✕

Predappio tv, la sagra nera

Ascolta l'audio

Il grottesco servizio del Tg regionale emiliano entra di diritto nel palinsesto che piace al ministro dell’Interno
2 minuti di lettura
C’erano forse tanti modi di raccontare in tv l’ennesima adunata dei fascio-nostalgici a Predappio — non è affatto facile, alla sessantaduesima replica — ma trattarla come la sagra dello gnocco fritto era certamente quello sbagliato. E invece è quello che purtroppo è capitato al Tg regionale della rossa Emilia, che nell’anniversario della morte di Benito Mussolini ha pensato bene di mandare in onda uno di quei servizi che nel gergo dei giornali vengono chiamati “di colore”, roba leggera di solito riservata alle gare di bungee jumping o ai campionati di caccia alla zanzara.

Così il cronista, come si fa in questi casi, ha mostrato con diligente precisione lo scenario dell’avvenimento, «la tomba del duce riaperta straordinariamente per permettere di visitare la cripta», quasi una chicca per amatori. Ha intervistato un tizio dell’associazione “Arditi d’Italia” (i fanti incursori…
C’erano forse tanti modi di raccontare in tv l’ennesima adunata dei fascio-nostalgici a Predappio — non è affatto facile, alla sessantaduesima replica — ma trattarla come la sagra dello gnocco fritto era certamente quello sbagliato. E invece è quello che purtroppo è capitato al Tg regionale della rossa Emilia, che nell’anniversario della morte di Benito Mussolini ha pensato bene di mandare in onda uno di quei servizi che nel gergo dei giornali vengono chiamati “di colore”, roba leggera di solito riservata alle gare di bungee jumping o ai campionati di caccia alla zanzara.

Così il cronista, come si fa in questi casi, ha mostrato con diligente precisione lo scenario dell’avvenimento, «la tomba del duce riaperta straordinariamente per permettere di visitare la cripta», quasi una chicca per amatori. Ha intervistato un tizio dell’associazione “Arditi d’Italia” (i fanti incursori prediletti da Mussolini), per fargli dire che «lui è stato il più grande uomo storico che abbiamo avuto in Italia».

Poi, dopo aver porto il microfono alla nipote del duce, Edda Negri Mussolini, a una attempata signora col basco nero che enfaticamente spiegava la differenza tra “nostalgici” e “fedeli” e a una novantenne già ausiliaria nella Repubblica Sociale, ci ha mostrato quei duecento in camicia nera, fez, berretti della Folgore e aquile dorate sul petto che sotto i labari bruni si schieravano in quadrato e allo stentoreo grido «Camerata Benito Mussolini!» rispondevano in coro «Presente!».

Quindi ha pensato bene di chiudere il servizio con l’analisi politica di un camerata pelato che distingueva tra «la democrazia anarchica» della nostra Repubblica, «che ha portato dissoluzione», e quella «organica, che porta ordine e disciplina, quella che Mussolini chiamò fascismo, quella che vogliamo noi».

E tutto questo con l’asettica neutralità di un cronista sportivo che sonda gli umori della curva sud, o di un inviato a Cannes che registra i pareri dei critici sull’ultimo film di Tarantino. Come se non stesse raccontando — tre giorni dopo la festa della Liberazione — i deliri ammuffiti di una comitiva di nostalgici, nonostante tutti orgogliosi di credersi, di sentirsi e di dichiararsi fascisti.

E già l’imbarazzo della conduttrice, che presentando questo singolarissimo servizio avvertiva i telespettatori — come facevano una volta le “signorine buonasera” diventando improvvisamente serie quando dovevano annunciare un film scabroso — che «da questa giornata è emersa una visione della storia distorta» ci segnalava che qualcuno si era accorto del pasticcio, ma non era riuscito a rimediare, forse sperando che nel clima gitarolo dell’ultima domenica di aprile questo servizio “di colore” colorato di nero passasse inosservato.

Ma non è andata così. Non poteva andare così. E il balletto di dissociazioni dei vertici Rai, e dei loro sponsor pentastellati riduce ma non cancella la giusta inquietudine di quegli italiani per i quali l’antifascismo non è un vecchio totem con lo scalpo del nemico ma il fragile scrigno che custodisce quella democrazia e quella libertà che il dittatore di Predappio cancellò per un ventennio.

Un servizio del telegiornale è solo un servizio del telegiornale, certo, ma se uno mette in fila il ministro dell’Interno che ordina ai suoi di disertare la festa del 25 aprile, la messinscena a piazzale Loreto con lo striscione «Onore a Mussolini» e il progressivo sdoganamento del saluto romano, del lessico truce e del razzismo latente non può fare a meno di domandarsi se sia ancora valida quella legge del 1952 che punisce per apologia del fascismo (con il carcere fino a due anni) «chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Magari in qualche “decreto semplificazione” l’hanno abolita, mettendola in mezzo alle leggine inutili, e si sono dimenticati di avvertirci.