La notizia che non t’aspetti è nel rapporto dell’Istat, secondo cui l’Italia sta diventando più verde. Merito delle energie rinnovabili cresciute a dismisura grazie agli incentivi, ma merito anche delle imprese che in molti casi hanno rivoluzionato il ciclo produttivo abbattendo le emissioni, mentre il valore aggiunto delle cosiddette eco industrie è balzato nel 2017 al 2,3 per cento del prodotto interno lordo. La sensibilità ambientale tende ad aumentare e a questo fenomeno sociale non è estraneo l’allarme per i cambiamenti climatici e i fenomeno estremi. Sempre più italiani, sottolinea l’Istat, sono insoddisfatti della qualità e della tutela del paesaggio. Il problema è che tale sensibilità in Italia non ha rappresentanza politica.
I Verdi sono ai minimi termini e le componenti ambientaliste nei partiti tradizionali, soprattutto della sinistra, hanno un peso ormai irrilevante. Se esistono, …
I Verdi sono ai minimi termini e le componenti ambientaliste nei partiti tradizionali, soprattutto della sinistra, hanno un peso ormai irrilevante. Se esistono, …
La notizia che non t’aspetti è nel rapporto dell’Istat, secondo cui l’Italia sta diventando più verde. Merito delle energie rinnovabili cresciute a dismisura grazie agli incentivi, ma merito anche delle imprese che in molti casi hanno rivoluzionato il ciclo produttivo abbattendo le emissioni, mentre il valore aggiunto delle cosiddette eco industrie è balzato nel 2017 al 2,3 per cento del prodotto interno lordo. La sensibilità ambientale tende ad aumentare e a questo fenomeno sociale non è estraneo l’allarme per i cambiamenti climatici e i fenomeno estremi. Sempre più italiani, sottolinea l’Istat, sono insoddisfatti della qualità e della tutela del paesaggio. Il problema è che tale sensibilità in Italia non ha rappresentanza politica.
I Verdi sono ai minimi termini e le componenti ambientaliste nei partiti tradizionali, soprattutto della sinistra, hanno un peso ormai irrilevante. Se esistono, naturalmente. Quanto al Movimento 5 stelle, nell’azione di governo è apparso vittima di ambiguità tali da appannare il marchio ambientalista che si era dato fin dalla nascita (l’operazione condono edilizio di Ischia, la faccenda dell’Ilva di Taranto, le titubanze sul gasdotto Tap…).
Il fatto è che le innumerevoli varianti dei Verdi sono sempre state tradizionalmente collaterali alla sinistra, e questo ha impedito l’affermazione di un partito robusto in grado di camminare con le proprie gambe. A differenza, per esempio, della Germania. Dove i Verdi hanno incarnato spinte ambientaliste trasversali e autonome anche rispetto alla Spd, di cui non sono mai stati sudditi. Sganciati da qualunque logica di alleanze, hanno costruito una valida alternativa perfino alla sinistra. Va detto che in Italia ha pesato anche l’anagrafe: alle tematiche ambientaliste sono tipicamente sensibili i giovani, la cui partecipazione al voto in Italia è assai inferiore a quella degli anziani. Infine, le associazioni ambientaliste procedono in ordine sparso, perennemente allergiche alla costituzione di una piattaforma comune.
Il risultato è che la politica italiana occhieggia più volentieri con abusivismo e speculazione edilizia che con la difesa dell’ambiente, per il semplice fatto che portano più voti. Ecco allora che una legge per fermare il consumo sconsiderato del suolo può restare bloccata in Parlamento da sette anni. Che al contrasto del dissesto idrogeologico vengono destinate solo briciole. E che non riusciamo a risolvere il dramma dei rifiuti solidi urbani, con città costrette a spedirli all’estero spendendo cifre astronomiche e procedure d’infrazione europea, come quella per la spazzatura della Campania, che costano ai contribuenti 120 mila euro al giorno.
Il rapporto dell’Istat ci dice che un altro solco si sta aprendo fra i cittadini e la politica: sull’ambiente. Ma c’è di più. La questione ambientale dimostra come la politica italiana sia da troppo tempo in seria difficoltà quando si tratta di governare questioni con implicazioni economiche e sociali complesse. Da questo punto di vista il rapporto dell’Istat mette davvero il dito nella piaga.
L’Italia è un Paese dove oltre il 40 per cento della popolazione vive in aree a pericolosità sismica medio alta: nonostante ciò la messa in sicurezza del territorio, che dovrebbe essere una priorità, evapora in discussioni inconcludenti.
L’Italia è un Paese che invecchia e si spopola: registra il calo demografico peggiore dai tempi dell’epidemia di influenza spagnola del 1918, e meno male che a tamponarlo ci sono gli immigrati, che invecchiano e fanno meno figli anche loro: e lo dice uno come il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, che nel 2017 ha dato alle stampe un libro intitolato Immigrazione. La grande farsa umanitaria.
