L’odio online, la ruspa delle parole
Michela Murgia , di MICHELA MURGIAA chi serve creare spazi in cui il registro violento diventa espressione collettiva? A chi è utile additare l'avversario politico come un nemico, annichilendolo fisicamente e moralmente?
Sono favorevole alla progettazione di un'accoglienza ai migranti che sia il più ampia possibile. È bastata questa frase - messa online dopo la Repubblica delle Idee di Bologna - perché il giorno dopo il mio telefono alle dieci del mattino avesse già la casella piena di messaggi allarmati. In un gruppo Facebook chiamato "Uniti a Salvini" (ora reso privato dagli amministratori) decine di sconosciuti stavano scrivendo cose come questa: "Un nero ti deve trafiggere". "Fatti inculare". "Spero che ti violentano, così vediamo cosa succede".
La signora che mi augurava lo sgrammaticato stupro è una pensionata che posta foto di cani e crede in Salvini e in Nostro Signore Gesù. Avrà l'età di mia madre e indossa maglioncini pastello. Non è importante chiedersi cosa trasforma una pensionata cinofila in una incitatrice di violenza carnale: ciascuno di quei commentatori, preso singol…
La signora che mi augurava lo sgrammaticato stupro è una pensionata che posta foto di cani e crede in Salvini e in Nostro Signore Gesù. Avrà l'età di mia madre e indossa maglioncini pastello. Non è importante chiedersi cosa trasforma una pensionata cinofila in una incitatrice di violenza carnale: ciascuno di quei commentatori, preso singol…
Sono favorevole alla progettazione di un'accoglienza ai migranti che sia il più ampia possibile. È bastata questa frase - messa online dopo la Repubblica delle Idee di Bologna - perché il giorno dopo il mio telefono alle dieci del mattino avesse già la casella piena di messaggi allarmati. In un gruppo Facebook chiamato "Uniti a Salvini" (ora reso privato dagli amministratori) decine di sconosciuti stavano scrivendo cose come questa: "Un nero ti deve trafiggere". "Fatti inculare". "Spero che ti violentano, così vediamo cosa succede".
La signora che mi augurava lo sgrammaticato stupro è una pensionata che posta foto di cani e crede in Salvini e in Nostro Signore Gesù. Avrà l'età di mia madre e indossa maglioncini pastello. Non è importante chiedersi cosa trasforma una pensionata cinofila in una incitatrice di violenza carnale: ciascuno di quei commentatori, preso singolarmente, ha motivi, frustrazioni e limiti differenti per esprimersi in quel modo. La domanda vera è un'altra. A chi serve creare spazi in cui quel registro violento smette di essere un eccesso personale e diventa espressione collettiva? A chi è utile additare l'avversario politico come un nemico da cancellare dall'orizzonte, annichilendolo fisicamente e moralmente con tutte le ruspe possibili, compresa quella delle parole?
È inquietante che Facebook abbia rimosso i singoli commenti offensivi, ma abbia lasciato intatta la cornice che li legittimava e credo che il problema che dovremmo affrontare tutti come cittadini di uno Stato democratico sia proprio questo. Quando la violenza si esprime in un contesto che la indirizza, collegandola a un partito preciso, possono succedere solo due cose: o il partito prende distanza oppure tace. Se tace, come sta tacendo la Lega in questo e in molti altri casi, è legittimo supporre che la violenza sia una delle modalità politiche del partito stesso.
Non si può ignorare il fatto che nei gruppi che si richiamano a Matteo Salvini si pratichi l'uso sistematico dell'insulto e della minaccia come intimidazione verso chi esprime dissenso. Né del resto è credibile che questa modalità sia criticata da chi per primo ha usato bambole gonfiabili per deridere le avversarie, ha esposto le facce degli antagonisti ideologici sui manifesti dei propri raduni ("Loro non ci saranno"), ha plaudito con scherno le botte a chi esponeva la scritta "ama il prossimo tuo" o ha postato foto di ragazze minorenni che manifestavano dissenso, incitando i fan al gioco perverso del: "Cosa gli direste?". Nessuno stupore che ad augurare le violenze siano anche donne. Dagli askari tanzani al soldo dei tedeschi ai kapò ebrei dei campi di concentramento, i meccanismi di potere autoritari includono e concedono protezione ai membri delle categorie sottoposte a una sola condizione: che coloro che non si sottomettono al sistema vengano puniti con durezza dai loro stessi simili.
