Gentile dottor Fedriga, le invio queste poche righe per alcune pacate riflessioni sull'evento cartellonistico che l'ha recentemente vista protagonista.
Nei giorni scorsi è stato infatti rimosso dalla sede della Regione da Lei amministrata, il Friuli-Venezia Giulia, lo striscione che richiedeva verità per Giulio Regeni, il giovane ricercatore assassinato nel 2016 in Egitto, sulla morte del quale ancora il nostro Paese, nei governi che si sono succeduti, non è riuscito a ottenere la benché minima informazione vagamente plausibile.
Dapprima Lei ha inteso opporre alle (naturali) proteste che ne sono seguite una motivazione di carattere sportivo. Ossia, ha detto, lo striscione era stato asportato per permettere di addobbare la sede della sua Regione con le insegne del campionato europeo Under 21 di calcio, dal quale peraltro siamo stati praticamente eliminati subito dopo la sua mossa portafortuna.
Quando Le è stato fatto notare quanto puerile f…
Nei giorni scorsi è stato infatti rimosso dalla sede della Regione da Lei amministrata, il Friuli-Venezia Giulia, lo striscione che richiedeva verità per Giulio Regeni, il giovane ricercatore assassinato nel 2016 in Egitto, sulla morte del quale ancora il nostro Paese, nei governi che si sono succeduti, non è riuscito a ottenere la benché minima informazione vagamente plausibile.
Dapprima Lei ha inteso opporre alle (naturali) proteste che ne sono seguite una motivazione di carattere sportivo. Ossia, ha detto, lo striscione era stato asportato per permettere di addobbare la sede della sua Regione con le insegne del campionato europeo Under 21 di calcio, dal quale peraltro siamo stati praticamente eliminati subito dopo la sua mossa portafortuna.
Quando Le è stato fatto notare quanto puerile f…
Gentile dottor Fedriga, le invio queste poche righe per alcune pacate riflessioni sull'evento cartellonistico che l'ha recentemente vista protagonista.
Nei giorni scorsi è stato infatti rimosso dalla sede della Regione da Lei amministrata, il Friuli-Venezia Giulia, lo striscione che richiedeva verità per Giulio Regeni, il giovane ricercatore assassinato nel 2016 in Egitto, sulla morte del quale ancora il nostro Paese, nei governi che si sono succeduti, non è riuscito a ottenere la benché minima informazione vagamente plausibile.
Dapprima Lei ha inteso opporre alle (naturali) proteste che ne sono seguite una motivazione di carattere sportivo. Ossia, ha detto, lo striscione era stato asportato per permettere di addobbare la sede della sua Regione con le insegne del campionato europeo Under 21 di calcio, dal quale peraltro siamo stati praticamente eliminati subito dopo la sua mossa portafortuna.
Quando Le è stato fatto notare quanto puerile fosse la giustificazione adottata, e sia la Fifa sia l'Uefa si sono dette estranee a ogni tentativo di stabilire l'arredo dei suoi infissi, ha avocato a sé la decisione spiegando che lo striscione non sarebbe mai più tornato.
Ma questo lo sa. Quello che non sa, e spero di non rovinarle la sorpresa, è che Giulio Regeni non era solo un giovane ricercatore. Era italiano. E il plateale menefreghismo per la violenza che un suo e mio concittadino ha subìto in terra straniera collide sia con gli slogan ("Prima gli italiani"), sia con la prassi della sua parte politica, oserei dire culturale, per la quale chiunque porti in tasca il nostro passaporto, foss'anche qualcuno che lavora in scenari di guerra da privato cittadino, va difeso, sostenuto, commemorato come si deve. Non so se prima di essere torturato a morte il nostro connazionale abbia potuto pronunciare frasi di sicuro impatto come, cito un caso di scuola, "vi faccio vedere come muore un italiano".
Né sono certo che Regeni afferisse alla parte politica per la quale, sempre meno speranzoso, simpatizzo. Questo non è importante. Lei invece sì, crede di saperlo. E lo ha iscritto, da italiano di serie B, al club delle "vispe Terese", come i vostri giornali chiamavano le due Simone. Del "pirlacchione", come il povero Enzo Baldoni fu apostrofato da un cronista che immagino apprezzi, subito prima di essere sgozzato. O come Silvia Romano, prigioniera in Kenya per delitto di umanità. O come padre Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria. Un religioso. Sa, di quella religione della quale il suo principale bacia periodicamente i simboli. O come padre Pier Luigi Maccalli, missionario sparito in Niger. Tutta gente che metteva in pratica uno slogan così potente e autoassolutorio che a un certo punto è stato fatto proprio anche da una parte della sinistra: aiutiamoli a casa loro. Se lei fosse un buonista come me, come noi, avrebbe tutto il diritto di fottersene di questi tizi. Regeni in primis. In fondo non sono che persone perbene la cui vita dimostra a voi cattivisti come si possa essere solidali, tolleranti, e prendersi il rischio di farlo a costo di essere insultati e derisi. Invece, purtroppo per Lei, sono italiani.
