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(reuters)

Banche, l’Italia sta stretta a Unicredit

Le sinergie tra istituti di credito di Paesi diversi sono sempre molto difficili, come dimostrano le reazioni tedesche
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È più che plausibile che Unicredit stia studiando il dossier Commerzbank. Ed è naturale anche che al momento la banca italiana - ma che a quanto pare vorrebbe essere meno italiana - si affidi a una smentita che in realtà smentisce poco.

Se nelle prossime settimane o mesi Unicredit deciderà di entrare davvero in campo e di presentare un'offerta per la zoppicante banca tedesca si vedrà. Intanto, però, dalle sue mosse e dalle reazioni che stanno suscitando, si possono trarre almeno due conclusioni.

La prima è che l'Italia sta evidentemente stretta a Unicredit, anche per ragioni facilmente comprensibili: da quando Jean Pierre Mustier è arrivato al comando del gruppo e raccogliendo 13 miliardi di aumento di capitale, la banca ha scelto di cedere molte attività - dai fondi Pioneer alla maggioranza di Fineco - e adesso si trova alle prese con una situazione non facile. Come continuerà a fare profitti se ri…
È più che plausibile che Unicredit stia studiando il dossier Commerzbank. Ed è naturale anche che al momento la banca italiana - ma che a quanto pare vorrebbe essere meno italiana - si affidi a una smentita che in realtà smentisce poco.

Se nelle prossime settimane o mesi Unicredit deciderà di entrare davvero in campo e di presentare un'offerta per la zoppicante banca tedesca si vedrà. Intanto, però, dalle sue mosse e dalle reazioni che stanno suscitando, si possono trarre almeno due conclusioni.

La prima è che l'Italia sta evidentemente stretta a Unicredit, anche per ragioni facilmente comprensibili: da quando Jean Pierre Mustier è arrivato al comando del gruppo e raccogliendo 13 miliardi di aumento di capitale, la banca ha scelto di cedere molte attività - dai fondi Pioneer alla maggioranza di Fineco - e adesso si trova alle prese con una situazione non facile. Come continuerà a fare profitti se rimane concentrata prevalentemente in Italia e si muoverà soprattutto sull'attività bancaria classica, che in un'epoca di tassi bassi non dà certo grandi soddisfazioni? È anche per questo che Unicredit appare quasi obbligata a guardarsi attorno, anche fuori dai nostri confini.

Appena si prova a guardare fuori dai confini, però, bisogna fare i conti con il secondo fenomeno evidente in questi giorni e decisamente poco incoraggiante. Si dice spesso, tra i banchieri, che le fusioni tra istituti di Paesi diversi sono complesse anche perché non è facile né immediato trovare quelle sinergie che giustificano l'operazione: detto in soldoni se una banca compra un concorrente che ha molte filiali a poche strade di distanza dalle sue fa presto a chiudere le agenzie in eccesso e a risparmiare sulle spese; se quelle filiali sono in altre città o addirittura in un altro Paese il taglio dei costi è più difficoltoso.

È di sicuro un dato da tenere presente, ma proprio le reazioni che si registrano anche in queste ore in Germania, e che sembrano accomunare sindacati di Commerzbank e governo, dimostrano che forse l'ostacolo più grande è la diffidenza nei confronti dello straniero; specie se quello straniero ha il passaporto italiano. Non a caso nelle scorse settimane Berlino ha cercato di spingere contro ogni logica la fusione tra i due grandi malati del credito tedesco, Deutsche Bank e Commerzbank, fino a doversi arrendere e rinunciare a un'operazione che non aveva alcuna possibilità di successo sul mercato.

Dunque, se le banche italiane vogliono andare oltreconfine sappiano che ci sono muri difficili da superare, di sicuro più alti di quelli posti a suo tempo dall'Italia all'ingresso di banche straniere. Sarà anche questo un tema da considerare quando si pensa a un'idea diversa di Europa.