Salvini e il Viminale di partito
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINA
Cos'è esattamente il Viminale? Una vota era facile rispondere a questa domanda. È il ministero dell'Interno, il palazzo con le luci sempre accese dal quale partono gli ordini per prefetti, questori e poliziotti. Ieri abbiamo scoperto che è qualcosa di più (e purtroppo anche di meno): una sede secondaria della Lega Nord.
È infatti al Viminale che Matteo Salvini ha convocato 43 sigle di sindacati e imprenditori per spiegare la sua flat tax, la sua manovra, il suo calendario di governo. Poteva farlo? Certamente, come vicepresidente del Consiglio ne aveva tutto il diritto. Non lì, però. Avrebbe dovuto fissare la riunione a Palazzo Chigi - dove non a caso si trova il suo ufficio di numero due del governo. Ma così avrebbe dovuto invitare anche i ministri interessati, e non avrebbe potuto far sedere accanto a lui l'ex sottosegretario Armando Siri, appena messo alla porta dal premier perché indagato per corruzione. In…
È infatti al Viminale che Matteo Salvini ha convocato 43 sigle di sindacati e imprenditori per spiegare la sua flat tax, la sua manovra, il suo calendario di governo. Poteva farlo? Certamente, come vicepresidente del Consiglio ne aveva tutto il diritto. Non lì, però. Avrebbe dovuto fissare la riunione a Palazzo Chigi - dove non a caso si trova il suo ufficio di numero due del governo. Ma così avrebbe dovuto invitare anche i ministri interessati, e non avrebbe potuto far sedere accanto a lui l'ex sottosegretario Armando Siri, appena messo alla porta dal premier perché indagato per corruzione. In…
Cos'è esattamente il Viminale? Una vota era facile rispondere a questa domanda. È il ministero dell'Interno, il palazzo con le luci sempre accese dal quale partono gli ordini per prefetti, questori e poliziotti. Ieri abbiamo scoperto che è qualcosa di più (e purtroppo anche di meno): una sede secondaria della Lega Nord.
È infatti al Viminale che Matteo Salvini ha convocato 43 sigle di sindacati e imprenditori per spiegare la sua flat tax, la sua manovra, il suo calendario di governo. Poteva farlo? Certamente, come vicepresidente del Consiglio ne aveva tutto il diritto. Non lì, però. Avrebbe dovuto fissare la riunione a Palazzo Chigi - dove non a caso si trova il suo ufficio di numero due del governo. Ma così avrebbe dovuto invitare anche i ministri interessati, e non avrebbe potuto far sedere accanto a lui l'ex sottosegretario Armando Siri, appena messo alla porta dal premier perché indagato per corruzione. Invece ha fatto l'esatto contrario: fuori i ministri, dentro Siri.
Legittima dunque la protesta - per quanto morbida e soffice, perché se Salvini si arrabbia non si sa come va a finire - del medesimo Conte e dell'altro vicepremier, Luigi Di Maio, che per mandare giù il rospo ha precisato che evidentemente si trattava "di un incontro politico, non istituzionale".
Ora, anche se gli interessati forse non se ne rendono conto, il punto è proprio questo. Se non era un evento istituzionale, se cioè Salvini non era lì come vicepresidente del Consiglio ma solo come segretario della Lega Nord, a che titolo ha utilizzato per un convegno di partito (come altro dovremmo chiamarlo?) il palazzo del Viminale? Non è una questione di lana caprina.
Una domenica d'estate del 2001 - era il 3 settembre - l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi violò tutte le regole del protocollo ricevendo a Palazzo Grazioli (anziché a Palazzo Chigi) il segretario generale della Fao, il presidente delle Ferrovie e il direttore generale di Confindustria. Per quello strappo, giustamente, l'ex cavaliere fu severamente bacchettato: non si danno gli appuntamenti di Stato in una sede privata.
Salvini sta facendo l'esatto contrario: fissa gli incontri di partito (dunque privati) in un palazzo dello Stato. Cominciò il 9 dicembre, convocando di domenica al Viminale gli imprenditori per parlare delle grandi opere (di competenza del ministro Toninelli) e della crescita economica (materia di Tria e di Di Maio). E fece il bis nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio, invitando al ministero dell'Interno i pastori sardi per parlare del prezzo del latte: in quell'occasione si fece affiancare dal ministro competente, Centinaio, guarda caso anche lui della Lega. Due riunioni al di fuori della loro sede naturale (Palazzo Chigi). Due riunioni dove c'erano solo leghisti, dalla sua parte del tavolo. Due "incontri politici", direbbe Di Maio.
