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(lapresse)

Sgombero di Primavalle, quella foto del bimbo con i libri

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Una foto, di Cecilia Fabiano dell'agenzia LaPresse. Un frammento dello sgombero di Primavalle, delle famiglie cacciate in mezzo a una strada mentre un gruppo di fascisti mantiene addirittura l'insegna in marmo, nel proprio fortino abusivo, al centro di Roma.

Un'immagine che fa a pugni col fuoco di sbarramento mediatico del ministro dell'Esterno, che festeggia sui social, spacciando l'allontanamento di persone deboli come una vittoria della legalità, nel tramestio inadeguato della donna che da ormai tre anni suona la lira mentre la Capitale sprofonda. Uno scatto totalmente incongruo nel quale nulla è come dovrebbe essere.

Non il piccolo sgomberato, la sua dignità incidentale e fortissima, i libri messi in salvo mentre parte con destinazione nessun posto. Così lontano dalla macchietta cattivista per cui chiunque finisca ai margini, ormai, se lo merita, perché con quella pelle chissà che combinerà da grande. Meglio em…
Una foto, di Cecilia Fabiano dell'agenzia LaPresse. Un frammento dello sgombero di Primavalle, delle famiglie cacciate in mezzo a una strada mentre un gruppo di fascisti mantiene addirittura l'insegna in marmo, nel proprio fortino abusivo, al centro di Roma.

Un'immagine che fa a pugni col fuoco di sbarramento mediatico del ministro dell'Esterno, che festeggia sui social, spacciando l'allontanamento di persone deboli come una vittoria della legalità, nel tramestio inadeguato della donna che da ormai tre anni suona la lira mentre la Capitale sprofonda. Uno scatto totalmente incongruo nel quale nulla è come dovrebbe essere.

Non il piccolo sgomberato, la sua dignità incidentale e fortissima, i libri messi in salvo mentre parte con destinazione nessun posto. Così lontano dalla macchietta cattivista per cui chiunque finisca ai margini, ormai, se lo merita, perché con quella pelle chissà che combinerà da grande. Meglio emarginarlo subito, soprattutto se viene da un altrove che non sia il nostro tinello col plasma a 65 pollici.

Di necessità, naturalmente. Non gli agenti, con quel grottesco casco antisommossa, utile poco lontano, per affrontare chi sul treno del disagio porta il piccolo cabotaggio della guerriglia. E cerca di dirottarlo chissà dove. Anche se dirottare i treni è cosa complessa assai: finisce che travolgi i deboli che sostieni di voler difendere.

Li dai in pasto a chi spaccia un delitto di umanità come banale questione di ordine pubblico. Fai il gioco altrui. Non quelle magliette balneari, sotto il casco dei poliziotti. Lo Stato ti caccia dalla tua povera casa, e si presenta neanche in borghese, ma come se dovesse passare un pomeriggio all'Ikea. Forse per non spaventarti. Forse perché neanche nel tuo dramma minore devi averci a che fare da pari a pari. Forse perché le divise manco le hanno, non gliele pagano.Ma, almeno stavolta, Pasolini lo lascerei stare.

Non le scritte su quelle magliette: London, Paris, Tokyo. The North Face. La faccia del Nord. Quel Nord là, quello che da noi si è mangiato anche il Sud. Non lo stemma sull'impermeabile dell'ispettrice. Che sembra preso da Miami Vice. Ma qua non siamo in Florida, viriamo verso il Sudamerica. Solo che là almeno non le caricano, le favelas.

Non lo sguardo della funzionaria, che tende al centro della Terra. Per un gioco del caso, probabilmente. O magari per l'imbarazzo di servire una narrazione plumbea cui nessuno sembra in grado di sottrarsi, dove il carnefice fa la vittima e le vittime diventano bersaglio di qualche like, sperando che diventi voto. Finora, del resto, ha funzionato.

Non i colori. Primavalle, per chi sta fuori dal Raccordo, finora era un ricordo in bianco e nero. L'orrendo rogo degli anni Settanta in cui morirono per mano di Potere Operaio due figli di un militante neofascista. Ed "Europa 51", il film di Rossellini che nei primi Cinquanta raccontava uno Stato ottuso, le borgate in ginocchio, e una "buonista", Ingrid Bergman, che finiva in manicomio. Oggi si chiamerebbe "Europa 19". E il marito della protagonista, vedendo l'immagine di cui sopra, correrebbe a scrivere un post su Twitter: "Sì, ma Bibbiano invece?".