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Istat, poveri con il monoreddito

La forte presenza di famiglie con un solo occupato spiega gran parte delle difficoltà sociali
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Dopo l'aumento degli anni post-crisi, nel 2018 è diminuita la percentuale di famiglie in cui, pur essendoci almeno una persona in età da lavoro, nessuno è occupato. Ma è ancora al di sopra della percentuale degli anni pre-crisi. Riguarda oltre un milione di famiglie di due o più persone in cui almeno una ha meno di 65 anni e nessuno è pensionato. È quanto emerge dai dati Istat. L'Italia, inoltre, continua a essere un paese in cui prevalgono le famiglie monoreddito, anche quando vi sono più persone. Le famiglie con due o più occupati sono ancora la minoranza, il 44,6% delle famiglie con più componenti in età da lavoro, in calo rispetto al 2004, quando erano il 45, 6%.

È la conseguenza soprattutto del basso tasso di occupazione femminile, ostacolato non solo da una domanda di lavoro insufficiente, ma anche dalle difficoltà che le donne con carichi famigliari hanno a conciliare famiglia e …
Dopo l'aumento degli anni post-crisi, nel 2018 è diminuita la percentuale di famiglie in cui, pur essendoci almeno una persona in età da lavoro, nessuno è occupato. Ma è ancora al di sopra della percentuale degli anni pre-crisi. Riguarda oltre un milione di famiglie di due o più persone in cui almeno una ha meno di 65 anni e nessuno è pensionato. È quanto emerge dai dati Istat. L'Italia, inoltre, continua a essere un paese in cui prevalgono le famiglie monoreddito, anche quando vi sono più persone. Le famiglie con due o più occupati sono ancora la minoranza, il 44,6% delle famiglie con più componenti in età da lavoro, in calo rispetto al 2004, quando erano il 45, 6%.

È la conseguenza soprattutto del basso tasso di occupazione femminile, ostacolato non solo da una domanda di lavoro insufficiente, ma anche dalle difficoltà che le donne con carichi famigliari hanno a conciliare famiglia e lavoro, specie se hanno più figli, in assenza di servizi adeguati. Le difficoltà aumentano se sono a bassa qualifica e se vivono nel Mezzogiorno. La percentuale di famiglie con persone in età da lavoro con due o più occupati è del 29,3% nel Mezzogiorno, a fronte del 54,3% nel Nord e del 48,9% al Centro. Inoltre, mentre al Nord e al Centro hanno recuperato le non esaltanti percentuali pre-crisi, nel Mezzogiorno continuano a essere inferiori di quattro punti. Infine, mentre nel Nord e Centro la maggioranza delle famiglie con figli ha due o più occupati, ciò vale solo per poco più di un terzo delle famiglie con figli nel Mezzogiorno. Alle maggiori difficoltà delle donne, si sommano quelle dei giovani.

Insieme, e forse più dell'incidenza delle famiglie con persone in età da lavoro in cui nessuno è occupato, è la forte presenza di famiglie monoreddito, specie se con più componenti e con figli, a spiegare gran parte del fenomeno della povertà in Italia e il suo aumento negli anni della crisi.

La povertà italiana, infatti, non solo è concentrata nel Mezzogiorno, dove è alta l'incidenza sia di famiglie senza redditi da lavoro sia di famiglie monoreddito. È un fenomeno diffuso anche tra le famiglie di lavoratori. Nel 2017 si trovava in povertà assoluta il 12% circa delle famiglie con persona di riferimento operaio o assimilato, rispetto all'1,6% del 2008. L'aumento, anche se più contenuto, ha riguardato anche gli impiegati che ora toccano il 7% a e i lavoratori autonomi (6%).

Simmetricamente, si trova in condizione di povertà assoluta il 15,6% dei minori con un solo genitore occupato, a fronte del 4,3% quando entrambi i genitori erano occupati.

Part time involontario, riduzione degli orari di lavoro, contratti a termine, oltre a salari spesso molto bassi, fanno sì che il lavoro non sempre riesca a proteggere dalla povertà, specie se è uno solo in famiglia ad averlo. Eppure queste condizioni sono in aumento, non solo tra i migranti che costituiscono una grossa fetta di lavoratori monoreddito poveri. Solo per quanto riguarda le condizioni contrattuali, dal 2, 4% del 2004, la percentuale di famiglie con un solo occupato a termine o con un contratto di collaboratore è aumentata da 2,4% al 3,9%, quella delle famiglie con un solo occupato permanente ma part time dall'1,6% al 3,4%. Viceversa, la quota di famiglie sostenute da un occupato permanente/autonomo a tempo pieno è scesa dal 24,5% al 23,4%.

E queste cifre nulla dicono sulle famiglie in cui l'unico percettore di reddito è in cassa integrazione o ha subito una riduzione di orario, oltre alla miriade di cosiddetti freelance dell'economia vecchia e nuova. Nel loro insieme gettano una luce preoccupante sui crescenti divari sociali.