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(agf)

Lo Strega della Storia

Leggere M significa soprattutto leggere di noi e del nostro passato. Lo stesso che c’è nel libro di Benedetta Cibrario
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Libro fascistissimo. Questa è stata l’ultima definizione in ordine di tempo di M. Il figlio del secolo, il romanzo di Antonio Scurati che ha vinto il Premio Strega. Prima era stato definito ambiguo, non letterario, non del tutto risolto. Pieno di inesattezze cronologiche, avevano fatto notare con solerzia da correttori di bozze alcuni accademici (l’autore, onestamente, le ha riconosciute). Apologetico: il protagonista è descritto come un eroe e il suo fascino oscuro suscita ammirazione anziché disgusto come invece dovrebbe stando alle intenzioni dichiarate dall’autore.

Il protagonista, come sanno i lettori delle 180 mila copie già vendute di M, è appunto Benito Mussolini negli anni che vanno dalla fondazione dei Fasci di combattimento, esattamente un secolo fa, alla presa del potere dopo la marcia su Roma. Un romanzo che parla dell’Italia durante una profondissima crisi non solo economica e politica ma anche psicologica: un p…
Libro fascistissimo. Questa è stata l’ultima definizione in ordine di tempo di M. Il figlio del secolo, il romanzo di Antonio Scurati che ha vinto il Premio Strega. Prima era stato definito ambiguo, non letterario, non del tutto risolto. Pieno di inesattezze cronologiche, avevano fatto notare con solerzia da correttori di bozze alcuni accademici (l’autore, onestamente, le ha riconosciute). Apologetico: il protagonista è descritto come un eroe e il suo fascino oscuro suscita ammirazione anziché disgusto come invece dovrebbe stando alle intenzioni dichiarate dall’autore.

Il protagonista, come sanno i lettori delle 180 mila copie già vendute di M, è appunto Benito Mussolini negli anni che vanno dalla fondazione dei Fasci di combattimento, esattamente un secolo fa, alla presa del potere dopo la marcia su Roma. Un romanzo che parla dell’Italia durante una profondissima crisi non solo economica e politica ma anche psicologica: un paese colmo di risentimento, spaccato tra nazionalismo e socialismo, privo di rappresentanza legittima, divorato dalla paura. Tutti elementi che nelle mani di un solo uomo divennero l’esperimento di dittatura ventennale che da allora il mondo conosce con una parola italiana: fascismo. Leggere M significa soprattutto leggere di noi. Come eravamo, come siamo diventati e cosa, forse, rischiamo di ridiventare.

Per una di quelle rare, seppur minori, coincidenze della storia, accade che un libro che parla del nostro periodo più oscuro abbia il suo riconoscimento nell’anno «bellissimo» (definizione del nostro presidente del Consiglio) in cui il Paese vive paure, crisi e tentazioni che di quel 1919 hanno un sapore meno che vago. Accade nell’anno in cui il Premio Strega cambia pelle, l’egemonia Einaudi (vittima anche di una lotta fratricida) cede di fronte a un avversario che si è presentato con un libro più convincente, più adatto ai tempi, più maturo. Un libro che parla della storia, come di storia parla quello di Benedetta Cibrario, seconda classificata che segna la ritrovata identità di Mondadori come casa editrice e non solo come gruppo: una buona notizia per il pluralismo culturale. Il nostro giornale negli ultimi mesi ha sostenuto una campagna per la difesa dell’insegnamento della storia con l’appello lanciato da Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri (ciao maestro, so che ci ascolti e combatti come sempre) che ha raccolto 50 mila adesioni di intellettuali, professionisti, insegnanti e gente comune e che è stato adottato da sette senati accademici, tutti preoccupati dal ridimensionamento dello studio del passato ostinatamente perseguito da questo governo fin dall’esame di maturità. Il nostro giornale è stato l’unico a porre la questione culturale, prima ancora che politica, del ritorno del fascismo qui e ora. Una serie di interventi e interviste che hanno denunciato la crisi della democrazia liberale sotto l’oscuro cielo sovranista che opprime l’Europa.

Che cosa c’entra tutto questo con un libro, con una giuria letteraria, con i pacchetti di voti di un premio che porta il nome di un liquore che ha il sapore dolce della speranza di un dopoguerra da cui all’epoca della sua fondazione cercavamo di risollevarci? C’entra, perché la storia, come sanno i lettori che hanno firmato il nostro appello, è un divenire progressivo fatto di piccoli slittamenti, di presagi minimi prima di diventare destini collettivi, e più sono piccoli più occorre saperli intercettare e raccontare. Per questo si scrivono i romanzi: perché tutti, nessuno escluso, possano leggere delle piccole o grandi storie di cui è fatta la storia e si sentano meno soli nel secolo che è loro toccato in sorte.