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Doppie poltrone, che passione

Si tratta di un problema d'efficienza, oltre che di competenza: se fai troppi mestieri, quando ne sbrighi uno significa che in quel preciso istante stai trascurando gli altri tuoi mestieri
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Luigi Di Maio (con la fresca benedizione della piattaforma Rousseau) è capo politico del Movimento 5 Stelle; vicepresidente del Consiglio; ministro del Lavoro; ministro dello Sviluppo economico; deputato. Matteo Salvini è segretario federale della Lega; vicepresidente del Consiglio; ministro dell'Interno; senatore. Giuseppe Conte è presidente del Consiglio, nonché ministro per gli Affari europei, nonché autodelegato ai Servizi segreti. Nicola Zingaretti è segretario del Partito democratico e al contempo governatore del Lazio. Giorgia Meloni è presidente di Fratelli d'Italia; deputata; consigliera comunale a Roma. Come lei i parlamentari Roberto Giachetti (Pd) e Stefano Fassina (Leu). Mentre Stefano Parisi, perdente di successo in quota centrodestra, rimane consigliere comunale a Milano e consigliere regionale nel Lazio.

Da qui la sfida a una legge fisica, o meglio anatomica: giacché le poltrone sono innumerevoli, ma ogni…
Luigi Di Maio (con la fresca benedizione della piattaforma Rousseau) è capo politico del Movimento 5 Stelle; vicepresidente del Consiglio; ministro del Lavoro; ministro dello Sviluppo economico; deputato. Matteo Salvini è segretario federale della Lega; vicepresidente del Consiglio; ministro dell'Interno; senatore. Giuseppe Conte è presidente del Consiglio, nonché ministro per gli Affari europei, nonché autodelegato ai Servizi segreti. Nicola Zingaretti è segretario del Partito democratico e al contempo governatore del Lazio. Giorgia Meloni è presidente di Fratelli d'Italia; deputata; consigliera comunale a Roma. Come lei i parlamentari Roberto Giachetti (Pd) e Stefano Fassina (Leu). Mentre Stefano Parisi, perdente di successo in quota centrodestra, rimane consigliere comunale a Milano e consigliere regionale nel Lazio.

Da qui la sfida a una legge fisica, o meglio anatomica: giacché le poltrone sono innumerevoli, ma ogni individuo ha un solo deretano. Da qui un problema d'efficienza, oltre che di competenza: se fai troppi mestieri, quando ne sbrighi uno significa che in quel preciso istante stai trascurando gli altri tuoi mestieri. E del resto Leonardo da Vinci - che eccelleva in tutti i campi - non ha lasciato eredi. Da qui, infine, un problema etico e giuridico. Perché nell'arena politica, come nella vita economica, il cumulo degli incarichi forma un tappo all'affermazione dei migliori. E perché la concentrazione del comando è l'opposto rispetto alla separazione dei poteri, principio sul quale si regge ogni democrazia.

A presidiarlo, vige il regime delle incompatibilità parlamentari. Almeno sulla carta, che peraltro in Italia è molto antica: la prima legge organica risale al 1877, la disciplina attuale reca la data del 1953. Ma sta di fatto che in questo caso il giudice coincide con l'imputato: in omaggio all'autonomia del Parlamento, sono infatti i membri delle Giunte delle elezioni di Camera e Senato a pronunziarsi sulle incompatibilità dei loro colleghi. Sicché non si pronunziano, oppure emanano il verdetto all'ultimo minuto della legislatura, quando i buoi sono ormai scappati dalla stalla. E così - per dirne una - durante la XVI legislatura (2008-2013) il senatore Stancanelli rimase inchiodato al proprio seggio per tre anni e mezzo, benché fosse al tempo stesso sindaco di Catania, dunque incompatibile. E come lui i deputati Paroli, Armosino, Pepe e vari altri. 

Nella maggioranza dei casi, d'altronde, non c'è neanche bisogno di barare. Sono le stesse regole del gioco a permettere la doppia poltrona. Se sei un consigliere comunale, puoi svolgere contemporaneamente le funzioni di consigliere regionale. Se sei sindaco d'una cittadina con meno di 15 mila abitanti, puoi essere altresì parlamentare. Idem se fai l'assessore o il consigliere comunale, quale che sia la popolazione del comune. Idem se ricopri il ruolo di ministro, e al contempo sei stato eletto in Parlamento. Risultato: stando ai dati di Openpolis, sono 130 i politici italiani con il doppio passaporto di consigliere comunale o regionale. E 155 i parlamentari con incarichi politici locali. Mentre al governo siedono in 11 fra deputati e senatori. Che ovviamente frequentano assai poco il Parlamento, stando rinchiusi nei propri dicasteri. Per forza: ogni giornata è di ventiquattr'ore, anche per il Papa. Lui, però, fa un mestiere solo, e non ha mai preteso di servire due padroni.

Diciamolo: questa legge è un colabrodo. È anche una truffa agli elettori, vietata in altri ordinamenti. È il caso della Francia, la cui Costituzione (articolo 23) impedisce ai ministri d'occupare uno scranno in Parlamento. Noi, viceversa, benediciamo i doppi incarichi e le triple poltrone. Magari per risparmiar quattrini, come ha fatto la legge del 2014 sugli enti locali: da allora in poi i sindaci dei comuni capoluogo sono anche sindaci delle città metropolitane. O altrimenti la benedizione cade sulla fronte dei capipartito: così, la legge elettorale del 2017 consente 5 pluricandidature. E il pluridecorato non si fa mai pregare, come mostra l'esperienza delle ultime europee. Da Salvini a Meloni, erano infatti 36 i candidati incompatibili. Acchiappavoti, che non hanno mai pensato di lasciare il proprio seggio nel Parlamento nazionale. Noi, però, un'arma in tasca ce l'avremmo. Giacché il nostro voto è uno, non due o tre. Ecco, smettiamo di regalarlo a chi ha già troppi regali.