi radicale del mondo occidentale, delle sue forme di democrazia e del sistema di welfare che le ha sorrette. E come se sullo scenario italiano non incombesse da tempo l'aggravarsi di questioni antiche, dal Mezzogiorno al lavoro. Si pensi anche al grande nodo dell'Europa: quali sono le ragioni della crisi attuale? Quali vie percorrere per invertire la rotta? Questioni ineludibili, come si vede, e c'è solo da sperare che siano riprese con forza mettendo in campo energie, intelligenze e passioni capaci di ridare un'anima al riformismo italiano.