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Effetto voto, colpito Fazio

La domenica sera su Raiuno è il primo trofeo di guerra del vincitore delle Europee, Matteo Salvini. Fabio Fazio traslocherà su Raidue
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Il primo trofeo di guerra del vincitore delle Europee, Matteo Salvini, è la domenica sera di Raiuno. È da lì, da quello spazio festivo nel palinsesto della rete ammiraglia di viale Mazzini, che ieri è stato cortesemente allontanato Fabio Fazio, «il comunista col Rolex», come lo chiama il vicepremier nei suoi comizi. Traslocherà su Raidue, fa sapere l’azienda. Non è una cacciata, dunque, ma un trasferimento forzato, uno sgombero a passo di carica, annunciato con eloquente tempismo nel giorno del trionfo della Lega, e mentre ancora i seggi erano aperti per gli ultimi conteggi del voto per i sindaci. Raiuno può cancellare dai suoi programmi il talk show meno omogeneo allo storytelling gialloverde, e certo è un segno anche che sia toccato al più grillino dei direttori di rete, Carlo Freccero, il compito di organizzare un trasloco che esaudisce i desideri leghisti.

Naturalmente ci spiegheranno che è st…
Il primo trofeo di guerra del vincitore delle Europee, Matteo Salvini, è la domenica sera di Raiuno. È da lì, da quello spazio festivo nel palinsesto della rete ammiraglia di viale Mazzini, che ieri è stato cortesemente allontanato Fabio Fazio, «il comunista col Rolex», come lo chiama il vicepremier nei suoi comizi. Traslocherà su Raidue, fa sapere l’azienda. Non è una cacciata, dunque, ma un trasferimento forzato, uno sgombero a passo di carica, annunciato con eloquente tempismo nel giorno del trionfo della Lega, e mentre ancora i seggi erano aperti per gli ultimi conteggi del voto per i sindaci. Raiuno può cancellare dai suoi programmi il talk show meno omogeneo allo storytelling gialloverde, e certo è un segno anche che sia toccato al più grillino dei direttori di rete, Carlo Freccero, il compito di organizzare un trasloco che esaudisce i desideri leghisti.

Naturalmente ci spiegheranno che è stato tutto serenamente concordato, che il programma non è stato censurato ma solo spostato in una rete che gli si addice di più. Che in fondo per Fazio e per i suoi telespettatori non cambierà nulla. Ma l’amara verità è che ha vinto Salvini. L’ha spuntata lui, questa guerra personale contro un conduttore trasformato in nemico politico.

È una guerra cominciata cinque anni fa, quando il vicepremier — due mesi dopo aver conquistato il timone della Lega — attaccò Fazio e Littizzetto mentre salivano sul palco di Sanremo, «perché è scandaloso che per cinque sere di conduzione di un festival musicale due persone guadagnino quello che una persona normale non prende in una vita intera». Da quel giorno Fazio è diventato il suo bersaglio fisso, nel tiro a segno leghista contro la Rai renziana. Prima lo accusò di non invitarlo («Saremo costretti a occupare fisicamente lo studio»), poi ci andò con aria sostenuta e dovette pentirsene subito, perché la protesta contro l’ospitata negata si tramutò — col passaggio dall’opposizione al governo — nel rifiuto di concedere l’intervista. «Fazio mi ha invitato ma mi sono tolto la soddisfazione di dirgli “no, grazie, faccio altro”».

Lui che prima reclamava il suo spazio in prima serata, diventato ministro ha iniziato a sventolare gli inviti respinti come un bottino di caccia. Giurando che non ce l’aveva con il conduttore perché lo considerava un avversario, anzi «lo vorrei in onda anche a Natale e Capodanno perché più lui mi attacca più gli italiani votano Lega». No, il vicepremier trovava solo «immorale» il suo compenso: «Sopra il milione non ci si deve arrivare più, in Rai. E Fazio ne prende tre!». Dunque se lo voleva a Che tempo che fa bastava che lui si riducesse il compenso, «e io corro in ginocchio». Forse non sapremo mai se al capo della Lega davano più fastidio i velenosi sfottò di Maurizio Crozza (paragonabili solo a quelli che il comico riservava al suo bersaglio storico, Matteo Renzi) o lo spazio che la domenica sera trovavano sulla rete più seguita i personaggi che a lui stanno sul gozzo, da Roberto Saviano a Mimmo Lucano. L’unica cosa certa è che ieri sera, oltre al dimezzamento degli alleati grillini, Matteo Salvini ha portato a casa anche lo sfratto del conduttore che ama di meno, «quel comunista col Rolex che mi sta sulle palle».