Un supplizio lungo 23 giorni
Natalia Aspesi , di NATALIA ASPESIVerso le elezioni europee, informazioni allarmanti e contrastanti sul voto per la Ue: noi poveri cittadini rischiamo di non capirci più nulla
Quanti giorni mancano? Ventitré, e non se ne può più da mesi, cioè da quando il nuovo governo ha pensato che era meglio ripiombare in una nuova campagna elettorale, andata così bene il 4 marzo 2018, piuttosto che governare: il che si era prospettato subito troppo difficile e forse, per i suoi inassociabili componenti, impossibile.
E noi popolo senza sovranità, noi gente qualsiasi, noi odiosi radical chic, noi individui senza volto, noi cittadini demoralizzati, noi élite ridicolizzata, noi italiani dimenticati, siamo soprattutto quelli cui batte il cuore nella confusione del momento, quelli che hanno paura ogni giorno di più, che forse si stanno rassegnando. Arrivano finalmente queste famose elezioni europee che affrontiamo talmente oberati da informazioni allarmanti e contrastanti da non saperne più niente sino a, forse, scegliere di scansarle per indifferenza o pregiudizio. Con la nostra misera, incerta e poco convinta c…
E noi popolo senza sovranità, noi gente qualsiasi, noi odiosi radical chic, noi individui senza volto, noi cittadini demoralizzati, noi élite ridicolizzata, noi italiani dimenticati, siamo soprattutto quelli cui batte il cuore nella confusione del momento, quelli che hanno paura ogni giorno di più, che forse si stanno rassegnando. Arrivano finalmente queste famose elezioni europee che affrontiamo talmente oberati da informazioni allarmanti e contrastanti da non saperne più niente sino a, forse, scegliere di scansarle per indifferenza o pregiudizio. Con la nostra misera, incerta e poco convinta c…
Quanti giorni mancano? Ventitré, e non se ne può più da mesi, cioè da quando il nuovo governo ha pensato che era meglio ripiombare in una nuova campagna elettorale, andata così bene il 4 marzo 2018, piuttosto che governare: il che si era prospettato subito troppo difficile e forse, per i suoi inassociabili componenti, impossibile.
E noi popolo senza sovranità, noi gente qualsiasi, noi odiosi radical chic, noi individui senza volto, noi cittadini demoralizzati, noi élite ridicolizzata, noi italiani dimenticati, siamo soprattutto quelli cui batte il cuore nella confusione del momento, quelli che hanno paura ogni giorno di più, che forse si stanno rassegnando. Arrivano finalmente queste famose elezioni europee che affrontiamo talmente oberati da informazioni allarmanti e contrastanti da non saperne più niente sino a, forse, scegliere di scansarle per indifferenza o pregiudizio. Con la nostra misera, incerta e poco convinta crocetta su un pezzo di carta, il 26 maggio provocheremo la minacciata apocalisse per l'Italia o addirittura per l'Europa? Oppure l'Europa se la caverà e noi un po' meno? O i risultati ci costringeranno a nuove elezioni come è normale da noi che abbiamo sempre privilegiato governi brevissimi anche se spesso uguali? O l'Europa andrà per conto suo e noi per conto nostro, cioè nell'abisso?
Di solito in politica esistono un governo e un'opposizione, e se non ti piace il governo voti l'opposizione. Ma si dà il caso sorprendente che questa volta l'opposizione se la fa al suo interno il governo stesso, quindi concentrando tutta l'attenzione italica o addirittura europea su di sé. Almeno questa è la sensazione che dà l'informazione più pasticciona ma purtroppo più seguita, quella televisiva, interessata esclusivamente al thriller o horror o fantasy dei bisticci tra i due leader di governo, soli protagonisti della tragicommedia all'italiana, con colpi di scena sempre più mosci e forse sempre più pericolosi.
Ammesso poi che noi spaventati si cerchi dove appigliarsi per queste indecifrabili elezioni, sere fa da Lilli Gruber tre ospiti importanti, forse sfiancati dal parlare come sempre e solamente del duo di governo, si son detti, beh adesso parliamo di Zingaretti! Poi si son messi a ridere, rispettosamente: non sapevano che dire, anche perché non si è più abituati al discorso politico pur semplificato, ma solo al pettegolezzo, alle previsioni oracolanti, agli slogan, in questo caso più brevi di un tweet. Infatti lo scontro che conta è tra il giallo e il verde, inesorabilmente intrecciati in Italia ma divisi alle elezioni europee, il povero rosso, già sbiadito dai suoi stessi rappresentanti, è ormai altra cosa, fuori. E qui bisogna capire se davvero la sinistra stia dormendo, o semplicemente non sia più interessante per l'informazione che ha scelto un altro linguaggio troppo semplificato tanto da essere criptico.
