L’ultima sconfitta di Netanyahu
Bernardo Valli , di BERNARDO VALLIPremiato dal voto, perdente e senza governo 50 giorni dopo: eppure non si arrende. E ora affronta le elezioni anticipate
Vincente, anzi trionfante, il 9 aprile scorso, Benjamin Netanyahu si è scoperto perdente la notte del 29 maggio, allo scadere del tempo concessogli per formare un governo. Non ce l'ha fatta. Non ha trovato abbastanza alleati per avere la maggioranza alla Knesset, il Parlamento di Gerusalemme.
È un avvenimento senza precedenti nella storia di Israele, anche perché investe, umilia, un leader che stava per superare David Ben Gurion, il fondatore della nazione, per il numero di anni vissuti come primo ministro. È inedito anche lo stretto intervallo tra due elezioni legislative. Il Paese ritornerà infatti alle urne il 17 settembre.
I quasi due mesi spesi in agitate consultazioni non sono bastati a Netanyahu per costruire una coalizione di almeno 61 deputati sui 120 della Knesset. Stando alle cronache dei giornali israeliani, sono state settimane ritmate da "minacce, tensioni, suppliche, promesse, bluff e menzogne". Quando a tarda ser…
È un avvenimento senza precedenti nella storia di Israele, anche perché investe, umilia, un leader che stava per superare David Ben Gurion, il fondatore della nazione, per il numero di anni vissuti come primo ministro. È inedito anche lo stretto intervallo tra due elezioni legislative. Il Paese ritornerà infatti alle urne il 17 settembre.
I quasi due mesi spesi in agitate consultazioni non sono bastati a Netanyahu per costruire una coalizione di almeno 61 deputati sui 120 della Knesset. Stando alle cronache dei giornali israeliani, sono state settimane ritmate da "minacce, tensioni, suppliche, promesse, bluff e menzogne". Quando a tarda ser…
Vincente, anzi trionfante, il 9 aprile scorso, Benjamin Netanyahu si è scoperto perdente la notte del 29 maggio, allo scadere del tempo concessogli per formare un governo. Non ce l'ha fatta. Non ha trovato abbastanza alleati per avere la maggioranza alla Knesset, il Parlamento di Gerusalemme.
È un avvenimento senza precedenti nella storia di Israele, anche perché investe, umilia, un leader che stava per superare David Ben Gurion, il fondatore della nazione, per il numero di anni vissuti come primo ministro. È inedito anche lo stretto intervallo tra due elezioni legislative. Il Paese ritornerà infatti alle urne il 17 settembre.
I quasi due mesi spesi in agitate consultazioni non sono bastati a Netanyahu per costruire una coalizione di almeno 61 deputati sui 120 della Knesset. Stando alle cronache dei giornali israeliani, sono state settimane ritmate da "minacce, tensioni, suppliche, promesse, bluff e menzogne". Quando a tarda sera è apparso alla televisione per riconoscere l'incapacità di trovare alleati sufficienti per poter dar vita a un nuovo esecutivo, Netanyahu mostrava evidenti segni di stanchezza e non ha nascosto la delusione. Né la collera.
Non gli è mancata l'energia per attaccare quelli che ritiene i responsabili del suo fallimento. In particolare Avigdor Lieberman, suo ex capo di gabinetto e, nel passato, ministro della Difesa e vice primo ministro nei suoi governi. Al vecchio alleato ha lanciato l'insulto più pesante per lui, uomo di destra: "Adesso Lieberman fa parte della sinistra". In realtà Lieberman è il capo del partito laico di destra Israel Beitenu ( Israele, Casa nostra), una formazione che raccoglie anzittutto immigrati russi. Il primo ministro non si è limitato a scaricare la collera sui traditori, si è affrettato ad annunciare che non ha l'intenzione di gettare la spugna, malgrado lo smacco subito per non avere trovato partiti disposti a governare con lui. Ha chiesto alla Knesset di autosciogliersi e 74 deputati hanno votato a favore, 45 contro. A metà settembre gli israeliani eleggeranno dunque un nuovo Parlamento.
