La vittoria azzurra in Grecia: l’intuizione di Insigne e la solidità della difesa
Gianni Mura , di GIANNI MURAIl commento di Gianni Mura: s’è vista la mentalità giusta, ma la forza della squadra non sta solo negli 11 che cominciano la partita
Quando una squadra a metà partita vince 3-0 in trasferta non c’è molto da dire. Si prende, si ringrazia e si porta a casa. Grecia molliccia, quasi stordita dai molti cambi di Anastasiadis prima che dal gioco degli azzurri (ieri in bianco, in azzurro la Grecia). Ritmi bassi per via del caldo, ma appena l’Italia accelera sul povero Barkas s’abbatte la grandine di tre gol in 10’. Un centrocampista (Barella), un attaccante (Insigne), un difensore (Bonucci). Mancini può essere contento: i suoi hanno giocato da squadra e come chiedeva lui. Hanno mantenuto il controllo della gara, hanno attaccato con bella continuità, ora con manovre d’aggiramento, ora con improvvise accelerazioni verticali: vedi gol, molto bello, di Insigne alla sua maniera, col destro a giro sul palo più lontano. Prima, bello l’inserimento in area di Barella, ben servito da Belotti. In entrambe le circostanze Manolas è sembrato l’ombra di s…
Quando una squadra a metà partita vince 3-0 in trasferta non c’è molto da dire. Si prende, si ringrazia e si porta a casa. Grecia molliccia, quasi stordita dai molti cambi di Anastasiadis prima che dal gioco degli azzurri (ieri in bianco, in azzurro la Grecia). Ritmi bassi per via del caldo, ma appena l’Italia accelera sul povero Barkas s’abbatte la grandine di tre gol in 10’. Un centrocampista (Barella), un attaccante (Insigne), un difensore (Bonucci). Mancini può essere contento: i suoi hanno giocato da squadra e come chiedeva lui. Hanno mantenuto il controllo della gara, hanno attaccato con bella continuità, ora con manovre d’aggiramento, ora con improvvise accelerazioni verticali: vedi gol, molto bello, di Insigne alla sua maniera, col destro a giro sul palo più lontano. Prima, bello l’inserimento in area di Barella, ben servito da Belotti. In entrambe le circostanze Manolas è sembrato l’ombra di se stesso. E bella l’incornata di Bonucci, su azione, quando finalmente Emerson Palmieri azzecca un cross. Tutta questa bellezza chiama in causa la fiacca opposizione della Grecia, assai meno pericolosa di quanto era stata dipinta alla vigilia. E nemmeno fa ricorso al gioco duro, come spesso fanno le squadre in chiara inferiorità tecnica. I primi a non credere nella squadra sembrano essere i tifosi greci. Di solito, una bolgia. Stavolta, tutto calmo e stadio Louis pieno solo per un terzo.
In sostanza, dopo qualche leggerezza in disimpegno di Bonucci (tre) e Sirigu (una), l’Italia entra in partita e l’addomestica, mentre la Grecia ne esce. E comincia a randellare quando è tardi. Samaris meritava il secondo giallo (10’ st) ma Taylor sorvola. L’Italia cerca il 4-0, glielo negano Barkas e gli errori di Barella, Insigne e, il più clamoroso, Chiesa. Che s’è visto poco, ma il gioco s’appoggiava molto spesso a sinistra dove Insigne, con Palmieri a sostegno, saltava regolarmente Zeca (fuori ruolo, è centrocampista) e poi Mavrias. Belotti non ha segnato ma ha fatto segnare, giocando molto per gli altri. A centrocampo, dopo la rituale ammonizione inutile, è cresciuto molto Verratti. Bene, complessivamente, il reparto. Poco impegnata la difesa. Le due azioni più pericolose le hanno provocate due passaggi sbagliati di De Sciglio e Jorginho. E Mancini, giustamente, s’è arrabbiato. Per il resto può essere soddisfatto: dopo tre partite Italia a punteggio pieno, nessun gol subìto. Finlandia, Liechtenstein e questa Grecia non erano avversarie trascendentali, ma quante volte, negli ultimi anni, l’Italia ha giocato male contro avversarie non trascendentali? Tante. Ieri invece s’è vista la mentalità giusta, come giusta l’intuizione di dare fiducia a Insigne. Ma la forza della squadra non sta solo negli 11 che cominciano la partita.
In sostanza, dopo qualche leggerezza in disimpegno di Bonucci (tre) e Sirigu (una), l’Italia entra in partita e l’addomestica, mentre la Grecia ne esce. E comincia a randellare quando è tardi. Samaris meritava il secondo giallo (10’ st) ma Taylor sorvola. L’Italia cerca il 4-0, glielo negano Barkas e gli errori di Barella, Insigne e, il più clamoroso, Chiesa. Che s’è visto poco, ma il gioco s’appoggiava molto spesso a sinistra dove Insigne, con Palmieri a sostegno, saltava regolarmente Zeca (fuori ruolo, è centrocampista) e poi Mavrias. Belotti non ha segnato ma ha fatto segnare, giocando molto per gli altri. A centrocampo, dopo la rituale ammonizione inutile, è cresciuto molto Verratti. Bene, complessivamente, il reparto. Poco impegnata la difesa. Le due azioni più pericolose le hanno provocate due passaggi sbagliati di De Sciglio e Jorginho. E Mancini, giustamente, s’è arrabbiato. Per il resto può essere soddisfatto: dopo tre partite Italia a punteggio pieno, nessun gol subìto. Finlandia, Liechtenstein e questa Grecia non erano avversarie trascendentali, ma quante volte, negli ultimi anni, l’Italia ha giocato male contro avversarie non trascendentali? Tante. Ieri invece s’è vista la mentalità giusta, come giusta l’intuizione di dare fiducia a Insigne. Ma la forza della squadra non sta solo negli 11 che cominciano la partita.