Anche la "Bestia", la mitica e mitizzata macchina della comunicazione di Matteo Salvini, deve soffrire il caldo. Non si può spiegare altrimenti l'incredibile uscita estiva del vicepremier leghista sulla "pace fiscale" - delicato termine della neolingua di governo per indicare l'ennesimo condono - che questa volta dovrebbe riguardare i contanti custoditi nelle cassette di sicurezza delle banche.
La mano tesa agli evasori fiscali è già diventata una sorta di riflesso condizionato per il governo gialloverde, che cerca in modo sempre più frenetico e fantasioso nuove vie per raccogliere qualche euro destinato a finanziare le sue costose misure senza aumentare più di tanto il deficit. Allo stesso tempo l'epidemia di condoni punta evidentemente a soddisfare una base elettorale che invece di pagare le tasse come i comuni mortali preferisce ogni volta attendere l'epoca dei saldi fiscali e degli sconti straordinari. Ma dall…
La mano tesa agli evasori fiscali è già diventata una sorta di riflesso condizionato per il governo gialloverde, che cerca in modo sempre più frenetico e fantasioso nuove vie per raccogliere qualche euro destinato a finanziare le sue costose misure senza aumentare più di tanto il deficit. Allo stesso tempo l'epidemia di condoni punta evidentemente a soddisfare una base elettorale che invece di pagare le tasse come i comuni mortali preferisce ogni volta attendere l'epoca dei saldi fiscali e degli sconti straordinari. Ma dall…
Anche la "Bestia", la mitica e mitizzata macchina della comunicazione di Matteo Salvini, deve soffrire il caldo. Non si può spiegare altrimenti l'incredibile uscita estiva del vicepremier leghista sulla "pace fiscale" - delicato termine della neolingua di governo per indicare l'ennesimo condono - che questa volta dovrebbe riguardare i contanti custoditi nelle cassette di sicurezza delle banche.
La mano tesa agli evasori fiscali è già diventata una sorta di riflesso condizionato per il governo gialloverde, che cerca in modo sempre più frenetico e fantasioso nuove vie per raccogliere qualche euro destinato a finanziare le sue costose misure senza aumentare più di tanto il deficit. Allo stesso tempo l'epidemia di condoni punta evidentemente a soddisfare una base elettorale che invece di pagare le tasse come i comuni mortali preferisce ogni volta attendere l'epoca dei saldi fiscali e degli sconti straordinari. Ma dalla mano tesa agli evasori si rischia adesso, in modo assai concreto, di passare alla mano tesa ai malfattori.
Il messaggio di Salvini, all'insegna dei "pochi, maledetti e subito" è quello che alla cassa del governo si accettano soldi di qualsiasi provenienza, senza interrogarsi troppo sull'origine di quel denaro e sul suo percorso fino alle cassette di sicurezza che - lo dice il vicepremier - conterrebbero miliardi e miliardi di banconote "dormienti".
Ogni condono fiscale, come è ovvio, ha in sé qualcosa di scandaloso. Intanto per la disparità di trattamento che instaura tra chi ha pagato regolarmente le sue tasse e chi invece ricorre appunto alla mano tesa del Fisco; come è ovvio il grado di scandalo dipende anche dalle aliquote applicate e dalle sanzioni accessorie. Ma lo scandalo sta anche nello scambio tra un introito per l'Erario e il condonare, per l'appunto, reati come l'evasione fiscale.
Nel caso di un condono sui contanti si aggiunge però un elemento di opacità ulteriore, che oscura del tutto il quadro e manda in tilt qualsiasi bilancio si voglia fare tra la convenienza economica e l'opportunità etica di una misura simile. Chi potrebbe mai certificare quali e quanti contanti ci sono in una cassetta di sicurezza che viene aperta per regolarizzare la posizione di chi la possiede? Chi potrebbe impedire a soggetti di qualsiasi genere - non appena si delineasse un condono simile - di riempire i caveau delle banche di denaro frutto di attività illecite e poi di "ripulirlo" senza problemi grazie all'emersione? Non a caso in quella che viene chiamata voluntary disclosure, l'emersione per l'appunto volontaria di patrimoni detenuti all'estero, che in Italia è stata attuata a più riprese negli ultimi cinque anni, è sempre stato previsto che il rientro dei capitali avvenisse attraverso canali certificati e verificabili, come quelli bancari. Una transazione bancaria deve lasciare inevitabilmente tracce, una valigetta zeppa di banconote che finisce nella cassetta di sicurezza no. È anche per questo che chi ci aveva pensato prima di Salvini - e, sorpresa, proprio il Pd che oggi attacca a buon titolo l'uscita del leghista aveva studiato una misura simile all'epoca del governo Renzi - ha subito archiviato qualsiasi intervento sui contanti.
