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(lapresse)

Un'alleanza all'europea

Colpisce il silenzio del Pd e del governo sulle nomine ai vertici dell’Ue. Una piccola vittoria è la nomina di Sassoli alla presidenza del Parlamento
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Come ha osservato Stefano Folli, colpisce il silenzio del Pd sulle nomine ai vertici dell’Unione. Ma anche le forze di governo non hanno brillato per loquacità. Penalizzate dai nuovi equilibri, hanno preferito sorvolare su quanto è successo, limitandosi a qualche mugugno. O a rivendicare il commissario alla concorrenza. Eppure quello che si è consumato a Bruxelles è un passaggio politico di prima importanza, che muta radicalmente il quadro precedente. Fino alle elezioni si può dire che tutti i partiti abbiano privilegiato lo scenario italiano su quello europeo. Più che come questione decisiva sul nostro futuro, l’Europa è stata usata come strumento polemico di politica interna. Dai partiti di governo per scaricarle addosso la responsabilità del collasso dell’economia e il dramma dell’immigrazione. Dal Pd per polemizzare contro sovranismo e populismo dilaganti in Italia.

Ma questo sguardo autocentrato ha i…
Come ha osservato Stefano Folli, colpisce il silenzio del Pd sulle nomine ai vertici dell’Unione. Ma anche le forze di governo non hanno brillato per loquacità. Penalizzate dai nuovi equilibri, hanno preferito sorvolare su quanto è successo, limitandosi a qualche mugugno. O a rivendicare il commissario alla concorrenza. Eppure quello che si è consumato a Bruxelles è un passaggio politico di prima importanza, che muta radicalmente il quadro precedente. Fino alle elezioni si può dire che tutti i partiti abbiano privilegiato lo scenario italiano su quello europeo. Più che come questione decisiva sul nostro futuro, l’Europa è stata usata come strumento polemico di politica interna. Dai partiti di governo per scaricarle addosso la responsabilità del collasso dell’economia e il dramma dell’immigrazione. Dal Pd per polemizzare contro sovranismo e populismo dilaganti in Italia.

Ma questo sguardo autocentrato ha impedito di cogliere tutto il rilievo della partita elettorale. Le forze politiche italiane, pur con interessi contrapposti, hanno proiettato in Europa lo stesso schema dello scontro interno, senza cogliere le differenze politiche ed istituzionali che rendono incomparabili le due situazioni. Intanto gli schieramenti politici europei sono irriducibili a uno conflitto frontale tra due campi. Non solo per la relazione di concorrenza/alleanza tra popolari e socialisti. Ma anche per la presenza, sempre maggiore, dei liberali e dei verdi, che rende possibile una politica delle alleanze impensabile in Italia. Ma è soprattutto il gioco sofisticato dei rapporti tra i diversi poteri politici ed economici — Parlamento, Consiglio, Commissione e Banca Centrale — che rende l’Unione un organismo politico irriducibile alle logiche degli Stati.

È questo complesso gioco istituzionale, anche più del voto, che ha reso impossibile in Europa la vittoria dei nazionalisti e dei populisti, isolando la Lega e vanificando ogni politica delle alleanze dei 5stelle. Entrambi possono consolarsi con qualche carica secondaria. Ma di fatto sono fuori da tutte le posizioni che contano. La stessa Italia esce indebolita sotto tutti profili, perdendo le posizioni che ha avuto nella passata legislatura. Ma in questo quadro, imprevedibile fino a qualche settimana fa, il Pd, pur senza grande merito, registra una vittoria non solo simbolica con la nomina di Sassoli alla presidenza del Parlamento. Se saprà giocare bene sue carte, egli avrà finalmente l’occasione di mettere mano a una politica europea sull’immigrazione, restringendo lo spazio mediatico, cinico e brutale, che si è ritagliato Salvini. Ma anche Lagarde resterà per adesso nel solco della politica economica tracciato da Draghi, ammorbidendo l’austerità imposta dalla Germania e dai Paesi nordeuropei, a vantaggio di tutti.

E l’Italia? Non ci si può illudere che le vicende europee bastino a fare uscire il nostro Paese dall’isolamento in cui versa. Ma qualcosa può mutare se i partiti d’opposizione — e principalmente il Pd — cambiano prospettiva. Se non è possibile guardare all’Europa dal punto di vista dell’Italia, si può, e si deve, fare il contrario. Assumere l’Europa, con tutte le sue fragilità e contraddizioni, come il nostro spazio politico. Certo, in Italia mancano popolari e socialisti — uniti ma mai veramente amalgamati nel Pd. E mancano anche liberali e verdi. Ma mancano come partiti. Non come culture, valori, interessi — che ci sono. È il punto da cui ripartire. Per uscire dall’impasse in cui si trova, anche in Italia si deve realizzare quell’alleanza tra forze democratiche che in Europa ha fatto da diga contro sovranisti e populisti.