Carola Rackete: una zecca. Il PD: un partito che fa schifo. Maria Elena Boschi: una che dovrebbe vergognarsi di parlare. Negli ultimi giorni, il vice-premier Salvini non ha risparmiato davvero nessuno dei propri avversari, permettendo a seguaci, follower e simpatizzanti di sbizzarrirsi poi sulla Rete. Attacchi politici? Argomenti convincenti? Salutare dialettica Governo-opposizioni? Niente di tutto questo. Ormai, in Italia, la querelle politica sembra ridursi a un insieme di insulti e di volgarità, come se il discorso dell'odio fosse l'unico modo per contrapporsi a chi sostiene e promuove idee diverse dalle proprie.
Ogniqualvolta si è confrontati alla critica, si reagisce insultando, sdoganando la violenza linguistica e incitando alla gogna. Nonostante l'insulto nasca proprio quando non si hanno argomenti e mancano le parole, quando viene meno la capacità logico-argomentativa e si finisce per utilizzare il linguaggio come un'arma. Come si fa a vol…
Ogniqualvolta si è confrontati alla critica, si reagisce insultando, sdoganando la violenza linguistica e incitando alla gogna. Nonostante l'insulto nasca proprio quando non si hanno argomenti e mancano le parole, quando viene meno la capacità logico-argomentativa e si finisce per utilizzare il linguaggio come un'arma. Come si fa a vol…
Carola Rackete: una zecca. Il PD: un partito che fa schifo. Maria Elena Boschi: una che dovrebbe vergognarsi di parlare. Negli ultimi giorni, il vice-premier Salvini non ha risparmiato davvero nessuno dei propri avversari, permettendo a seguaci, follower e simpatizzanti di sbizzarrirsi poi sulla Rete. Attacchi politici? Argomenti convincenti? Salutare dialettica Governo-opposizioni? Niente di tutto questo. Ormai, in Italia, la querelle politica sembra ridursi a un insieme di insulti e di volgarità, come se il discorso dell'odio fosse l'unico modo per contrapporsi a chi sostiene e promuove idee diverse dalle proprie.
Ogniqualvolta si è confrontati alla critica, si reagisce insultando, sdoganando la violenza linguistica e incitando alla gogna. Nonostante l'insulto nasca proprio quando non si hanno argomenti e mancano le parole, quando viene meno la capacità logico-argomentativa e si finisce per utilizzare il linguaggio come un'arma. Come si fa a voler combattere le violenze contro le donne - è di pochi giorni fa l'approvazione del cosiddetto "codice rosso", una nuova legge contro la violenza sulle donne che introduce i reati di revenge porn, sfregio e nozze forzate, e impone anche una stretta sui maltrattamenti - e poi accettare che sul proprio profilo Facebook imperversi il sessismo più becero, senza cancellare improperi e volgarità? Che credibilità può esserci quando si pretende di fare del rispetto dovuto a ogni persona la parola d'ordine del proprio Governo, se poi è proprio il ministro dell'Interno che sembra ignorare il significato stesso del termine "rispetto"?
Che ci sia una reazione forte da parte Governo di fronte alle critiche, alle mozioni di sfiducia e alle richieste di chiarimento in Parlamento delle opposizioni fa parte del gioco democratico. È lo stesso gioco democratico che viene meno, però, quando dalla reazione si passa all'invettiva, e dall'invettiva si scivola verso l'insulto. Tanto più che le volgarità sono sempre una dimostrazione di debolezza. È l'unica strada che trova chi non ha altri argomenti, e pensa che ferire attraverso il linguaggio sia un modo per mostrare la propria forza. Mentre è solo lo strumento di chi, incapace di strutturare un discorso alternativo, utilizza vigliaccamente insulti, derisioni e parolacce per mettere a tacere l'avversario.
Ogniqualvolta si è confrontati alla critica, si reagisce insultando, sdoganando la violenza linguistica e incitando alla gogna. Nonostante l'insulto nasca proprio quando non si hanno argomenti e mancano le parole, quando viene meno la capacità logico-argomentativa e si finisce per utilizzare il linguaggio come un'arma. Come si fa a voler combattere le violenze contro le donne - è di pochi giorni fa l'approvazione del cosiddetto "codice rosso", una nuova legge contro la violenza sulle donne che introduce i reati di revenge porn, sfregio e nozze forzate, e impone anche una stretta sui maltrattamenti - e poi accettare che sul proprio profilo Facebook imperversi il sessismo più becero, senza cancellare improperi e volgarità? Che credibilità può esserci quando si pretende di fare del rispetto dovuto a ogni persona la parola d'ordine del proprio Governo, se poi è proprio il ministro dell'Interno che sembra ignorare il significato stesso del termine "rispetto"?
Che ci sia una reazione forte da parte Governo di fronte alle critiche, alle mozioni di sfiducia e alle richieste di chiarimento in Parlamento delle opposizioni fa parte del gioco democratico. È lo stesso gioco democratico che viene meno, però, quando dalla reazione si passa all'invettiva, e dall'invettiva si scivola verso l'insulto. Tanto più che le volgarità sono sempre una dimostrazione di debolezza. È l'unica strada che trova chi non ha altri argomenti, e pensa che ferire attraverso il linguaggio sia un modo per mostrare la propria forza. Mentre è solo lo strumento di chi, incapace di strutturare un discorso alternativo, utilizza vigliaccamente insulti, derisioni e parolacce per mettere a tacere l'avversario.