Perché la tregua è inutile
Ferdinando Giugliano , di FERDINANDO GIUGLIANOL'accordo tra governo italiano e Commissione europea sembra vicino. Ma lo scontro potrebbe essere solo rinviato. La strategia di politica economica dell'esecutivo rimane troppo ambigua e in tale incertezza è impossibile immaginare un rilancio di investimenti e crescita
La Commissione europea e il governo italiano sembrano vicini ad un accordo che eviterebbe almeno per ora una procedura d'infrazione. Si tratterebbe di una tregua tanto benvenuta quanto inutile. La strategia di politica economica dell'esecutivo rimane troppo ambigua. È impossibile immaginare un rilancio di investimenti e crescita in un quadro di tale incertezza.
L'eventuale decisione da parte di Bruxelles di rinviare lo scontro con l'Italia all'autunno direbbe molto di più delle priorità della Commissione che non del nostro governo. Giuseppe Conte e Giovanni Tria si stanno dimostrando molto determinati nel voler trovare un compromesso, anche grazie alla sorprendente decisione della Cassa depositi e prestiti di concedere senza grandi resistenze un dividendo straordinario.
Ma il vero ammorbidimento sembra arrivare ancora una volta da Jean-Claude Juncker e dai partner europei. Dopo la durezza di inizio giugno, in molti nell'Ue sembrano oggi pr…
L'eventuale decisione da parte di Bruxelles di rinviare lo scontro con l'Italia all'autunno direbbe molto di più delle priorità della Commissione che non del nostro governo. Giuseppe Conte e Giovanni Tria si stanno dimostrando molto determinati nel voler trovare un compromesso, anche grazie alla sorprendente decisione della Cassa depositi e prestiti di concedere senza grandi resistenze un dividendo straordinario.
Ma il vero ammorbidimento sembra arrivare ancora una volta da Jean-Claude Juncker e dai partner europei. Dopo la durezza di inizio giugno, in molti nell'Ue sembrano oggi pr…
La Commissione europea e il governo italiano sembrano vicini ad un accordo che eviterebbe almeno per ora una procedura d'infrazione. Si tratterebbe di una tregua tanto benvenuta quanto inutile. La strategia di politica economica dell'esecutivo rimane troppo ambigua. È impossibile immaginare un rilancio di investimenti e crescita in un quadro di tale incertezza.
L'eventuale decisione da parte di Bruxelles di rinviare lo scontro con l'Italia all'autunno direbbe molto di più delle priorità della Commissione che non del nostro governo. Giuseppe Conte e Giovanni Tria si stanno dimostrando molto determinati nel voler trovare un compromesso, anche grazie alla sorprendente decisione della Cassa depositi e prestiti di concedere senza grandi resistenze un dividendo straordinario.
Ma il vero ammorbidimento sembra arrivare ancora una volta da Jean-Claude Juncker e dai partner europei. Dopo la durezza di inizio giugno, in molti nell'Ue sembrano oggi pronti a un'applicazione più morbida delle regole.
Questa decisione si spiegherebbe anche con il mutato contesto economico. L'economia dell'Eurozona, e in particolare il comparto manifatturiero, appaiono molto vulnerabili alle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. La Banca centrale europea ha assunto un atteggiamento più prudente e il presidente Mario Draghi ha aperto la porta a ulteriori stimoli monetari, come nuovi acquisti di titoli di Stato. I tassi d'interesse sui nostri Btp a dieci anni sono ai minimi da maggio del 2018, e lo spread con i bund tedeschi, sebbene ancora elevato, è in lieve restringimento. Con un'economia europea fragile, e con mercati che sembrano un po' meno allarmati della situazione italiana, è difficile per Commissione e Stati membri chiedere al governo una stretta drastica per il 2019. La vera partita è tutta sui conti del 2020, che nelle previsioni di Tria dovrebbero vedere un indebitamento netto pari al 2,1% del prodotto interno lordo, e un debito pubblico in discesa, al 131,3% del Pil. Questi numeri includono un aumento di accise e Iva per circa 23 miliardi di euro, che Lega e 5 Stelle dicono però di non voler attuare, e ignorano promesse come una riduzione delle imposte sul reddito pari a circa 15 miliardi. La manovra dei sogni del governo comporterebbe dunque una quarantina di miliardi di euro di deficit in più - incompatibili non solo con le regole europee, ma anche con i principi di prudente gestione del bilancio pubblico.