Sono state ore frenetiche. Netanyahu ha agito di gran fretta per impedire al presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, che non è un amico benché appartenga allo stesso partito (Likud), di affidare, dopo il suo fallito tentativo, l'incarico di formare il governo al generale Benny Gantz, capo dell'alleanza blu-bianca, che il 9 aprile ha conquistato lo stesso numero di seggi del partito di Netanyahu. L'incarico a Gantz avrebbe probabilmente provocato la definitiva sconfitta di Netanyahu. Il quale, sciolto il Parlamento e nell'attesa del nuovo, resta primo ministro e con qualche mese davanti a sé per riconquistare terreno.
Netanyahu ha fatto di tutto, ha promesso quel che non può o non ha, per far rientrare i rifiuti di due partiti religiosi di solito disposti a concedere in Parlamento i loro voti in cambio di posti governativi, ma soprattutto di aiuti e privilegi concessi alle loro istituzioni e ai loro fedeli. Avigdor Lieberman questa volta ha impedito a Netanyahu di spuntarla alimentando lo scontro tra ultranazionalisti e ultraortodossi.
Ha soprattutto ribadito il rifiuto di ritirare una legge, già passata in prima lettura nel 2018, che annulla l'esenzione dal servizio militare dei religiosi (heredim). Il dibattito dura da decenni e gli ebrei ultraortodossi non rinunciano al loro compito di protettori della Torah, di difensori di un modo di vita e di pensiero conformi agli insegnamenti originali del giudaismo. La loro vocazione è di studiare i testi sacri .Il servizio militare implica una corruzione poiché espone i giovani ad altri modi di vita. Quindi lo rifiutano. Alla testa di un partito che conta molti militari, Lieberman respinge le concessioni agli ultraortodossi, assecondando l'opinione pubblica contraria ai privilegi di cui usufruiscono; blocca al tempo stesso la loro partecipazione al governo; e compromette la sua. Prima del 28 luglio, secondo l'Alta Corte di Giustizia, il governo dovrà comunque approvare una legge sulla coscrizione, altrimenti gli ultraortodossi dovranno fare come gli altri cittadini il servizio militare.
Negli ultimi giorni, nelle ultime ore Netanyahu si è mosso in tutte le direzioni: ha proposto persino dei ministeri a sei deputati dell'opposizione, eletti nelle liste blu-bianche del generale Benny Gantz.
Ma le risposte sono state brusche: non stiamo con chi è sul punto di essere incriminato per vari reati. Le tre inchieste della giustizia, che potrebbero concretizzarsi in processi per corruzione, non hanno favorito Netanyahu nelle ricerca di alleati. Nelle trattative è emerso il suo tentativo di garantirsi con una legge l'immunità come primo ministro. Ed è quindi apparso che il suo naturale interesse politico si confondesse con la preoccupazione di evitare le eventuali azioni giudiziarie. Questo ha aumentato la sua vulnerabilità. Ma non certo piegato la sua volontà. E la sua sorprendente agilità nell'azione.
È un avvenimento senza precedenti nella storia di Israele, anche perché investe, umilia, un leader che stava per superare David Ben Gurion, il fondatore della nazione, per il numero di anni vissuti come primo ministro. È inedito anche lo stretto intervallo tra due elezioni legislative. Il Paese ritornerà infatti alle urne il 17 settembre.
I quasi due mesi spesi in agitate consultazioni non sono bastati a Netanyahu per costruire una coalizione di almeno 61 deputati sui 120 della Knesset. Stando alle cronache dei giornali israeliani, sono state settimane ritmate da "minacce, tensioni, suppliche, promesse, bluff e menzogne". Quando a tarda sera è apparso alla televisione per riconoscere l'incapacità di trovare alleati sufficienti per poter dar vita a un nuovo esecutivo, Netanyahu mostrava evidenti segni di stanchezza e non ha nascosto la delusione. Né la collera.