Matteo Salvini, insomma, usa il Viminale come se il palazzo fosse del suo partito. Ne dispone non come ministro dell'Interno, ma come segretario della Lega. E questo non si era mai visto. Mai, per dire, Spadolini si sarebbe sognato di convocare la Confindustria al ministero della Difesa, o Nenni di radunare i sindacati al ministero degli Esteri. Salvini non si pone neanche il problema. Lui che vola da un comizio a una festa di partito sugli aerei di Stato, evidentemente trova naturale sfruttare le grandi sale di quel palazzo (dove va solo di tanto in tanto) per farci almeno qualche "incontro politico".
E chissà se nelle mille stanze di quell'edificio che Giolitti volle come austera e solenne sede del governo - dove molti inorridirono vedendo il leghista Maroni mettere i piedi sulla scrivania di De Gasperi - c'è ancora qualcuno che abbia la voglia e il coraggio di spiegare a Sua Eccellenza il Capitano la differenza tra lo Stato e il partito, e magari di consigliargli di rispettare almeno la forma, lì al Viminale. Perché la forma è sostanza, in una democrazia.
È infatti al Viminale che Matteo Salvini ha convocato 43 sigle di sindacati e imprenditori per spiegare la sua flat tax, la sua manovra, il suo calendario di governo. Poteva farlo? Certamente, come vicepresidente del Consiglio ne aveva tutto il diritto. Non lì, però. Avrebbe dovuto fissare la riunione a Palazzo Chigi - dove non a caso si trova il suo ufficio di numero due del governo. Ma così avrebbe dovuto invitare anche i ministri interessati, e non avrebbe potuto far sedere accanto a lui l'ex sottosegretario Armando Siri, appena messo alla porta dal premier perché indagato per corruzione. Invece ha fatto l'esatto contrario: fuori i ministri, dentro Siri.
Legittima dunque la protesta - per quanto morbida e soffice, perché se Salvini si arrabbia non si sa come va a finire - del medesimo Conte e dell'altro vicepremier, Luigi Di Maio, che per mandare giù il rospo ha precisato che evidentemente si trattava "di un incontro politico, non istituzionale".
Ora, anche se gli interessati forse non se ne rendono conto, il punto è proprio questo. Se non era un evento istituzionale, se cioè Salvini non era lì come vicepresidente del Consiglio ma solo come segretario della Lega Nord, a che titolo ha utilizzato per un convegno di partito (come altro dovremmo chiamarlo?) il palazzo del Viminale? Non è una questione di lana caprina.
Una domenica d'estate del 2001 - era il 3 settembre - l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi violò tutte le regole del protocollo ricevendo a Palazzo Grazioli (anziché a Palazzo Chigi) il segretario generale della Fao, il presidente delle Ferrovie e il direttore generale di Confindustria. Per quello strappo, giustamente, l'ex cavaliere fu severamente bacchettato: non si danno gli appuntamenti di Stato in una sede privata.
Salvini sta facendo l'esatto contrario: fissa gli incontri di partito (dunque privati) in un palazzo dello Stato. Cominciò il 9 dicembre, convocando di domenica al Viminale gli imprenditori per parlare delle grandi opere (di competenza del ministro Toninelli) e della crescita economica (materia di Tria e di Di Maio). E fece il bis nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio, invitando al ministero dell'Interno i pastori sardi per parlare del prezzo del latte: in quell'occasione si fece affiancare dal ministro competente, Centinaio, guarda caso anche lui della Lega. Due riunioni al di fuori della loro sede naturale (Palazzo Chigi). Due riunioni dove c'erano solo leghisti, dalla sua parte del tavolo. Due "incontri politici", direbbe Di Maio.
Matteo Salvini, insomma, usa il Viminale come se il palazzo fosse del suo partito. Ne dispone non come ministro dell'Interno, ma come segretario della Lega. E questo non si era mai visto. Mai, per dire, Spadolini si sarebbe sognato di convocare la Confindustria al ministero della Difesa, o Nenni di radunare i sindacati al ministero degli Esteri. Salvini non si pone neanche il problema. Lui che vola da un comizio a una festa di partito sugli aerei di Stato, evidentemente trova naturale sfruttare le grandi sale di quel palazzo (dove va solo di tanto in tanto) per farci almeno qualche "incontro politico".
E chissà se nelle mille stanze di quell'edificio che Giolitti volle come austera e solenne sede del governo - dove molti inorridirono vedendo il leghista Maroni mettere i piedi sulla scrivania di De Gasperi - c'è ancora qualcuno che abbia la voglia e il coraggio di spiegare a Sua Eccellenza il Capitano la differenza tra lo Stato e il partito, e magari di consigliargli di rispettare almeno la forma, lì al Viminale. Perché la forma è sostanza, in una democrazia.