Qualsiasi previsione per il 2020 è ad oggi impossibile. Non è chiaro neppure se sarà il governo Conte a scrivere la prossima legge di Bilancio. I tanti investitori internazionali che arrivano in queste settimane a Roma e Milano hanno una sola domanda in testa: dove vuole arrivare Matteo Salvini?
C'è chi teme che il suo obiettivo sia uno scontro frontale con Bruxelles, propedeutico magari ad un'uscita dall'euro, e chi invece crede che, alla fine, il leader della Lega punti a ottenere concessioni ma voglia restare nelle regole. Un'eventuale pace estiva non ci dirà comunque nulla su come Salvini si comporterà in autunno. Il vero problema è che queste schermaglie con la Commissione servono solo a distrarre da un quadro economico sempre più preoccupante: i dati Istat relativi al primo trimestre mostrano come sia aumentata la pressione fiscale a fronte di un aumento della spesa corrente al netto degli interessi. Se si aggiunge l'atteggiamento intimidatorio nei confronti delle aziende assunto negli ultimi giorni dal vicepremier Luigi Di Maio, non è difficile capire perché le imprese facciano fatica a investire. L'Italia potrà anche ottenere una tregua con Bruxelles, ma sta sonoramente perdendo la battaglia per la crescita.
L'eventuale decisione da parte di Bruxelles di rinviare lo scontro con l'Italia all'autunno direbbe molto di più delle priorità della Commissione che non del nostro governo. Giuseppe Conte e Giovanni Tria si stanno dimostrando molto determinati nel voler trovare un compromesso, anche grazie alla sorprendente decisione della Cassa depositi e prestiti di concedere senza grandi resistenze un dividendo straordinario.
Ma il vero ammorbidimento sembra arrivare ancora una volta da Jean-Claude Juncker e dai partner europei. Dopo la durezza di inizio giugno, in molti nell'Ue sembrano oggi pronti a un'applicazione più morbida delle regole.
Questa decisione si spiegherebbe anche con il mutato contesto economico. L'economia dell'Eurozona, e in particolare il comparto manifatturiero, appaiono molto vulnerabili alle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. La Banca centrale europea ha assunto un atteggiamento più prudente e il presidente Mario Draghi ha aperto la porta a ulteriori stimoli monetari, come nuovi acquisti di titoli di Stato. I tassi d'interesse sui nostri Btp a dieci anni sono ai minimi da maggio del 2018, e lo spread con i bund tedeschi, sebbene ancora elevato, è in lieve restringimento. Con un'economia europea fragile, e con mercati che sembrano un po' meno allarmati della situazione italiana, è difficile per Commissione e Stati membri chiedere al governo una stretta drastica per il 2019. La vera partita è tutta sui conti del 2020, che nelle previsioni di Tria dovrebbero vedere un indebitamento netto pari al 2,1% del prodotto interno lordo, e un debito pubblico in discesa, al 131,3% del Pil. Questi numeri includono un aumento di accise e Iva per circa 23 miliardi di euro, che Lega e 5 Stelle dicono però di non voler attuare, e ignorano promesse come una riduzione delle imposte sul reddito pari a circa 15 miliardi. La manovra dei sogni del governo comporterebbe dunque una quarantina di miliardi di euro di deficit in più - incompatibili non solo con le regole europee, ma anche con i principi di prudente gestione del bilancio pubblico.
Qualsiasi previsione per il 2020 è ad oggi impossibile. Non è chiaro neppure se sarà il governo Conte a scrivere la prossima legge di Bilancio. I tanti investitori internazionali che arrivano in queste settimane a Roma e Milano hanno una sola domanda in testa: dove vuole arrivare Matteo Salvini?
C'è chi teme che il suo obiettivo sia uno scontro frontale con Bruxelles, propedeutico magari ad un'uscita dall'euro, e chi invece crede che, alla fine, il leader della Lega punti a ottenere concessioni ma voglia restare nelle regole. Un'eventuale pace estiva non ci dirà comunque nulla su come Salvini si comporterà in autunno. Il vero problema è che queste schermaglie con la Commissione servono solo a distrarre da un quadro economico sempre più preoccupante: i dati Istat relativi al primo trimestre mostrano come sia aumentata la pressione fiscale a fronte di un aumento della spesa corrente al netto degli interessi. Se si aggiunge l'atteggiamento intimidatorio nei confronti delle aziende assunto negli ultimi giorni dal vicepremier Luigi Di Maio, non è difficile capire perché le imprese facciano fatica a investire. L'Italia potrà anche ottenere una tregua con Bruxelles, ma sta sonoramente perdendo la battaglia per la crescita.