La notte della seconda Repubblica
Michela Murgia , di MICHELA MURGIAChe cosa si nasconde dietro lo scandalo Marrazzo? E in quale
contesto di interessi prende corpo il metodo Boffo? Concita De Gregorio
sceglie la forma narrativa per immergersi negli abissi della recente storia italiana
La risposta uccide la domanda. Ogni volta che mi sono trovata davanti a un giornalista ho sempre tenuto a mente questa frase che mi disse qualche anno fa Giorgio Pisano, scomparso decano del giornalismo sardo e leggendario autore di interviste difficili. «Sono duelli all’ultimo sangue e se è vero che chi domanda comanda, è altrettanto esatto che chi sa rispondere può seppellire». Basta leggere poche pagine di un testo qualunque di Concita De Gregorio per capire che questo non vale sempre, non per tutti. Davanti al suo modo di forzare i confini tra il detto e l’indicibile ci si rende conto in fretta di avere a che fare con qualcuno che appartiene alla sparuta tribù giornalistica che ha il dono (è un dono?) di fare domande difficili da uccidere. Quando le sue questioni più precise hanno trovato il punto fermo di una risposta le abbiamo lette in un articolo di giornale, da dove spesso hanno brillato metalliche. Ma le doman…
La risposta uccide la domanda. Ogni volta che mi sono trovata davanti a un giornalista ho sempre tenuto a mente questa frase che mi disse qualche anno fa Giorgio Pisano, scomparso decano del giornalismo sardo e leggendario autore di interviste difficili. «Sono duelli all’ultimo sangue e se è vero che chi domanda comanda, è altrettanto esatto che chi sa rispondere può seppellire». Basta leggere poche pagine di un testo qualunque di Concita De Gregorio per capire che questo non vale sempre, non per tutti. Davanti al suo modo di forzare i confini tra il detto e l’indicibile ci si rende conto in fretta di avere a che fare con qualcuno che appartiene alla sparuta tribù giornalistica che ha il dono (è un dono?) di fare domande difficili da uccidere. Quando le sue questioni più precise hanno trovato il punto fermo di una risposta le abbiamo lette in un articolo di giornale, da dove spesso hanno brillato metalliche. Ma le domande più ampie e profonde, quelle che resistono meglio delle altre alla replica puntuta, difficilmente troveranno mai posto su un quotidiano. È più probabile, se sai come farglielo fare, che diventino invece romanzi, i soli campi di battaglia dove i punti interrogativi si possono permettere di contare più dei punti fermi.
Mi pare sia proprio questa la natura del romanzo Nella notte, fresco di stampa per Feltrinelli, perché sin dalla prima pagina appare evidente che si varca la soglia di un mondo dove moltissime domande non vinte altrove hanno finalmente trovato casa.
Non c’è nemmeno un nome vero nella storia di Nora D., signorina di provincia laureata in scienze politiche che accetta di diventare assistente in un misterioso “centro studi” dove si raccolgono informazioni sui potenti e si pratica il ricatto da dossieraggio come tattica politica. Nomi non ne servono, del resto, perché tutto è familiare a chiunque abbia assistito alle vicende pubbliche e private della politica italiana nel tempo rapidissimo e infinito compresso tra il 2009 e il 2013. De Gregorio giornalista questo lo ha fatto da una posizione d’osservazione privilegiata, se privilegio è quello di guardare nell’abisso dei segreti della Repubblica e decidere quanto del suo buio può diventare inchiostro e quanto del suo silenzio può diventare notizia. Persone, situazioni, il prima e il dopo i tramonti e le albe delle carriere più evidenti, la giostra dei poteri e delle impotenze, il vero nome delle cose; ogni vicenda in queste pagine appare riconoscibile nella sua storicità e allo stesso tempo paradigmatica, come se in un paese immobilizzato le cose potessero accadere solo riaccadendo uguali a sé stesse, mai risolte o capite.
De Gregorio giornalista poteva porre domande dirette mentre faceva investigazione politica e probabilmente è proprio quello che ha fatto. Avrà chiesto e si sarà chiesta chi c’era davvero dietro allo scandalo Marrazzo e quali soggetti avevano a guadagnare a far dimettere l’allora presidente della Regione Lazio. Si sarà domandata e avrà domandato in quale contesto di interessi e rapporti di forza venne applicato il cosiddetto metodo Boffo, l’allora direttore di Avvenire fatto oggetto di una campagna stampa denigratoria così deliberata da battezzare per sempre la pratica col suo nome. Avrà di sicuro cercato di capire perché un’elezione alla Presidenza della Repubblica, che sembrava cosa fatta al tramonto, nel tempo di un sonno fu invece dirottata in tutt’altra direzione, sorprendendo i presunti protagonisti e svegliando un paese-mosca intrappolato nella tela di un aracnide notturno.
Le risposte ricevute dalla De Gregorio giornalista però non devono essere state sufficientemente esaustive da togliere il respiro a queste domande. Per farlo ci voleva la De Gregorio scrittrice, che attraverso lo sguardo di Nora — idealista senza essere naive — porta gli occhi del lettore su tutti i visi che compongono la trama di questo romanzo, una galleria di orrori dove perdersi sembra così facile che più d’uno di certo lo avrà fatto. Nora però in quegli incontri non ci si perde. Ha accanto il migliore dei deterrenti possibili, una donna di nome Alice che è il suo alter ego oscuro e ambiguo, l’amica geniale del tempo del liceo durante il quale, bellissima e vitale, potenzialmente poteva tutto e che in effetti — come un’Alice nel paese dove nessuno si meraviglia più di nulla — è proprio di tutto che si rivelerà capace.
