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(reuters)

Una finale fra le più brutte ma il Liverpool l'ha meritata

Un anno fa giocò meglio contro il Real ma furono decisivi gli errori di Karius. Stavolta la differenza, oltre al rigore iniziale, l'hanno fatta le parate di Alisson
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Alla fine, vince il Liverpool. Era favorito, tutto regolare. Però ricordo una sola finale più brutta di questa: Stella Rossa-Marsiglia, a Bari nel 1991, decisa ai rigori. Ieri, stranamente, il rigore dopo una ventina di secondi che avrebbe dovuto aprire la partita, l’ha chiusa. Il Liverpool ha badato a difendersi, usando la sola arma del lancio lungo, anzi abusandone. I lanci di 50 metri hanno un senso se li fa uno come Pirlo, meno se li fanno Matip e Van Dijk.

Probabilmente, ci aveva illuso la bellezza delle semifinali. A Madrid, le due inglesi hanno trovato un caldo eccessivo per i loro gusti: il Tottenham, messo da subito nella necessità di attaccare, l’ha fatto per dovere, ma senza impeto. Ritmi bassi, pochi rischi per Alisson. Già che ci siamo, se il Liverpool ha vinto è anche perché in porta aveva un signor giocatore. L’anno scorso, con Karius, aveva giocato meglio e perso. A forza di finali perdute (6 in totale), Klop…
Alla fine, vince il Liverpool. Era favorito, tutto regolare. Però ricordo una sola finale più brutta di questa: Stella Rossa-Marsiglia, a Bari nel 1991, decisa ai rigori. Ieri, stranamente, il rigore dopo una ventina di secondi che avrebbe dovuto aprire la partita, l’ha chiusa. Il Liverpool ha badato a difendersi, usando la sola arma del lancio lungo, anzi abusandone. I lanci di 50 metri hanno un senso se li fa uno come Pirlo, meno se li fanno Matip e Van Dijk.

Probabilmente, ci aveva illuso la bellezza delle semifinali. A Madrid, le due inglesi hanno trovato un caldo eccessivo per i loro gusti: il Tottenham, messo da subito nella necessità di attaccare, l’ha fatto per dovere, ma senza impeto. Ritmi bassi, pochi rischi per Alisson. Già che ci siamo, se il Liverpool ha vinto è anche perché in porta aveva un signor giocatore. L’anno scorso, con Karius, aveva giocato meglio e perso. A forza di finali perdute (6 in totale), Klopp ha imparato come si vince: con una buona dose di cinismo. Dando un colpo all’inizio e uno alla fine. Però, per almeno 70 minuti, ha praticato un calcio più antico di quello del Foggia di Oronzo Pugliese. Non vuole essere una osservazione cattiva, ma nei fatti è stata una finale tecnicamente molto povera.

Un po’ più avvincente negli ultimi 20’, quando quasi tutti erano distrutti dal caldo. Lì, in almeno tre occasioni, il Tottenham è andato vicinissimo al pareggio e Alisson gliel’ha negato. Pochettino ha tenuto Kane in campo per 90’ ma, si capiva anche dalla corsa, non era ancora al meglio. Si è dato da fare nel gioco di sponda, ma è mancata, nei 16 metri, la rapacità di Son. Anche Klopp, che certamente merita questa soddisfazione se non altro per l’allegria che porta nel calcio, aveva problemi: il principale l’ha risolto tenendo in panchina Origi, che però s’è fatto sentire sul 2-0, mentre ancora più pesante era stata la scelta di Pochettino di partire tenendo fuori Lucas Moura, protagonista assoluto ad Amsterdam con tre gol. Fra giocatori forti ma non ancora pronti in campo e altri forti ma sacrificati in panchina, hanno fatto da registi i difensori. Non è mai un bene per la bellezza del calcio, questo. 

Il Tottenham ha fatto quello che poteva, con le armi che ha. È rimasto attaccato al risultato anche quando era negativo, sperando che, come spesso accaduto, negli ultimi minuti ci fosse un ribaltone. Forse più influenzato di quanto pensasse dal peso del pronostico, il Liverpool ha fatto una partita strana, contraddittoria, comunque vittoriosa e questo serve a tacitare le critiche. Aveva messo in croce il Barcellona giocando basso e con molta tecnica, con il Tottenham ha scelto di giocare solo palloni lunghi e alti e quasi sempre sbagliati. Se si tiene conto del cammino che ha fatto e di chi ha eliminato, e se si dimentica buona parte della finale, il successo è pienamente meritato.