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(agf)

I due misteri di Osaka

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L'evento più atteso del G20 è l’incontro bilaterale tra il presidenti americano e quello cinese
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Due misteri s'incontrano a Osaka, e da quell'incontro possono dipendere le sorti dell'economia mondiale (Europa inclusa). Donald Trump e Xi Jinping da ieri sera sono qui nella città giapponese, bagnata dalla pioggia e con previsioni di ciclone tropicale non proprio beneauguranti. Il vertice del G20 sotto la presidenza nipponica si apre oggi, ma l'evento più atteso è l'incontro bilaterale che i due presidenti americano e cinese avranno domani all'ora di pranzo (l'alba in Italia). Sullo sfondo c'è il nuovo rallentamento della crescita globale, che molti collegano ai venti di guerra commerciale. Trump e Xi arrivano all'appuntamento con un atteggiamento simile: esibiscono cordialità nei loro rapporti umani, ma questo non significa che siano pronti a concessioni sostanziali.

Trump fa della sorpresa un'arte: il mistero sulle proprie intenzioni lo usa come una tattica negoziale; ora è anche condizionato dal fa…
Due misteri s'incontrano a Osaka, e da quell'incontro possono dipendere le sorti dell'economia mondiale (Europa inclusa). Donald Trump e Xi Jinping da ieri sera sono qui nella città giapponese, bagnata dalla pioggia e con previsioni di ciclone tropicale non proprio beneauguranti. Il vertice del G20 sotto la presidenza nipponica si apre oggi, ma l'evento più atteso è l'incontro bilaterale che i due presidenti americano e cinese avranno domani all'ora di pranzo (l'alba in Italia). Sullo sfondo c'è il nuovo rallentamento della crescita globale, che molti collegano ai venti di guerra commerciale. Trump e Xi arrivano all'appuntamento con un atteggiamento simile: esibiscono cordialità nei loro rapporti umani, ma questo non significa che siano pronti a concessioni sostanziali.

Trump fa della sorpresa un'arte: il mistero sulle proprie intenzioni lo usa come una tattica negoziale; ora è anche condizionato dal fatto che in questa campagna elettorale molti democratici lo scavalcano sulla linea dura con la Cina e non gli perdonerebbero cedimenti. Il mistero di Xi è legato alla natura del sistema autoritario, ma sembra essersi infittito di recente: la sua posizione si è irrigidita e Pechino ha fatto retromarcia su molte promesse. Quasi che Xi abbia dovuto fronteggiare critiche e dissensi interni sulla gestione della grande sfida con l'America. Al G20 di Osaka la delegazione cinese arriva, almeno ufficialmente, con una posizione poco flessibile. Chiede la fine dell'embargo contro Huawei, l'altra partita strategica nello scontro con Washington.

Più ancora delle restrizioni sugli acquisti di tecnologia made in China nella telefonia 5G (su cui gli Usa vogliono la solidarietà dell'Europa), a Xi preme che siano sbloccate le vendite di semiconduttori made in Usa a Huawei. Senza quei componenti il colosso cinese delle telecom è in difficoltà. Xi vuole inoltre la levata dei dazi americani, ma ha ridotto le sue offerte. Non risulta più disponibile ad aumentare l'import cinese dall'America di 200 o 300 miliardi di dollari annui (di fatto un raddoppio rispetto ai livelli attuali); né a cambiare le leggi cinesi in materia di protezione del know how e della proprietà intellettuale, per frenare il saccheggio di segreti industriali occidentali. Xi ha fatto di recente dei gesti distensivi sulla Corea del Nord e Hong Kong; ma continua a importare petrolio iraniano in barba alle sanzioni Usa.

Con queste premesse, domani tutto è possibile. Una schiarita improvvisa sarebbe nello "stile" di Trump, che ama i colpi di scena. Ma può darsi benissimo che l'accordo rimanga distante. Pende la minaccia Usa di altri dazi su ulteriori importazioni made in China, per 350 miliardi di dollari annui. Se dovessero scattare, colpirebbero di tutto: dall'abbigliamento, agli smartphone, ai computer. Aggiungendosi ai dazi del 25% già varati da Trump, con la seconda ondata si arriverebbe a colpire la quasi totalità delle importazioni americane dalla Cina. In questa partita entrano ormai i calcoli elettorali da ambo le parti. Trump non può esporre il fianco ad accuse democratiche di svendere gli interessi nazionali. Xi può valutare che in piena campagna elettorale americana è inutile fare concessioni, a un'amminisrazione che potrebbe essere sul piede di partenza.

Non è migliore il clima di questo G20 su altri fronti. Trump è atterrato ieri sera attaccando un po' tutti i suoi alleati. Perfino il padrone di casa Abe Shinzo. Il presidente americano se l'è presa con l'asimmetria del trattato di alleanza Usa-Giappone: "Se loro vengono attaccati noi combatteremo la terza guerra mondiale per difenderli; se invece vengono aggrediti gli Stati Uniti, i giapponesi si guarderanno la guerra su un televisore Sony". Dello stesso tenore l'accusa che Trump ha rilanciato alla Germania, definita "un parassita della sicurezza". Se l'è presa anche con l'India di Narendra Modi, criticandola per il suo protezionismo. Eppure Modi, di recente rieletto con ampio margine, è uno dei leader nazionalisti in sintonia con Trump. Gli unici con cui il presidente americano sembra avere un rapporto idilliaco restano Vladimir Putin e il principe saudita Muhammad bin Salman. Anche con loro sono previsti incontri bilaterali.