Luxottica, la globalizzazione virtuosa
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDADa luglio 1150 persone che lavorano già in azienda, con contratti di lavoro somministrato o a termine, passeranno al classico contratto a tempo indeterminato: è una innovazione, una rivoluzione si può ben dire
Dunque, come dimostra il caso Luxottica, è possibile. È possibile creare un grande gruppo internazionale con una fusione transfrontaliera come quella fatta appunto da Luxottica con le sue montature e la francese Essilor con le sue lenti e far sì che un'operazione di questo genere si trasformi in un volano virtuoso non solo per i dividendi da staccare agli azionisti e per i prezzi da offrire ai consumatori, ma anche per la quantità e soprattutto la qualità del lavoro che può dare ai suoi dipendenti.
L'accordo per il contratto integrativo firmato ieri da tutte le sigle sindacali e dalle rappresentanze di fabbrica con l'azienda per gli 11430 dipendenti di Luxottica, tocca uno dei grandi temi della nostra epoca e in un sol colpo decide che da luglio 1150 persone che lavorano già in azienda, con contratti di lavoro somministrato o a termine, passeranno al classico contratto a tempo indeterminato.
È un'innovazio…
L'accordo per il contratto integrativo firmato ieri da tutte le sigle sindacali e dalle rappresentanze di fabbrica con l'azienda per gli 11430 dipendenti di Luxottica, tocca uno dei grandi temi della nostra epoca e in un sol colpo decide che da luglio 1150 persone che lavorano già in azienda, con contratti di lavoro somministrato o a termine, passeranno al classico contratto a tempo indeterminato.
È un'innovazio…
Dunque, come dimostra il caso Luxottica, è possibile. È possibile creare un grande gruppo internazionale con una fusione transfrontaliera come quella fatta appunto da Luxottica con le sue montature e la francese Essilor con le sue lenti e far sì che un'operazione di questo genere si trasformi in un volano virtuoso non solo per i dividendi da staccare agli azionisti e per i prezzi da offrire ai consumatori, ma anche per la quantità e soprattutto la qualità del lavoro che può dare ai suoi dipendenti.
L'accordo per il contratto integrativo firmato ieri da tutte le sigle sindacali e dalle rappresentanze di fabbrica con l'azienda per gli 11430 dipendenti di Luxottica, tocca uno dei grandi temi della nostra epoca e in un sol colpo decide che da luglio 1150 persone che lavorano già in azienda, con contratti di lavoro somministrato o a termine, passeranno al classico contratto a tempo indeterminato.
È un'innovazione, una rivoluzione si può ben dire, che colpisce per almeno tre motivi: il primo e il più eclatante è il numero dei dipendenti interessati al cambiamento e la qualità di questo cambiamento: oltre mille persone sono più di quello che impiega qualsiasi medio-grande impresa italiana e per ciascuno dei 1150 passare da un contratto "minore" a uno a tempo indeterminato significa mettere in moto tutta una catena di eventi positivi che va dalla sicurezza del futuro alla possibilità di fare investimenti e spese di lungo periodo e di alimentare in questo modo anche l'economia, dare un contributo al Pil. Una catena che non ha, come è ovvio, effetti solo economici: Leonardo Del Vecchio, il fondatore e patron di Luxottica, ha parlato non a caso di "dignità" dei lavoratori.
Il secondo motivo è che il contratto a tempo indeterminato non arriva da solo, ma all'interno di un elaborato meccanismo in cui si uniscono formazione sull'utilizzo delle nuove tecnologie che prendono sempre più piede nelle fabbriche, formule di orario flessibile che consentono di conciliare il tempo di lavoro con quello dedicato alla famiglia ed evitano all'azienda di ricorrere agli straordinari quando il mercato "tira" più forte, premi di produzione e forme di welfare aziendale che da tempo rendono il gruppo di Agordo tra quelli più all'avanguardia nell'investire su quello che evidentemente considera un patrimonio prezioso, i suoi lavoratori. Il terzo motivo, purtroppo, è che l'onda forte che arriva da Luxottica è in controtendenza rispetto alla corrente che prevale nel mondo del lavoro, come dicono i sindacati, mentre è ancora presto per capire se il cosiddetto "decreto dignità" ha dato davvero una svolta alla trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato.
