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(afp)

Al voto ignorando Greta

La politica e la cultura ambientale non possono essere affidate a un'adolescente, dalle sue mani l'Ue dovrà raccogliere il testimone. Ci auguriamo che lo faccia
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Greta Thunberg con la sua mantellina gialla è divenuta un'icona e la sua immagine ha girato il mondo, le sue parole sono degne. Un'adolescente ha richiamato a doveri essenziali politici, uomini con alte responsabilità nel governo del clima del pianeta e noi tutti che avremmo il dovere morale, ancora prima che civile, di lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo meno ingrato di quello che c'è toccato vivere. 

Alle soglie delle elezioni europee, sarebbe ipocrita dire che l'emergenza per il clima sia al centro delle preoccupazioni dei governanti, siano essi italiani o europei. Il vecchio continente non ha certo il peso politico ed economico di Stati Uniti d'America, Cina e India: questi Paesi hanno enormi responsabilità nell'emergenza climatica, per innumerevoli ragioni che non val neppure la pena sfiorare. Ma l'Europa ha grandi responsabilità culturali perché essa è, per secolari tradizioni, es…
Greta Thunberg con la sua mantellina gialla è divenuta un'icona e la sua immagine ha girato il mondo, le sue parole sono degne. Un'adolescente ha richiamato a doveri essenziali politici, uomini con alte responsabilità nel governo del clima del pianeta e noi tutti che avremmo il dovere morale, ancora prima che civile, di lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo meno ingrato di quello che c'è toccato vivere. 

Alle soglie delle elezioni europee, sarebbe ipocrita dire che l'emergenza per il clima sia al centro delle preoccupazioni dei governanti, siano essi italiani o europei. Il vecchio continente non ha certo il peso politico ed economico di Stati Uniti d'America, Cina e India: questi Paesi hanno enormi responsabilità nell'emergenza climatica, per innumerevoli ragioni che non val neppure la pena sfiorare. Ma l'Europa ha grandi responsabilità culturali perché essa è, per secolari tradizioni, espressione di saperi che non possono essere dimenticati: non sarà certo un caso che Greta sia nata in Svezia - un Paese con le più attente politiche per l'ambiente - , che il suo appello ai governanti del pianeta Fridays For Future sia stato scritto in questo Paese.

L'emergenza per il clima è un cappio al collo anche per l'Europa e per la piccola Italia al centro del Mediterraneo: bisogna con forza dire che anche penisola e isole nel corso di pochi decenni rischiano un disastro da cui non ci sarà ritorno. La legge 225/92 è solo un pannicello caldo e non è certo in condizioni di frenare lo stato strisciante d'emergenza. Ci vuole ben altro per risalire la corrente dell'emergenza per il clima e ciò non sarà possibile fino a quando questo "gliommero", avrebbe detto Gadda, non diviene un prioritario obiettivo politico, capace di coinvolgere competenze specialistiche e un'organizzazione capillare che parta dalla nazione per stringere accordi che siano europei e planetari. 

Il nostro Paese ha tutte le competenze per affrontare il problema, ma ai cavalli (scienziati, istituti di ricerca, organizzazioni a questi fini proposti) è necessario dare la biada perché possano galoppare. Questo non è avvenuto perché i governi che si sono succeduti, siano di destra o di sinistra, hanno palesemente trascurato queste tematiche. E uso il plurale non a caso perché nel nostro Paese l'emergenza climatica è strettamente legata ad altri problemi che investono la sopravvivenza del nostro patrimonio culturale nella sua accezione più ampia: il Belpaese è nella sua interezza una lampada di Aladino, basta sfiorarla ed escono meraviglie di ogni genere ed esse vanno protette e tutelate.

Provo a fare un focus per spiegarmi: a Venezia nel 2018 l'acqua alta è salita a 156 centimetri, bastava un po' di più e la Serenissima sarebbe affondata; il Vesuvio è assediato da abitati e discariche a cielo aperto: ma è un vulcano che può domani scatenare una tempesta di fuoco e lapilli come accadde a Ercolano e Pompei nel 79 d.C. e nel 1631. 

I geologi, vox clamantis in deserto, ricordano che i fiumi abbandonati a se stessi procurano distruzione e morte e l'Appennino è una sequenza di smottamenti e frane. Con danni economici assai rilevanti. Questi pochi casi ricordati non sono che un piccolo tassello del problema dell'emergenza climatica: essi sono l'uno all'altro interconnessi. Tutti siamo a rischio e una politica ecologica, nel senso che ho provato a spiegare, dovrebbe essere al centro della nuova Europa i cui rappresentanti andremo a eleggere. La politica e la cultura ambientale non possono essere affidate a Greta, dalle sue mani l'Ue dovrà raccogliere il testimone. Ci auguriamo che lo faccia.