In archivio, o forse nella particolare cassetta di sicurezza dove si dovrebbero conservare tutte le boutade di un governo in perenne campagna elettorale, finirà probabilmente anche la proposta di Salvini. Quel che resterà è solo l'idea di un "liberi tutti" che fa fare ancora un passo indietro sulla strada del rispetto delle norme.
La mano tesa agli evasori fiscali è già diventata una sorta di riflesso condizionato per il governo gialloverde, che cerca in modo sempre più frenetico e fantasioso nuove vie per raccogliere qualche euro destinato a finanziare le sue costose misure senza aumentare più di tanto il deficit. Allo stesso tempo l'epidemia di condoni punta evidentemente a soddisfare una base elettorale che invece di pagare le tasse come i comuni mortali preferisce ogni volta attendere l'epoca dei saldi fiscali e degli sconti straordinari. Ma dalla mano tesa agli evasori si rischia adesso, in modo assai concreto, di passare alla mano tesa ai malfattori.
Il messaggio di Salvini, all'insegna dei "pochi, maledetti e subito" è quello che alla cassa del governo si accettano soldi di qualsiasi provenienza, senza interrogarsi troppo sull'origine di quel denaro e sul suo percorso fino alle cassette di sicurezza che - lo dice il vicepremier - conterrebbero miliardi e miliardi di banconote "dormienti".
Ogni condono fiscale, come è ovvio, ha in sé qualcosa di scandaloso. Intanto per la disparità di trattamento che instaura tra chi ha pagato regolarmente le sue tasse e chi invece ricorre appunto alla mano tesa del Fisco; come è ovvio il grado di scandalo dipende anche dalle aliquote applicate e dalle sanzioni accessorie. Ma lo scandalo sta anche nello scambio tra un introito per l'Erario e il condonare, per l'appunto, reati come l'evasione fiscale.
Nel caso di un condono sui contanti si aggiunge però un elemento di opacità ulteriore, che oscura del tutto il quadro e manda in tilt qualsiasi bilancio si voglia fare tra la convenienza economica e l'opportunità etica di una misura simile. Chi potrebbe mai certificare quali e quanti contanti ci sono in una cassetta di sicurezza che viene aperta per regolarizzare la posizione di chi la possiede? Chi potrebbe impedire a soggetti di qualsiasi genere - non appena si delineasse un condono simile - di riempire i caveau delle banche di denaro frutto di attività illecite e poi di "ripulirlo" senza problemi grazie all'emersione? Non a caso in quella che viene chiamata voluntary disclosure, l'emersione per l'appunto volontaria di patrimoni detenuti all'estero, che in Italia è stata attuata a più riprese negli ultimi cinque anni, è sempre stato previsto che il rientro dei capitali avvenisse attraverso canali certificati e verificabili, come quelli bancari. Una transazione bancaria deve lasciare inevitabilmente tracce, una valigetta zeppa di banconote che finisce nella cassetta di sicurezza no. È anche per questo che chi ci aveva pensato prima di Salvini - e, sorpresa, proprio il Pd che oggi attacca a buon titolo l'uscita del leghista aveva studiato una misura simile all'epoca del governo Renzi - ha subito archiviato qualsiasi intervento sui contanti.
In archivio, o forse nella particolare cassetta di sicurezza dove si dovrebbero conservare tutte le boutade di un governo in perenne campagna elettorale, finirà probabilmente anche la proposta di Salvini. Quel che resterà è solo l'idea di un "liberi tutti" che fa fare ancora un passo indietro sulla strada del rispetto delle norme.