Spoilerfobia. Vi scongiuro non svelatemi il finale
Alessio Balbi , Alessio BalbiQuanti trucchi per non sapere come va a finire "Il trono di spade"
Ciao. Siamo quelli che da ventiquattr'ore guardano tutti con sospetto. Quelli che hanno spento le notifiche di WhatsApp e staccato i social. Quelli che nel bel mezzo di una conversazione si allontanano urlando con le mani sulle orecchie: "Nonononono...".
No, non siamo pazzi. Vorremmo solo evitare di incappare per disgrazia in qualche rivelazione sul finale della serie tv che ha monopolizzato il nostro tempo libero e le nostre conversazioni negli ultimi otto anni.
Sì, d'accordo, siamo pazzi. Ma abbiamo delle attenuanti.
Ai tempi di Rischiatutto o della Piovra, la tv come fenomeno di massa era un fatto collettivo: tutti davanti allo schermo alla stessa ora, che poi era proprio quella in cui non potevi avere niente di meglio da fare, e non ci sarebbero state repliche. Se la mattina dopo non sapevi su cosa fosse caduta la signora Longari, o che il commissario Cattani era morto, era solo colpa tua. Anzi lo spoiler era un favore: in Caro diario (1993) è Na…
No, non siamo pazzi. Vorremmo solo evitare di incappare per disgrazia in qualche rivelazione sul finale della serie tv che ha monopolizzato il nostro tempo libero e le nostre conversazioni negli ultimi otto anni.
Sì, d'accordo, siamo pazzi. Ma abbiamo delle attenuanti.
Ai tempi di Rischiatutto o della Piovra, la tv come fenomeno di massa era un fatto collettivo: tutti davanti allo schermo alla stessa ora, che poi era proprio quella in cui non potevi avere niente di meglio da fare, e non ci sarebbero state repliche. Se la mattina dopo non sapevi su cosa fosse caduta la signora Longari, o che il commissario Cattani era morto, era solo colpa tua. Anzi lo spoiler era un favore: in Caro diario (1993) è Na…
Ciao. Siamo quelli che da ventiquattr'ore guardano tutti con sospetto. Quelli che hanno spento le notifiche di WhatsApp e staccato i social. Quelli che nel bel mezzo di una conversazione si allontanano urlando con le mani sulle orecchie: "Nonononono...".
No, non siamo pazzi. Vorremmo solo evitare di incappare per disgrazia in qualche rivelazione sul finale della serie tv che ha monopolizzato il nostro tempo libero e le nostre conversazioni negli ultimi otto anni.
Sì, d'accordo, siamo pazzi. Ma abbiamo delle attenuanti.
Ai tempi di Rischiatutto o della Piovra, la tv come fenomeno di massa era un fatto collettivo: tutti davanti allo schermo alla stessa ora, che poi era proprio quella in cui non potevi avere niente di meglio da fare, e non ci sarebbero state repliche. Se la mattina dopo non sapevi su cosa fosse caduta la signora Longari, o che il commissario Cattani era morto, era solo colpa tua. Anzi lo spoiler era un favore: in Caro diario (1993) è Nanni Moretti a rincorrere una comitiva di americani su un vulcano per conoscere gli sviluppi di Beautiful prima che le puntate arrivino in Italia.
Ma adesso che l'episodio finale della serie tv più vista di tutti i tempi viene trasmesso in contemporanea mondiale alle 3 di notte (!), come si fa?
Sia detto senza infingimenti: sono da ammirare i benemeriti che in queste ore nascondono i tablet dentro i cassetti, camuffano le finestre di NowTv dietro a quelle di Excel e, aiutandosi con sottotitoli e auricolari, partecipano alla visione atomizzata di massa del Trono di spade in orario di ufficio.
Per chi non ha gli strumenti o il coraggio le alternative sono ben poche e di fatto si traducono nel medioevo tecnologico e nel deserto relazionale: sparire dai social, come si diceva, è d'obbligo. Le chat di gruppo sono bandite. Passare nei pressi di una tv o di una radio accese comporta rischi non calcolabili. I mezzi pubblici e i luoghi affollati vanno evitati assolutamente. Ecco, lo scenario ideale sarebbe quello del golpe: strade deserte e ben sorvegliate, internet bloccata, musica classica a reti unificate. In alternativa, indossare un paio di grandi cuffie sintonizzate sulla playlist "Rain Sounds" di Spotify (5 ore e 26 minuti di diuretici rumori di pioggia e tuoni in lontananza) può aiutare ad affrontare l'attesa in perfetto isolamento e con il giusto grado di pace interiore.
Ora scusate ma mi assento per un'ora e mezza. Non vedo l'ora di dire a tutti come va a finire.
No, non siamo pazzi. Vorremmo solo evitare di incappare per disgrazia in qualche rivelazione sul finale della serie tv che ha monopolizzato il nostro tempo libero e le nostre conversazioni negli ultimi otto anni.
Sì, d'accordo, siamo pazzi. Ma abbiamo delle attenuanti.
Ai tempi di Rischiatutto o della Piovra, la tv come fenomeno di massa era un fatto collettivo: tutti davanti allo schermo alla stessa ora, che poi era proprio quella in cui non potevi avere niente di meglio da fare, e non ci sarebbero state repliche. Se la mattina dopo non sapevi su cosa fosse caduta la signora Longari, o che il commissario Cattani era morto, era solo colpa tua. Anzi lo spoiler era un favore: in Caro diario (1993) è Nanni Moretti a rincorrere una comitiva di americani su un vulcano per conoscere gli sviluppi di Beautiful prima che le puntate arrivino in Italia.
Ma adesso che l'episodio finale della serie tv più vista di tutti i tempi viene trasmesso in contemporanea mondiale alle 3 di notte (!), come si fa?
Sia detto senza infingimenti: sono da ammirare i benemeriti che in queste ore nascondono i tablet dentro i cassetti, camuffano le finestre di NowTv dietro a quelle di Excel e, aiutandosi con sottotitoli e auricolari, partecipano alla visione atomizzata di massa del Trono di spade in orario di ufficio.
Per chi non ha gli strumenti o il coraggio le alternative sono ben poche e di fatto si traducono nel medioevo tecnologico e nel deserto relazionale: sparire dai social, come si diceva, è d'obbligo. Le chat di gruppo sono bandite. Passare nei pressi di una tv o di una radio accese comporta rischi non calcolabili. I mezzi pubblici e i luoghi affollati vanno evitati assolutamente. Ecco, lo scenario ideale sarebbe quello del golpe: strade deserte e ben sorvegliate, internet bloccata, musica classica a reti unificate. In alternativa, indossare un paio di grandi cuffie sintonizzate sulla playlist "Rain Sounds" di Spotify (5 ore e 26 minuti di diuretici rumori di pioggia e tuoni in lontananza) può aiutare ad affrontare l'attesa in perfetto isolamento e con il giusto grado di pace interiore.
Ora scusate ma mi assento per un'ora e mezza. Non vedo l'ora di dire a tutti come va a finire.