Non gli è mancata l'energia per attaccare quelli che ritiene i responsabili del suo fallimento. In particolare Avigdor Lieberman, suo ex capo di gabinetto e, nel passato, ministro della Difesa e vice primo ministro nei suoi governi. Al vecchio alleato ha lanciato l'insulto più pesante per lui, uomo di destra: "Adesso Lieberman fa parte della sinistra". In realtà Lieberman è il capo del partito laico di destra Israel Beitenu ( Israele, Casa nostra), una formazione che raccoglie anzittutto immigrati russi. Il primo ministro non si è limitato a scaricare la collera sui traditori, si è affrettato ad annunciare che non ha l'intenzione di gettare la spugna, malgrado lo smacco subito per non avere trovato partiti disposti a governare con lui. Ha chiesto alla Knesset di autosciogliersi e 74 deputati hanno votato a favore, 45 contro. A metà settembre gli israeliani eleggeranno dunque un nuovo Parlamento.
Sono state ore frenetiche. Netanyahu ha agito di gran fretta per impedire al presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, che non è un amico benché appartenga allo stesso partito (Likud), di affidare, dopo il suo fallito tentativo, l'incarico di formare il governo al generale Benny Gantz, capo dell'alleanza blu-bianca, che il 9 aprile ha conquistato lo stesso numero di seggi del partito di Netanyahu. L'incarico a Gantz avrebbe probabilmente provocato la definitiva sconfitta di Netanyahu. Il quale, sciolto il Parlamento e nell'attesa del nuovo, resta primo ministro e con qualche mese davanti a sé per riconquistare terreno.
Netanyahu ha fatto di tutto, ha promesso quel che non può o non ha, per far rientrare i rifiuti di due partiti religiosi di solito disposti a concedere in Parlamento i loro voti in cambio di posti governativi, ma soprattutto di aiuti e privilegi concessi alle loro istituzioni e ai loro fedeli. Avigdor Lieberman questa volta ha impedito a Netanyahu di spuntarla alimentando lo scontro tra ultranazionalisti e ultraortodossi.
Ha soprattutto ribadito il rifiuto di ritirare una legge, già passata in prima lettura nel 2018, che annulla l'esenzione dal servizio militare dei religiosi (heredim). Il dibattito dura da decenni e gli ebrei ultraortodossi non rinunciano al loro compito di protettori della Torah, di difensori di un modo di vita e di pensiero conformi agli insegnamenti originali del giudaismo. La loro vocazione è di studiare i testi sacri .Il servizio militare implica una corruzione poiché espone i giovani ad altri modi di vita. Quindi lo rifiutano. Alla testa di un partito che conta molti militari, Lieberman respinge le concessioni agli ultraortodossi, assecondando l'opinione pubblica contraria ai privilegi di cui usufruiscono; blocca al tempo stesso la loro partecipazione al governo; e compromette la sua. Prima del 28 luglio, secondo l'Alta Corte di Giustizia, il governo dovrà comunque approvare una legge sulla coscrizione, altrimenti gli ultraortodossi dovranno fare come gli altri cittadini il servizio militare.
Negli ultimi giorni, nelle ultime ore Netanyahu si è mosso in tutte le direzioni: ha proposto persino dei ministeri a sei deputati dell'opposizione, eletti nelle liste blu-bianche del generale Benny Gantz.
Ma le risposte sono state brusche: non stiamo con chi è sul punto di essere incriminato per vari reati. Le tre inchieste della giustizia, che potrebbero concretizzarsi in processi per corruzione, non hanno favorito Netanyahu nelle ricerca di alleati. Nelle trattative è emerso il suo tentativo di garantirsi con una legge l'immunità come primo ministro. Ed è quindi apparso che il suo naturale interesse politico si confondesse con la preoccupazione di evitare le eventuali azioni giudiziarie. Questo ha aumentato la sua vulnerabilità. Ma non certo piegato la sua volontà. E la sua sorprendente agilità nell'azione.