Fame, la priorità è azzerarla
Carlo Petrini , di CARLO PETRINIL’elezione di un cinese al vertice Fao: il compito di Qu comincia in un momento storico in cui la battaglia per il sistema alimentare del futuro mette in gioco il futuro stesso della vita dell’uomo su questo pianeta
Il discorso pronunciato da Qu Dongyu in occasione della quarantunesima conferenza Fao che domenica lo ha eletto nuovo direttore generale dell’organizzazione fa ben sperare. L’approccio del primo cinese della storia chiamato a guidare una delle agenzie delle Nazioni Unite è parso orientato verso lo sviluppo di una Fao sempre più dinamica, vicina a chi produce il cibo, orientata alla sostenibilità e alla lotta senza quartiere alla fame e alla povertà.
Proprio la povertà è stato il primo punto toccato da Qu durante il suo intervento. Per liberarsi della fame è necessario liberarsi di quelle sacche di miseria che in ogni angolo del mondo incatenano milioni di persone a una condizione di scarso accesso alla terra, al cibo e all’acqua potabile, con particolare attenzione alle zone maggiormente a rischio come quelle tropicali e aride. Su questo Qu ha parlato chiaro, brandendo come un progetto programmatico i sette Obiettivi …
Proprio la povertà è stato il primo punto toccato da Qu durante il suo intervento. Per liberarsi della fame è necessario liberarsi di quelle sacche di miseria che in ogni angolo del mondo incatenano milioni di persone a una condizione di scarso accesso alla terra, al cibo e all’acqua potabile, con particolare attenzione alle zone maggiormente a rischio come quelle tropicali e aride. Su questo Qu ha parlato chiaro, brandendo come un progetto programmatico i sette Obiettivi …
Il discorso pronunciato da Qu Dongyu in occasione della quarantunesima conferenza Fao che domenica lo ha eletto nuovo direttore generale dell’organizzazione fa ben sperare. L’approccio del primo cinese della storia chiamato a guidare una delle agenzie delle Nazioni Unite è parso orientato verso lo sviluppo di una Fao sempre più dinamica, vicina a chi produce il cibo, orientata alla sostenibilità e alla lotta senza quartiere alla fame e alla povertà.
Proprio la povertà è stato il primo punto toccato da Qu durante il suo intervento. Per liberarsi della fame è necessario liberarsi di quelle sacche di miseria che in ogni angolo del mondo incatenano milioni di persone a una condizione di scarso accesso alla terra, al cibo e all’acqua potabile, con particolare attenzione alle zone maggiormente a rischio come quelle tropicali e aride. Su questo Qu ha parlato chiaro, brandendo come un progetto programmatico i sette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sui quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura è coinvolta in primissima istanza. Primo fra tutti, appunto, lo sradicamento della povertà. Un discorso, quello di Qu, che sembra voler proseguire sulla linea tracciata dai due mandati del brasiliano Graziano Da Silva, che dopo aver svolto il ruolo di ministro per la Fame Zero in Brasile ha improntato il suo ruolo di direttore generale verso la valorizzazione e la difesa dell’agricoltura familiare e locale, baluardo insostituibile della sicurezza alimentare a tutte le latitudini.
Non c’è dubbio che il compito di Qu sia tutt’altro che semplice anche perché mai come oggi, in un momento storico in cui le conseguenze dei cambiamenti climatici fanno sentire il loro peso in maniera crescente sul comparto agricolo, la battaglia per il sistema alimentare del futuro mette in gioco il futuro stesso della vita dell’uomo su questo pianeta. La questione è che l’agricoltura è a un tempo vittima e carnefice quando si parla di cambiamento climatico. Il modello di produzione agroindustriale è uno dei principali responsabili dello squilibrio ambientale cui stiamo assistendo su scala globale, sia per le emissioni di gas serra che per il bulimico consumo di risorse naturali, partendo dall’acqua, passando per i suoli fertili fino ad arrivare alle superfici forestali sacrificate per impiantare nuove colture. Le sfide lanciate da Qu sono molte e includono l’ammodernamento dei sistemi agricoli (ha parlato della necessità di una rivoluzione digitale in agricoltura) e la sburocratizzazione di un’organizzazione elefantiaca e non sempre efficiente.
