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Punire Fazio, il nemico della Rai sovranista

Il prossimo obiettivo sarà la libertà di dissenso degli umili. L’importante è fornire agli arrabbiati una versione contemporanea della gogna, o, se preferite, dell’olio di ricino
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Anche in televisione è finita la pacchia. Il sismografo della Rai è così sensibile da registrare lo spostamento dei rapporti di forza in anticipo sulle elezioni. E allora zac, castrazione chimica per Fabio Fazio.
Tre puntate in meno, meglio metterci Vespa, cioè un galleggiatore buono anche per la prossima stagione.

Colpiscono il bersaglio ricco (Fazio ha un contratto plurimilionario), e quindi lo colpiscono nel suo punto debole, certi di riscuotere così il plauso del grande pubblico ignaro del fatto che il prossimo obiettivo sarà la libertà di dissenso degli umili. Chi volete che difenda il plurimilionario? Nessuno dei suoi colleghi, né quelli della Rai né quelli delle tv private - che anziché due milioni ne percepiscono uno, o mezzo, o 250 mila- ha osato levare una voce in sua difesa. Prevale forse l’invidia (guadagnava troppo)? Oppure prevale il sollievo, perché il meccanismo di sistematica intimidaz…
Anche in televisione è finita la pacchia. Il sismografo della Rai è così sensibile da registrare lo spostamento dei rapporti di forza in anticipo sulle elezioni. E allora zac, castrazione chimica per Fabio Fazio.
Tre puntate in meno, meglio metterci Vespa, cioè un galleggiatore buono anche per la prossima stagione.

Colpiscono il bersaglio ricco (Fazio ha un contratto plurimilionario), e quindi lo colpiscono nel suo punto debole, certi di riscuotere così il plauso del grande pubblico ignaro del fatto che il prossimo obiettivo sarà la libertà di dissenso degli umili. Chi volete che difenda il plurimilionario? Nessuno dei suoi colleghi, né quelli della Rai né quelli delle tv private - che anziché due milioni ne percepiscono uno, o mezzo, o 250 mila- ha osato levare una voce in sua difesa. Prevale forse l’invidia (guadagnava troppo)? Oppure prevale il sollievo, perché il meccanismo di sistematica intimidazione allestito contro Fabio Fazio facendo leva sulla pubblicità dei suoi elevati compensi, risparmia invece loro, i suoi colleghi pagati solo un po’ meno. Loro che si contendono ogni sera Matteo Salvini come ospite d’onore, vincitore annunciato della gara a chi la spara più grossa, primattore di un palcoscenico mediatico in cui gli altri son destinati a fare solo tappezzeria.

Ieri sera il vicepremier che ha giocato con Fazio come il gatto con il topo, tormentandolo sistematicamente tra le risate dei pecoroni, ha avuto la faccia tosta di sostenere che il suo partito vince «senza grandi amici nelle stanze che contano, con i giornaloni contro». Come se non avesse ai suoi piedi il caravanserraglio dei talk. Come se Berlusconi (salvo poi pentirsene), non gli avesse appaltato di fatto i programmi d’informazione delle sue tv. Come se la radio della Confindustria non trasmettesse ogni sera due ore di greve propaganda leghista travestita da zanzara ribelle. Il nuovo conformismo che si accanisce con vigliaccheria sul “politicamente corretto” impersonato bene o male, non importa, da Fazio, ha ereditato l’antica idiosincrasia della destra per i benestanti che sposano le idee dei progressisti. Se stai bene, difendi la tua roba restandotene zitto. Nessuno accuserà il riccone di destra, neanche quando finge di rappresentare il popolo. E se i continui cambi d’abito del vanitoso Capitano costano molto più di un Rolex, nessuno andrà a fargli i conti in tasca.

L’importante è fornire agli arrabbiati una versione contemporanea della gogna, o, se preferite, dell’olio di ricino. Ieri Facebook ha chiuso 23 siti italiani con 2,4 milioni di seguaci, nei quali si confezionavano false notizie contro Roberto Saviano, Laura Boldrini e le altre icone progressiste additate al pubblico ludibrio. Ma sempre ieri, per dire, ho sentito Giorgia Meloni accusarmi in tv, alla trasmissione di Lucia Annunziata, di simpatie per la mafia nigeriana. Sul serio. Da giorni hanno messo in circolazione un filmato grossolanamente tagliato a metà, nel quale mi fanno dire che io sarei contrario a insediare centri d’accoglienza per i rom ai Parioli. Siamo tutti pagati da Soros, traditori della patria, megafoni del “verbo immigrazionista”. Ora colpiscono Fazio, per educarne cento. E poco importa se la fiction che prenderà il suo posto su Rai1 l’anno prossimo costerà il triplo di “Che tempo che fa”. Se ci caschiamo, perché guadagna troppo, prepariamoci a diventare i prossimi bersagli.