Luxottica ed Essilor sono finite spesso sulle pagine dei giornali, in questi ultimi mesi, per le diatribe tra Del Vecchio e i suoi soci - di minoranza - francesi. Conforta sapere che mentre ci possono essere divergenze sul modello futuro e sugli uomini che dovranno guidare l'azienda, il modello industriale dell'integrazione funziona pienamente e dà i suoi frutti anche distribuendo maggiore e migliore lavoro. Nelle valli bellunesi, dove a metà del secolo scorso un settore del made in Italy è nato ed è cresciuto, globalizzazione non deve necessariamente fare rima con delocalizzazione, il lavoro moderno non deve essere per forza sinonimo di lavoro precario. Sarebbe il caso che questa ricetta, con tutto quello che la rende possibile, in primo luogo la capacità di competere sui mercati internazionali, diventasse quella di molti altri industriali.
L'accordo per il contratto integrativo firmato ieri da tutte le sigle sindacali e dalle rappresentanze di fabbrica con l'azienda per gli 11430 dipendenti di Luxottica, tocca uno dei grandi temi della nostra epoca e in un sol colpo decide che da luglio 1150 persone che lavorano già in azienda, con contratti di lavoro somministrato o a termine, passeranno al classico contratto a tempo indeterminato.
È un'innovazione, una rivoluzione si può ben dire, che colpisce per almeno tre motivi: il primo e il più eclatante è il numero dei dipendenti interessati al cambiamento e la qualità di questo cambiamento: oltre mille persone sono più di quello che impiega qualsiasi medio-grande impresa italiana e per ciascuno dei 1150 passare da un contratto "minore" a uno a tempo indeterminato significa mettere in moto tutta una catena di eventi positivi che va dalla sicurezza del futuro alla possibilità di fare investimenti e spese di lungo periodo e di alimentare in questo modo anche l'economia, dare un contributo al Pil. Una catena che non ha, come è ovvio, effetti solo economici: Leonardo Del Vecchio, il fondatore e patron di Luxottica, ha parlato non a caso di "dignità" dei lavoratori.
Il secondo motivo è che il contratto a tempo indeterminato non arriva da solo, ma all'interno di un elaborato meccanismo in cui si uniscono formazione sull'utilizzo delle nuove tecnologie che prendono sempre più piede nelle fabbriche, formule di orario flessibile che consentono di conciliare il tempo di lavoro con quello dedicato alla famiglia ed evitano all'azienda di ricorrere agli straordinari quando il mercato "tira" più forte, premi di produzione e forme di welfare aziendale che da tempo rendono il gruppo di Agordo tra quelli più all'avanguardia nell'investire su quello che evidentemente considera un patrimonio prezioso, i suoi lavoratori. Il terzo motivo, purtroppo, è che l'onda forte che arriva da Luxottica è in controtendenza rispetto alla corrente che prevale nel mondo del lavoro, come dicono i sindacati, mentre è ancora presto per capire se il cosiddetto "decreto dignità" ha dato davvero una svolta alla trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato.
Luxottica ed Essilor sono finite spesso sulle pagine dei giornali, in questi ultimi mesi, per le diatribe tra Del Vecchio e i suoi soci - di minoranza - francesi. Conforta sapere che mentre ci possono essere divergenze sul modello futuro e sugli uomini che dovranno guidare l'azienda, il modello industriale dell'integrazione funziona pienamente e dà i suoi frutti anche distribuendo maggiore e migliore lavoro. Nelle valli bellunesi, dove a metà del secolo scorso un settore del made in Italy è nato ed è cresciuto, globalizzazione non deve necessariamente fare rima con delocalizzazione, il lavoro moderno non deve essere per forza sinonimo di lavoro precario. Sarebbe il caso che questa ricetta, con tutto quello che la rende possibile, in primo luogo la capacità di competere sui mercati internazionali, diventasse quella di molti altri industriali.