Dunque, la loro vita - o la loro morte - ha il pregio, tra i tanti, di smascherare quanto sia peloso il presunto buonsenso che avete violentato pur di ottenere voti. Peggiorando il Paese. Non vi frega niente degli italiani, vi interessa solo dei "vostri". Non volete aiutare nessuno a casa propria: non volete aiutare nessuno, e basta. Il sovranismo è la scusa dietro cui occultate, sempre meno, in fondo non serve più, la vostra intolleranza politica, "razziale", verso chi, in genere, sia impossibilitato a difendersi.
Nei giorni scorsi è stato infatti rimosso dalla sede della Regione da Lei amministrata, il Friuli-Venezia Giulia, lo striscione che richiedeva verità per Giulio Regeni, il giovane ricercatore assassinato nel 2016 in Egitto, sulla morte del quale ancora il nostro Paese, nei governi che si sono succeduti, non è riuscito a ottenere la benché minima informazione vagamente plausibile.
Dapprima Lei ha inteso opporre alle (naturali) proteste che ne sono seguite una motivazione di carattere sportivo. Ossia, ha detto, lo striscione era stato asportato per permettere di addobbare la sede della sua Regione con le insegne del campionato europeo Under 21 di calcio, dal quale peraltro siamo stati praticamente eliminati subito dopo la sua mossa portafortuna.
Quando Le è stato fatto notare quanto puerile fosse la giustificazione adottata, e sia la Fifa sia l'Uefa si sono dette estranee a ogni tentativo di stabilire l'arredo dei suoi infissi, ha avocato a sé la decisione spiegando che lo striscione non sarebbe mai più tornato.
Ma questo lo sa. Quello che non sa, e spero di non rovinarle la sorpresa, è che Giulio Regeni non era solo un giovane ricercatore. Era italiano. E il plateale menefreghismo per la violenza che un suo e mio concittadino ha subìto in terra straniera collide sia con gli slogan ("Prima gli italiani"), sia con la prassi della sua parte politica, oserei dire culturale, per la quale chiunque porti in tasca il nostro passaporto, foss'anche qualcuno che lavora in scenari di guerra da privato cittadino, va difeso, sostenuto, commemorato come si deve. Non so se prima di essere torturato a morte il nostro connazionale abbia potuto pronunciare frasi di sicuro impatto come, cito un caso di scuola, "vi faccio vedere come muore un italiano".
Né sono certo che Regeni afferisse alla parte politica per la quale, sempre meno speranzoso, simpatizzo. Questo non è importante. Lei invece sì, crede di saperlo. E lo ha iscritto, da italiano di serie B, al club delle "vispe Terese", come i vostri giornali chiamavano le due Simone. Del "pirlacchione", come il povero Enzo Baldoni fu apostrofato da un cronista che immagino apprezzi, subito prima di essere sgozzato. O come Silvia Romano, prigioniera in Kenya per delitto di umanità. O come padre Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria. Un religioso. Sa, di quella religione della quale il suo principale bacia periodicamente i simboli. O come padre Pier Luigi Maccalli, missionario sparito in Niger. Tutta gente che metteva in pratica uno slogan così potente e autoassolutorio che a un certo punto è stato fatto proprio anche da una parte della sinistra: aiutiamoli a casa loro. Se lei fosse un buonista come me, come noi, avrebbe tutto il diritto di fottersene di questi tizi. Regeni in primis. In fondo non sono che persone perbene la cui vita dimostra a voi cattivisti come si possa essere solidali, tolleranti, e prendersi il rischio di farlo a costo di essere insultati e derisi. Invece, purtroppo per Lei, sono italiani.
Dunque, la loro vita - o la loro morte - ha il pregio, tra i tanti, di smascherare quanto sia peloso il presunto buonsenso che avete violentato pur di ottenere voti. Peggiorando il Paese. Non vi frega niente degli italiani, vi interessa solo dei "vostri". Non volete aiutare nessuno a casa propria: non volete aiutare nessuno, e basta. Il sovranismo è la scusa dietro cui occultate, sempre meno, in fondo non serve più, la vostra intolleranza politica, "razziale", verso chi, in genere, sia impossibilitato a difendersi.