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Caso Regeni, la vergogna di quell’aula

La richiesta di verità per Giulio ha il sorriso beffardo di una menzogna e l'eco della Camera deserta
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Prendete un nome. Giulio Regeni, 28 anni, cittadino italiano torturato e assassinato al Cairo tra il primo e il due febbraio 2016 da uomini degli apparati di sicurezza del regime egiziano.

Ora prendete un Paese. Il nostro. Il paese di Giulio. E un suo ramo del Parlamento. La Camera dei Deputati, 630 eletti a suffragio universale. E una data, lunedì 29 aprile. E un ordine del giorno: "Istituzione commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni".

Ora mandate a mente, per non dimenticarlo mai, finché non avrete pace, questo numero: 19. I deputati presenti in aula. Otto del Pd, due di Leu, cinque dei 5S, due della Lega e due di Fi. Per il governo, il solo sottosegretario Manlio Di Stefano.

Ora sapete che "Giulio siamo noi" e noi non siamo loro. Ora sapete perché la richiesta di verità per Giulio ha il sorriso beffardo di una menzogna e l'eco di un'aula deserta.
Prendete un nome. Giulio Regeni, 28 anni, cittadino italiano torturato e assassinato al Cairo tra il primo e il due febbraio 2016 da uomini degli apparati di sicurezza del regime egiziano.

Ora prendete un Paese. Il nostro. Il paese di Giulio. E un suo ramo del Parlamento. La Camera dei Deputati, 630 eletti a suffragio universale. E una data, lunedì 29 aprile. E un ordine del giorno: "Istituzione commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni".

Ora mandate a mente, per non dimenticarlo mai, finché non avrete pace, questo numero: 19. I deputati presenti in aula. Otto del Pd, due di Leu, cinque dei 5S, due della Lega e due di Fi. Per il governo, il solo sottosegretario Manlio Di Stefano.

Ora sapete che "Giulio siamo noi" e noi non siamo loro. Ora sapete perché la richiesta di verità per Giulio ha il sorriso beffardo di una menzogna e l'eco di un'aula deserta.