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Di Maio e il bluff del governo tecnico

Per difendersi da Salvini e dalle fronde interne il leader 5S invade le prerogative del Quirinale
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Cosa significa se il vicepremier di un governo in carica evoca un “esecutivo tecnico” in caso di crisi? Quasi certamente è la fotografia del suo stato di disperazione: senza più alcuna fiducia in qualsiasi formula politica o alleanza e al tempo stesso pronto a tutto pur di non tornare al voto. Il vicepremier è Luigi Di Maio, l’uomo che porta sulle spalle il peso di tutte le contraddizioni del M5S, compresa la rissa con il rivale Di Battista fondata su niente che non sia una lotta di potere personale. Di Maio ha parlato dell’ipotesi in un colloquio con il Corriere della Sera, disegnando tra le righe uno scenario che più precario non si può. Così facendo ha invaso un campo costituzionale che non gli compete, in quanto riguarda la responsabilità del presidente della Repubblica. Per meglio dire, ha esposto il capo dello Stato in modo improprio perché qualcuno potrebbe pensare — e l’ipotesi sarebbe …
Cosa significa se il vicepremier di un governo in carica evoca un “esecutivo tecnico” in caso di crisi? Quasi certamente è la fotografia del suo stato di disperazione: senza più alcuna fiducia in qualsiasi formula politica o alleanza e al tempo stesso pronto a tutto pur di non tornare al voto. Il vicepremier è Luigi Di Maio, l’uomo che porta sulle spalle il peso di tutte le contraddizioni del M5S, compresa la rissa con il rivale Di Battista fondata su niente che non sia una lotta di potere personale. Di Maio ha parlato dell’ipotesi in un colloquio con il Corriere della Sera, disegnando tra le righe uno scenario che più precario non si può. Così facendo ha invaso un campo costituzionale che non gli compete, in quanto riguarda la responsabilità del presidente della Repubblica. Per meglio dire, ha esposto il capo dello Stato in modo improprio perché qualcuno potrebbe pensare — e l’ipotesi sarebbe del tutto infondata — che le parole di un vicepresidente del Consiglio, nonché leader del partito di maggioranza, sono state in qualche misura concordate.

Invece si tratta solo della seconda linea di difesa per un Di Maio che deve fronteggiare al tempo stesso Di Battista (e forse Casaleggio), da un lato, e Salvini, dall’altro. La prima linea resta la tenuta del governo Conte nonostante lo sconquasso. Quando lo stesso vicepremier, avendo appena finito di adombrare l’arrivo dei “tecnici”, afferma con un salto logico che l’attuale governo “durerà altri quattro anni”, ossia l’intera legislatura, egli rivela il suo vero animo: tenere insieme la compagine finché è umanamente possibile così da garantire a ogni ministro e sottosegretario la sua fetta di potere e quindi puntellare la “stabilità”, parola d’ordine del “grillismo” governativo.

Solo nel caso in cui la pressione della Lega diventasse intollerabile, come vari indizi già indicano, si ripiegherebbe sulla seconda linea: far intendere al capo del Carroccio che le elezioni anticipate per lui resteranno una chimera. E qui si entra in un terreno insidioso perché incrocia con le decisioni di Mattarella. Il nervosismo induce Di Maio ad anticipare un po’ troppo i tempi politici e istituzionali. In sostanza, egli sembra voler dire che, messi alle strette, i Cinque Stelle sarebbero disposti a consentire un governo “del presidente”, ossia tecnico, da votare — è inevitabile — insieme al Pd e qualche gruppo minore, magari con l’astensione di Forza Italia. Il gioco è spregiudicato e fa leva sull’obbligo costituzionale del presidente di verificare l’esistenza di altre maggioranze in Parlamento prima di sciogliere le Camere. Ma Di Maio dà l’impressione di vendere una merce che non possiede.

Il Pd di Zingaretti, ad esempio, ha sempre escluso una soluzione del genere, privilegiando il voto anticipato. Con cui l’attuale gruppo dirigente, tra l’altro, ridurrebbe la quota dei “renziani” nel prossimo Parlamento. C’è poi un altro ostacolo, senz’altro il maggiore. Secondo gli ultimi sondaggi la Lega è oltre il 35 per cento e Fratelli d’Italia oltre il 6. Come si può pensare di ricorrere a un esecutivo tecnico contro la volontà di un simile schieramento? Sarebbe una sfida drammatica e carica di incognite.