Anche per questo sono le donne - come ben sa Boldrini - a pagare il prezzo più alto a questa nuova forma di squadrismo. Soraya Chemaly, in un prezioso saggio intitolato La rabbia ti fa bella (Harper Collins) ne scrive con grande chiarezza: "L'intento di queste molestie è piuttosto semplice: mettere le donne a tacere. [...] Le donne che parlano troppo hanno bisogno di essere violentate, ha scritto uno dei tantissimi uomini che hanno minacciato l'attivista Caroline Criado-Perez dopo che nel 2014 una sua campagna era riuscita a far apparire la romanziera Jane Austen sulle banconote britanniche. Obiettare che simili minacce sono solo parole significa ignorare seriamente la violenza di genere di cui le donne devono tenere conto nella vita reale". La Rete è un luogo dai toni alti, è certo e forse inevitabile. Ma quando è chi governa a legittimare l'insulto e la minaccia, l'azione della violenza è pedagogia di Stato.
Michela Murgia, scrittrice, è autrice del bestseller "Il mondo deve sapere" (Isbn, 2006; ristampa Einaudi, 2017). Tra i suoi ultimi libri "Istruzioni per diventare fascisti" (Einaudi, 2018) e "Noi siamo tempesta" (Salani, 2019)
La signora che mi augurava lo sgrammaticato stupro è una pensionata che posta foto di cani e crede in Salvini e in Nostro Signore Gesù. Avrà l'età di mia madre e indossa maglioncini pastello. Non è importante chiedersi cosa trasforma una pensionata cinofila in una incitatrice di violenza carnale: ciascuno di quei commentatori, preso singolarmente, ha motivi, frustrazioni e limiti differenti per esprimersi in quel modo. La domanda vera è un'altra. A chi serve creare spazi in cui quel registro violento smette di essere un eccesso personale e diventa espressione collettiva? A chi è utile additare l'avversario politico come un nemico da cancellare dall'orizzonte, annichilendolo fisicamente e moralmente con tutte le ruspe possibili, compresa quella delle parole?
È inquietante che Facebook abbia rimosso i singoli commenti offensivi, ma abbia lasciato intatta la cornice che li legittimava e credo che il problema che dovremmo affrontare tutti come cittadini di uno Stato democratico sia proprio questo. Quando la violenza si esprime in un contesto che la indirizza, collegandola a un partito preciso, possono succedere solo due cose: o il partito prende distanza oppure tace. Se tace, come sta tacendo la Lega in questo e in molti altri casi, è legittimo supporre che la violenza sia una delle modalità politiche del partito stesso.
Non si può ignorare il fatto che nei gruppi che si richiamano a Matteo Salvini si pratichi l'uso sistematico dell'insulto e della minaccia come intimidazione verso chi esprime dissenso. Né del resto è credibile che questa modalità sia criticata da chi per primo ha usato bambole gonfiabili per deridere le avversarie, ha esposto le facce degli antagonisti ideologici sui manifesti dei propri raduni ("Loro non ci saranno"), ha plaudito con scherno le botte a chi esponeva la scritta "ama il prossimo tuo" o ha postato foto di ragazze minorenni che manifestavano dissenso, incitando i fan al gioco perverso del: "Cosa gli direste?". Nessuno stupore che ad augurare le violenze siano anche donne. Dagli askari tanzani al soldo dei tedeschi ai kapò ebrei dei campi di concentramento, i meccanismi di potere autoritari includono e concedono protezione ai membri delle categorie sottoposte a una sola condizione: che coloro che non si sottomettono al sistema vengano puniti con durezza dai loro stessi simili.
Anche per questo sono le donne - come ben sa Boldrini - a pagare il prezzo più alto a questa nuova forma di squadrismo. Soraya Chemaly, in un prezioso saggio intitolato La rabbia ti fa bella (Harper Collins) ne scrive con grande chiarezza: "L'intento di queste molestie è piuttosto semplice: mettere le donne a tacere. [...] Le donne che parlano troppo hanno bisogno di essere violentate, ha scritto uno dei tantissimi uomini che hanno minacciato l'attivista Caroline Criado-Perez dopo che nel 2014 una sua campagna era riuscita a far apparire la romanziera Jane Austen sulle banconote britanniche. Obiettare che simili minacce sono solo parole significa ignorare seriamente la violenza di genere di cui le donne devono tenere conto nella vita reale". La Rete è un luogo dai toni alti, è certo e forse inevitabile. Ma quando è chi governa a legittimare l'insulto e la minaccia, l'azione della violenza è pedagogia di Stato.
Michela Murgia, scrittrice, è autrice del bestseller "Il mondo deve sapere" (Isbn, 2006; ristampa Einaudi, 2017). Tra i suoi ultimi libri "Istruzioni per diventare fascisti" (Einaudi, 2018) e "Noi siamo tempesta" (Salani, 2019)