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(ansa)

L’idea fissa della proroga

Il decreto crescita è un ricettacolo di disposizioni slegate tra loro, si segnala per un più accentuato ricorso alla proroga e all'eccezione della regola
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Il "decreto crescita" è finalmente legge dopo l'approvazione del Senato di giovedì 26. Il provvedimento, un ricettacolo di disposizioni slegate tra loro, si segnala per un più accentuato ricorso agli italici vizi della proroga e dell'eccezione alla regola che minano alle fondamenta ogni certezza del diritto e quindi solo per questo danneggiano l'economia.

Vediamo ad esempio alcune novità apportate in sede di conversione in legge del decreto. In primis lo "scivolo" contributivo. Le imprese con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani offrendo loro in cambio "uno scivolo" di 5 anni, a chi manca meno di 60 mesi per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia e ha versato il requisito minimo contributivo. Si continuano a togliere persone dal sistema produttivo introducendo altresì uno squilibrio concorrenziale tra chi ha più di 1000 dipendenti (parametro, ovvia…
Il "decreto crescita" è finalmente legge dopo l'approvazione del Senato di giovedì 26. Il provvedimento, un ricettacolo di disposizioni slegate tra loro, si segnala per un più accentuato ricorso agli italici vizi della proroga e dell'eccezione alla regola che minano alle fondamenta ogni certezza del diritto e quindi solo per questo danneggiano l'economia.

Vediamo ad esempio alcune novità apportate in sede di conversione in legge del decreto. In primis lo "scivolo" contributivo. Le imprese con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani offrendo loro in cambio "uno scivolo" di 5 anni, a chi manca meno di 60 mesi per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia e ha versato il requisito minimo contributivo. Si continuano a togliere persone dal sistema produttivo introducendo altresì uno squilibrio concorrenziale tra chi ha più di 1000 dipendenti (parametro, ovviamente, del tutto arbitrario) e chi no.

Vengono poi riaperti i termini della rottamazione-ter delle cartelle e del saldo e stralcio per i contribuenti che non hanno presentato la domanda di adesione entro lo scorso 30 aprile. La rottamazione era già un provvedimento di resa dello Stato di fronte a (presunti) evasori. Ora, per completare l'opera, viene aggiunta una bella proroga. Si toglie inoltre la responsabilità penale per i futuri amministratori dell'Ilva. Chi ha investito miliardi e negoziato su quel presupposto si trova ora spiazzato: affidabilità delle promesse del governo, uguale a zero. Non ci dimentichiamo, naturalmente, dell'eliminazione del termine del 30 giugno per la restituzione del prestito di 900 milioni ad Alitalia. Già al momento in cui venne concesso a molti sembrò un ennesimo aiuto di Stato (la privatizzazione era ed è la soluzione migliore per tutti, dipendenti compresi). Ora appare, puntuale, l'eccezione all'eccezione. I mutui del governo sono come quelli del sovrano, se il debitore gli è simpatico può anche allungarne la scadenza: magari altre imprese avessero questa fortuna.

Un compromesso è stato raggiunto pure sulle disposizioni salva-Roma. Alcuni dei soldi destinati all'Urbe vengono destinati ad altre città dissestate e speciali capitoli sono riservati a Catania, Alessandria e i comuni della provincia di Campobasso. Amministrare oculatamente o in modo dissennato? Non fa differenza, qualcuno salderà. Già gli amministratori locali non hanno molti incentivi a spendere con assennatezza giacché il conto lo pagheranno le amministrazioni future. Ma se poi c'è la consapevolezza che i propri elettori comunque scaricheranno su altri i loro debiti, ecco che l'azzardo morale favorisce la negligenza e occupa prepotentemente la scena: non è un caso che proprio la scorsa settimana l'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica abbia concluso che i Comuni finiti in dissesto "generalmente non spendevano più del normale, ma fornivano meno servizi e impiegavano male le loro risorse".

Basta così. Quando si approvano provvedimenti che hanno a che fare col bilancio pubblico, in tutti i paesi del mondo c'è il fenomeno cosiddetto del "pork barrel", l'assegnazione di soldi per un interesse particolare in cambio di denaro per un altro corrispondente. Tuttavia in Italia il fenomeno è particolarmente accentuato con vieppiù l'aggravante che le norme accontentano pochi e svantaggiano l'intero sistema non solo per i fondi di cui lo privano, ma per gli incentivi perversi e la sfiducia nell'affidabilità del paese che introducono. Si balla sulla tolda del Titanic e persino gli orchestrali suonano pessima musica ciascuno per conto proprio.