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Il decreto spazza-diritti

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Ordine e sicurezza pubblica: con l'introduzione del testo si compirebbero scelte strumentali, palesemente incostituzionali e gravemente lesive dei diritti fondamentali
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È stato annunciato un nuovo decreto legge in materia di "ordine e sicurezza pubblica". Il testo, iniziato a circolare ancor prima dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, ha un chiaro sapore elettorale. Ancora una volta non sono note le ragioni di urgenza che potrebbero legittimare la procedura, ma quel che è più grave è che con l'introduzione del decreto si compirebbero scelte strumentali, palesemente incostituzionali e gravemente lesive dei diritti fondamentali. 

Già con i "pacchetti sicurezza" degli anni 2008-2009 varati dal Popolo della Libertà con la Lega, l'Italia sembrò aver cambiato pelle: il tema della sicurezza, facendo presa sulla paura e insofferenza della gente, era diventato la priorità del nuovo governo, favorendo, come oggi, sentimenti di odio e intolleranza. 

Ma oggi, se possibile, con quest'altro "decreto spazza-diritti", si profila qualcosa…
È stato annunciato un nuovo decreto legge in materia di "ordine e sicurezza pubblica". Il testo, iniziato a circolare ancor prima dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, ha un chiaro sapore elettorale. Ancora una volta non sono note le ragioni di urgenza che potrebbero legittimare la procedura, ma quel che è più grave è che con l'introduzione del decreto si compirebbero scelte strumentali, palesemente incostituzionali e gravemente lesive dei diritti fondamentali. 

Già con i "pacchetti sicurezza" degli anni 2008-2009 varati dal Popolo della Libertà con la Lega, l'Italia sembrò aver cambiato pelle: il tema della sicurezza, facendo presa sulla paura e insofferenza della gente, era diventato la priorità del nuovo governo, favorendo, come oggi, sentimenti di odio e intolleranza. 

Ma oggi, se possibile, con quest'altro "decreto spazza-diritti", si profila qualcosa di peggio: si insiste sulla declamata politica dei "porti chiusi" (in sé impraticabile se non in presenza di gravi e specifici rischi per la sicurezza e l'ordine pubblico dello Stato di approdo) e, in base al concetto di "soccorso illegale" (una definizione illogica e lessicalmente contraddittoria, che avrebbe senso giuridico solo in caso di provato accordo criminale tra le Ong e i trafficanti di migranti), si arriva a prevedere assurde sanzioni pecuniarie al solo scopo di paralizzare l'azione di soccorso dei migranti che coraggiosamente continuano a svolgere le poche organizzazioni non governative ancora in grado di operare in un Mediterraneo sempre più plumbeo.

Si ignora, in tal modo, che proprio sulla base di precisi obblighi internazionali (oltre che di doveri etico-sociali), quelle navi cercano lodevolmente di soccorrere coloro che rischiano la propria vita per sfuggire a guerre e a disperanti condizioni di vita. 

Ci troviamo di fronte, invece, a un progetto di norma che sembra prevedere un divieto di salvataggio con conseguente accettazione del rischio di un maggior numero di morti per annegamento: forse l'anticamera per analoghe sanzioni a carico di chi ospita o sfama gli stranieri anche sulla terraferma?

Viene attribuita alle Procure distrettuali la competenza per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: una scelta irragionevole che accentua la centralizzazione del pubblico ministero e sembra scommettere su una sorta di maggiore prevedibilità di decisioni conformi allo spirito di tempi così bui.

Limitando le competenze del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti alle sole finalità di sicurezza della navigazione e di protezione dell'ambiente marino si realizza un'anomala concentrazione di poteri in capo al ministro dell'Interno, turbando gravemente i delicati equilibri istituzionali che presidiano le competenze statuali in materia di difesa e sicurezza.

Nella stessa scia si pone la scelta di commissariare il ministero della Giustizia, prevedendo l'istituzione di un commissario straordinario nominato su proposta del ministro dell'Interno per gestire l'assunzione a termine di 800 persone destinate alla notifica delle migliaia di sentenze oggi ineseguite per la nota carenza di personale amministrativo, in particolare nelle Corti di appello. 

Un problema reale, ma sfruttato politicamente per alimentare paure e soffiare sul fuoco dell'insicurezza collettiva. Per di più violando le prerogative costituzionali del ministro della Giustizia e sostituendosi ai poteri di organizzazione degli uffici giudiziari spettanti ai loro dirigenti, talvolta dimentichi che prima di invocare nuove risorse, avrebbero il dovere di dimostrare che quelle disponibili sono state utilizzate al meglio. 

È auspicabile che il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro della Giustizia, entrambi avvocati, così come tutti i componenti del Governo, sappiano respingere questa ennesima deriva populista che si presta a plurime censure di incostituzionalità, privilegiando il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, la divisione dei poteri e il riparto di competenze nell'ambito dell'Esecutivo.