L’Italia è un Paese nel quale il divario economico e sociale fra Nord e Sud sta assumendo proporzioni spaventose. L’occupazione cresce, ma cresce troppo poco, e chi trova lavoro nel 34 per cento dei casi è “sovraistruito”, perché non trova un lavoro adatto al pezzo di carta preso all’Università. I laureati del Mezzogiorno vanno al Nord o all’estero. L’emigrazione ha ripreso il ritmo degli anni Cinquanta, solo che stavolta se ne va chi ha studiato. E se la vita media degli italiani si allunga, si allunga a due velocità: la velocità dei ricchi e quella dei poveri. Chi ha un alto livello di istruzione e sta a Bolzano vive 6,1 anni in più di chi non ha lo stesso livello di istruzione e vive in Campania, se uomo, e 4 anni in più se donna. E poi ci lamentiamo che il Paese è fermo. Non cresce da almeno vent’anni.
I Verdi sono ai minimi termini e le componenti ambientaliste nei partiti tradizionali, soprattutto della sinistra, hanno un peso ormai irrilevante. Se esistono, naturalmente. Quanto al Movimento 5 stelle, nell’azione di governo è apparso vittima di ambiguità tali da appannare il marchio ambientalista che si era dato fin dalla nascita (l’operazione condono edilizio di Ischia, la faccenda dell’Ilva di Taranto, le titubanze sul gasdotto Tap…).
Il fatto è che le innumerevoli varianti dei Verdi sono sempre state tradizionalmente collaterali alla sinistra, e questo ha impedito l’affermazione di un partito robusto in grado di camminare con le proprie gambe. A differenza, per esempio, della Germania. Dove i Verdi hanno incarnato spinte ambientaliste trasversali e autonome anche rispetto alla Spd, di cui non sono mai stati sudditi. Sganciati da qualunque logica di alleanze, hanno costruito una valida alternativa perfino alla sinistra. Va detto che in Italia ha pesato anche l’anagrafe: alle tematiche ambientaliste sono tipicamente sensibili i giovani, la cui partecipazione al voto in Italia è assai inferiore a quella degli anziani. Infine, le associazioni ambientaliste procedono in ordine sparso, perennemente allergiche alla costituzione di una piattaforma comune.
Il risultato è che la politica italiana occhieggia più volentieri con abusivismo e speculazione edilizia che con la difesa dell’ambiente, per il semplice fatto che portano più voti. Ecco allora che una legge per fermare il consumo sconsiderato del suolo può restare bloccata in Parlamento da sette anni. Che al contrasto del dissesto idrogeologico vengono destinate solo briciole. E che non riusciamo a risolvere il dramma dei rifiuti solidi urbani, con città costrette a spedirli all’estero spendendo cifre astronomiche e procedure d’infrazione europea, come quella per la spazzatura della Campania, che costano ai contribuenti 120 mila euro al giorno.
Il rapporto dell’Istat ci dice che un altro solco si sta aprendo fra i cittadini e la politica: sull’ambiente. Ma c’è di più. La questione ambientale dimostra come la politica italiana sia da troppo tempo in seria difficoltà quando si tratta di governare questioni con implicazioni economiche e sociali complesse. Da questo punto di vista il rapporto dell’Istat mette davvero il dito nella piaga.
L’Italia è un Paese dove oltre il 40 per cento della popolazione vive in aree a pericolosità sismica medio alta: nonostante ciò la messa in sicurezza del territorio, che dovrebbe essere una priorità, evapora in discussioni inconcludenti.
L’Italia è un Paese che invecchia e si spopola: registra il calo demografico peggiore dai tempi dell’epidemia di influenza spagnola del 1918, e meno male che a tamponarlo ci sono gli immigrati, che invecchiano e fanno meno figli anche loro: e lo dice uno come il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, che nel 2017 ha dato alle stampe un libro intitolato Immigrazione. La grande farsa umanitaria.
L’Italia è un Paese nel quale il divario economico e sociale fra Nord e Sud sta assumendo proporzioni spaventose. L’occupazione cresce, ma cresce troppo poco, e chi trova lavoro nel 34 per cento dei casi è “sovraistruito”, perché non trova un lavoro adatto al pezzo di carta preso all’Università. I laureati del Mezzogiorno vanno al Nord o all’estero. L’emigrazione ha ripreso il ritmo degli anni Cinquanta, solo che stavolta se ne va chi ha studiato. E se la vita media degli italiani si allunga, si allunga a due velocità: la velocità dei ricchi e quella dei poveri. Chi ha un alto livello di istruzione e sta a Bolzano vive 6,1 anni in più di chi non ha lo stesso livello di istruzione e vive in Campania, se uomo, e 4 anni in più se donna. E poi ci lamentiamo che il Paese è fermo. Non cresce da almeno vent’anni.