Colpiscono soprattutto due cose in questo romanzo e la prima è la lingua cesellatissima, semplice come solo le cose ben sofisticate possono permettersi di essere. De Gregorio sa unire la sintesi della cronista all’evocazione metaforica della scrittrice matura, sempre esatta, senza più nulla da dimostrare oltre al senso che porge. La seconda sono gli inserti esplicativi posti in forma dialogica tra le due amiche, con illuminanti spiegazioni sul funzionamento della comunicazione all’era dei social media, sul complottismo e sul senso della ricerca della verità in un tempo tutto soggettivo, in cui ciascuno vuole la propria e se non la trova se la costruisce. Neppure Nora trova la verità che rende liberi. La salvezza, se esiste, passa per le relazioni autentiche, i soli spazi dove la verità può dirsi senza far male e può negarsi senza diventare menzogna. Per tutti gli altri vale la maledizione che nel libro si ripete più volte: chi si ostina a cercare la verità merita il castigo di trovare la peggiore possibile.
Mi pare sia proprio questa la natura del romanzo Nella notte, fresco di stampa per Feltrinelli, perché sin dalla prima pagina appare evidente che si varca la soglia di un mondo dove moltissime domande non vinte altrove hanno finalmente trovato casa.
Non c’è nemmeno un nome vero nella storia di Nora D., signorina di provincia laureata in scienze politiche che accetta di diventare assistente in un misterioso “centro studi” dove si raccolgono informazioni sui potenti e si pratica il ricatto da dossieraggio come tattica politica. Nomi non ne servono, del resto, perché tutto è familiare a chiunque abbia assistito alle vicende pubbliche e private della politica italiana nel tempo rapidissimo e infinito compresso tra il 2009 e il 2013. De Gregorio giornalista questo lo ha fatto da una posizione d’osservazione privilegiata, se privilegio è quello di guardare nell’abisso dei segreti della Repubblica e decidere quanto del suo buio può diventare inchiostro e quanto del suo silenzio può diventare notizia. Persone, situazioni, il prima e il dopo i tramonti e le albe delle carriere più evidenti, la giostra dei poteri e delle impotenze, il vero nome delle cose; ogni vicenda in queste pagine appare riconoscibile nella sua storicità e allo stesso tempo paradigmatica, come se in un paese immobilizzato le cose potessero accadere solo riaccadendo uguali a sé stesse, mai risolte o capite.
De Gregorio giornalista poteva porre domande dirette mentre faceva investigazione politica e probabilmente è proprio quello che ha fatto. Avrà chiesto e si sarà chiesta chi c’era davvero dietro allo scandalo Marrazzo e quali soggetti avevano a guadagnare a far dimettere l’allora presidente della Regione Lazio. Si sarà domandata e avrà domandato in quale contesto di interessi e rapporti di forza venne applicato il cosiddetto metodo Boffo, l’allora direttore di Avvenire fatto oggetto di una campagna stampa denigratoria così deliberata da battezzare per sempre la pratica col suo nome. Avrà di sicuro cercato di capire perché un’elezione alla Presidenza della Repubblica, che sembrava cosa fatta al tramonto, nel tempo di un sonno fu invece dirottata in tutt’altra direzione, sorprendendo i presunti protagonisti e svegliando un paese-mosca intrappolato nella tela di un aracnide notturno.
Le risposte ricevute dalla De Gregorio giornalista però non devono essere state sufficientemente esaustive da togliere il respiro a queste domande. Per farlo ci voleva la De Gregorio scrittrice, che attraverso lo sguardo di Nora — idealista senza essere naive — porta gli occhi del lettore su tutti i visi che compongono la trama di questo romanzo, una galleria di orrori dove perdersi sembra così facile che più d’uno di certo lo avrà fatto. Nora però in quegli incontri non ci si perde. Ha accanto il migliore dei deterrenti possibili, una donna di nome Alice che è il suo alter ego oscuro e ambiguo, l’amica geniale del tempo del liceo durante il quale, bellissima e vitale, potenzialmente poteva tutto e che in effetti — come un’Alice nel paese dove nessuno si meraviglia più di nulla — è proprio di tutto che si rivelerà capace.
Colpiscono soprattutto due cose in questo romanzo e la prima è la lingua cesellatissima, semplice come solo le cose ben sofisticate possono permettersi di essere. De Gregorio sa unire la sintesi della cronista all’evocazione metaforica della scrittrice matura, sempre esatta, senza più nulla da dimostrare oltre al senso che porge. La seconda sono gli inserti esplicativi posti in forma dialogica tra le due amiche, con illuminanti spiegazioni sul funzionamento della comunicazione all’era dei social media, sul complottismo e sul senso della ricerca della verità in un tempo tutto soggettivo, in cui ciascuno vuole la propria e se non la trova se la costruisce. Neppure Nora trova la verità che rende liberi. La salvezza, se esiste, passa per le relazioni autentiche, i soli spazi dove la verità può dirsi senza far male e può negarsi senza diventare menzogna. Per tutti gli altri vale la maledizione che nel libro si ripete più volte: chi si ostina a cercare la verità merita il castigo di trovare la peggiore possibile.