Naturalmente aspettiamo la prova dei fatti ma per chi, come il sottoscritto, crede nelle istituzioni internazionali come altissimo modello di politica e di convivenza civile, stride la lettura che prevale tra gli opinionisti. Per molti, infatti, l’elezione di Qu sarebbe la definitiva affermazione della supremazia cinese e la terza gamba di un progetto di egemonia sull’Africa che passa da grandi investimenti infrastrutturali, land grabbing (una piaga da estirpare per debellare fame e povertà) e adesso avrebbe dalla sua anche il soft power della diplomazia del cibo. Al contrario l’augurio (personalmente la convinzione, forse ingenua) è invece che il biologo ed ex viceministro dell’Agricoltura Qu porti avanti gli interessi del mondo intero che, sedendo sulla poltrona più importante del Palazzo sull’Aventino, rappresenta. Mai come oggi la lotta alla fame deve essere vinta, mai come oggi occorre rimodellare la produzione alimentare affinché non sia una minaccia ma una promessa per le generazioni future e per la madre terra che ci ospita. La nazionalità di chi guida questa lotta è del tutto secondaria.
Proprio la povertà è stato il primo punto toccato da Qu durante il suo intervento. Per liberarsi della fame è necessario liberarsi di quelle sacche di miseria che in ogni angolo del mondo incatenano milioni di persone a una condizione di scarso accesso alla terra, al cibo e all’acqua potabile, con particolare attenzione alle zone maggiormente a rischio come quelle tropicali e aride. Su questo Qu ha parlato chiaro, brandendo come un progetto programmatico i sette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sui quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura è coinvolta in primissima istanza. Primo fra tutti, appunto, lo sradicamento della povertà. Un discorso, quello di Qu, che sembra voler proseguire sulla linea tracciata dai due mandati del brasiliano Graziano Da Silva, che dopo aver svolto il ruolo di ministro per la Fame Zero in Brasile ha improntato il suo ruolo di direttore generale verso la valorizzazione e la difesa dell’agricoltura familiare e locale, baluardo insostituibile della sicurezza alimentare a tutte le latitudini.
Non c’è dubbio che il compito di Qu sia tutt’altro che semplice anche perché mai come oggi, in un momento storico in cui le conseguenze dei cambiamenti climatici fanno sentire il loro peso in maniera crescente sul comparto agricolo, la battaglia per il sistema alimentare del futuro mette in gioco il futuro stesso della vita dell’uomo su questo pianeta. La questione è che l’agricoltura è a un tempo vittima e carnefice quando si parla di cambiamento climatico. Il modello di produzione agroindustriale è uno dei principali responsabili dello squilibrio ambientale cui stiamo assistendo su scala globale, sia per le emissioni di gas serra che per il bulimico consumo di risorse naturali, partendo dall’acqua, passando per i suoli fertili fino ad arrivare alle superfici forestali sacrificate per impiantare nuove colture. Le sfide lanciate da Qu sono molte e includono l’ammodernamento dei sistemi agricoli (ha parlato della necessità di una rivoluzione digitale in agricoltura) e la sburocratizzazione di un’organizzazione elefantiaca e non sempre efficiente.
Naturalmente aspettiamo la prova dei fatti ma per chi, come il sottoscritto, crede nelle istituzioni internazionali come altissimo modello di politica e di convivenza civile, stride la lettura che prevale tra gli opinionisti. Per molti, infatti, l’elezione di Qu sarebbe la definitiva affermazione della supremazia cinese e la terza gamba di un progetto di egemonia sull’Africa che passa da grandi investimenti infrastrutturali, land grabbing (una piaga da estirpare per debellare fame e povertà) e adesso avrebbe dalla sua anche il soft power della diplomazia del cibo. Al contrario l’augurio (personalmente la convinzione, forse ingenua) è invece che il biologo ed ex viceministro dell’Agricoltura Qu porti avanti gli interessi del mondo intero che, sedendo sulla poltrona più importante del Palazzo sull’Aventino, rappresenta. Mai come oggi la lotta alla fame deve essere vinta, mai come oggi occorre rimodellare la produzione alimentare affinché non sia una minaccia ma una promessa per le generazioni future e per la madre terra che ci ospita. La nazionalità di chi guida questa lotta è del tutto secondaria.