Per un sussulto della memoria democratica, sempre su La7, si è scovato finalmente un personaggio da opposizione cui si è data la parola: quel simpatico Federico Pizzarotti ex grillino e sindaco di Parma, che ha parlato come capolista dell'ennesimo partito, "Italia in Comune" che insieme alla Bonino di "Più Europa", va alle elezioni con i liberaldemocratici europei. Contro questo governo ma ovvio anche contro il Pd. Domanda: e se non raggiungete il 4% e quindi siete esclusi? Risposta: pazienza. Meglio esclusi che mai, appunto, con il centrosinistra. Ma poi per intuire altri disastri basta guardare il sorprendente Facebook: i suoi tanti utenti di sinistra attaccano ovviamente e facilmente i proclami vuoi facinorosi vuoi dilettanteschi di un esecutivo imbarazzante.
Ma detestano soprattutto il Pd e tutti i suoi rappresentanti, da Zingaretti a, ovviamente, il nemico pubblico numero 1, Renzi (oggi un po' meno dopo averlo massacrato). Come se queste persone avessero perduto ogni capacità di incantamento, e chiunque si senta superiore e più degno. Quindi disprezzo e sgridate: perché non abbastanza di sinistra o comunque di sinistra sbagliata, lontana da quello che la sinistra dovrebbe essere, dire e fare secondo l'ideologia e le "ricette" di ognuno di questi democratici sapienti e brontolanti, che ne hanno una a testa.
E noi popolo senza sovranità, noi gente qualsiasi, noi odiosi radical chic, noi individui senza volto, noi cittadini demoralizzati, noi élite ridicolizzata, noi italiani dimenticati, siamo soprattutto quelli cui batte il cuore nella confusione del momento, quelli che hanno paura ogni giorno di più, che forse si stanno rassegnando. Arrivano finalmente queste famose elezioni europee che affrontiamo talmente oberati da informazioni allarmanti e contrastanti da non saperne più niente sino a, forse, scegliere di scansarle per indifferenza o pregiudizio. Con la nostra misera, incerta e poco convinta crocetta su un pezzo di carta, il 26 maggio provocheremo la minacciata apocalisse per l'Italia o addirittura per l'Europa? Oppure l'Europa se la caverà e noi un po' meno? O i risultati ci costringeranno a nuove elezioni come è normale da noi che abbiamo sempre privilegiato governi brevissimi anche se spesso uguali? O l'Europa andrà per conto suo e noi per conto nostro, cioè nell'abisso?
Di solito in politica esistono un governo e un'opposizione, e se non ti piace il governo voti l'opposizione. Ma si dà il caso sorprendente che questa volta l'opposizione se la fa al suo interno il governo stesso, quindi concentrando tutta l'attenzione italica o addirittura europea su di sé. Almeno questa è la sensazione che dà l'informazione più pasticciona ma purtroppo più seguita, quella televisiva, interessata esclusivamente al thriller o horror o fantasy dei bisticci tra i due leader di governo, soli protagonisti della tragicommedia all'italiana, con colpi di scena sempre più mosci e forse sempre più pericolosi.
Ammesso poi che noi spaventati si cerchi dove appigliarsi per queste indecifrabili elezioni, sere fa da Lilli Gruber tre ospiti importanti, forse sfiancati dal parlare come sempre e solamente del duo di governo, si son detti, beh adesso parliamo di Zingaretti! Poi si son messi a ridere, rispettosamente: non sapevano che dire, anche perché non si è più abituati al discorso politico pur semplificato, ma solo al pettegolezzo, alle previsioni oracolanti, agli slogan, in questo caso più brevi di un tweet. Infatti lo scontro che conta è tra il giallo e il verde, inesorabilmente intrecciati in Italia ma divisi alle elezioni europee, il povero rosso, già sbiadito dai suoi stessi rappresentanti, è ormai altra cosa, fuori. E qui bisogna capire se davvero la sinistra stia dormendo, o semplicemente non sia più interessante per l'informazione che ha scelto un altro linguaggio troppo semplificato tanto da essere criptico.
Per un sussulto della memoria democratica, sempre su La7, si è scovato finalmente un personaggio da opposizione cui si è data la parola: quel simpatico Federico Pizzarotti ex grillino e sindaco di Parma, che ha parlato come capolista dell'ennesimo partito, "Italia in Comune" che insieme alla Bonino di "Più Europa", va alle elezioni con i liberaldemocratici europei. Contro questo governo ma ovvio anche contro il Pd. Domanda: e se non raggiungete il 4% e quindi siete esclusi? Risposta: pazienza. Meglio esclusi che mai, appunto, con il centrosinistra. Ma poi per intuire altri disastri basta guardare il sorprendente Facebook: i suoi tanti utenti di sinistra attaccano ovviamente e facilmente i proclami vuoi facinorosi vuoi dilettanteschi di un esecutivo imbarazzante.
Ma detestano soprattutto il Pd e tutti i suoi rappresentanti, da Zingaretti a, ovviamente, il nemico pubblico numero 1, Renzi (oggi un po' meno dopo averlo massacrato). Come se queste persone avessero perduto ogni capacità di incantamento, e chiunque si senta superiore e più degno. Quindi disprezzo e sgridate: perché non abbastanza di sinistra o comunque di sinistra sbagliata, lontana da quello che la sinistra dovrebbe essere, dire e fare secondo l'ideologia e le "ricette" di ognuno di questi democratici sapienti e brontolanti, che ne hanno una a testa.