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(ansa)

Il Paese senza normalità

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Si dovrà chiarire se per mandare in tilt l'alta velocità, spezzare l'Italia in due e gettare nel panico sotto una calura insopportabile centinaia di migliaia di persone "è bastata una sigaretta", come dice un sito anarchico. Di sicuro è andata in fumo ancora una volta la normalità. Se una cabina elettrica rappresenta il ganglio vitale per il funzionamento ordinato di un Paese sviluppato, è normale che sia adeguatamente difesa dagli atti di sabotaggio. Se invece è sufficiente "una sigaretta" per far saltare un sistema che dovrebbe essere protetto come in un bunker, la cosa non è normale.

Così non è normale che in un delirio simile chi era bloccato nelle stazioni con temperature vicine ai quaranta gradi abbia dovuto attendere in molti casi ore per avere assistenza, magari solo con la distribuzione di un po' d'acqua. E mentre i passeggeri boccheggiavano imbufaliti davanti ai monitor…
Si dovrà chiarire se per mandare in tilt l'alta velocità, spezzare l'Italia in due e gettare nel panico sotto una calura insopportabile centinaia di migliaia di persone "è bastata una sigaretta", come dice un sito anarchico. Di sicuro è andata in fumo ancora una volta la normalità. Se una cabina elettrica rappresenta il ganglio vitale per il funzionamento ordinato di un Paese sviluppato, è normale che sia adeguatamente difesa dagli atti di sabotaggio. Se invece è sufficiente "una sigaretta" per far saltare un sistema che dovrebbe essere protetto come in un bunker, la cosa non è normale.

Così non è normale che in un delirio simile chi era bloccato nelle stazioni con temperature vicine ai quaranta gradi abbia dovuto attendere in molti casi ore per avere assistenza, magari solo con la distribuzione di un po' d'acqua. E mentre i passeggeri boccheggiavano imbufaliti davanti ai monitor dove i ritardi diventavano via via sempre più abissali nel governo non trovava di meglio da fare che beccarsi l'un l'altro. Approfittando del dramma ferroviario in corso per scatenare l'ennesimo caos indicibile sulla Torino-Lione che sta dilaniando il Movimento 5 stelle: con Salvini pronto a infilzare senza pietà il ministro dei Trasporti grillino Toninelli, ostile alla Tav, forse immaginando che pure lo stesso premier Conte si prepari a fargli lo sgambetto.

Non c'è pace nel governo. Ma neanche nel Paese, dove nulla sembra più essere normale. Non lo è un intero sistema ferroviario che salta per una cabina facilmente incendiata, ma nemmeno una capitale ridotta nelle condizioni che sappiamo: sommersa dai rifiuti, con le aiuole stile savana, i trasporti pubblici ai limiti della decenza, e che si approvi una legge per far riparare le buche delle strade di Roma all'esercito.

Non è normale che seicento cantieri in tutta Italia siano bloccati dalla burocrazia, esattamente come vent'anni fa. Oppure che la corruzione prosegua imperterrita ad ammorbare la politica e la pubblica amministrazione, senza soluzione di continuità dall'epoca di Tangentopoli. O ancora che l'evasione fiscale non arretri di un millimetro e venga anzi incentivata a suon di condoni: con la sola differenza che adesso si chiamano "pace fiscale". Fino ad arrivare alla anormalità più anormale che ci sia nella vita di tutti i giorni: la scuola statale di tuo figlio deve rifare le tende delle aule e il consiglio d'istituto delibera che il 40 per cento della spesa dev'essere a carico delle famiglie. Accade in questi giorni alla scuola elementare "Nino Rota" di Roma.

E in tutto questo è difficile anche comprendere se la perdita della normalità sia la causa di un Paese spaccato, indifeso, spaventato, incattivito e perennemente in preda al panico, o non ne sia piuttosto la conseguenza. Con l'unica certezza che in questo processo di crescente ansia e disorientamento chi sta al governo è parte attiva.

I sovranisti leghisti proclamano solennemente: "Prima gli italiani!". Poi però pretendono per la Lombardia e il Veneto un'autonomia che sconfina nella quasi secessione, con la rossa Emilia-Romagna pronta a mettersi a ruota. Un egoismo territoriale capace di spaccare in due l'Italia molto più decisamente di come abbia fatto ieri quella sigaretta di Rovezzano. Di là i ricchi del Nord, di qua i poveri del Sud, e ci manca poco che ritornino anche le gabbie salariali.

Ma i sovranisti a Cinque stelle, che alle politiche hanno fatto il pieno di voti al Sud e la super autonomia del Nord ricco l'hanno incautamente sottoscritta nel contratto di governo, ora non ci stanno. E ricomincia l'eterno conflitto, fra insulti e minacce di crisi. Come ieri sulla Tav. Non passa giorno senza che l'Italia sia tenuta costantemente sulla corda, con gli stracci che volano da una parte all'altra di questo improbabile governo Conte, conditi da epiteti tanto violenti da far considerare sorprendente la sopravvivenza del governo.

Una strategia della tensione in piena regola senza che nessuno l'abbia coscientemente progettata, nella quale però il capo della Lega Matteo Salvini surclassa regolarmente i propri avversari grillini, grazie anche all'abilissima e spregiudicata gestione dei social media. Lì vengono indicati i nemici di volta in volta da aggredire, avendo cura di cancellare ogni freno inibitore. Nemici sono gli immigrati, nemiche sono le onlus, nemica è una ragazza tedesca di 31 anni capitana di una nave che ha sottratto 42 disgraziati alla morte, nemica al pari dell'Europa delle banche e di Soros che ci strozza con l'austerity. Lì, in quella macedonia di odio e disumanità, monta la paura, monta la rabbia e monta insieme la popolarità di chi soffia sul fuoco. Facendo dimenticare anche fatti e circostanze che in altre situazioni avrebbero fatto crollare verticalmente il consenso, come i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali indebitamente utilizzati di cui i giudici chiedono la restituzione ai contribuenti: scomparsi letteralmente dal dibattito pubblico.

Mentre, paradossalmente, il partito che ne è responsabile fa il pieno di voti alle elezioni europee. Senza dire che se il decreto sicurezza voluto da Salvini e sottoscritto dai suoi avversari alleati punisce chi salva una vita dalle onde, il Paese reale è tutt'altro che al sicuro. Parlano chiaro i dati drammatici dei femminicidi. Le cifre angoscianti degli omicidi stradali. O i numeri spaventosi dei morti sul lavoro: aumentati del 4 per cento nel 2018, e di un altro 5,9 per cento nei soli primi quattro mesi di quest'anno. Ma anche questo è finito nel dimenticatoio, travolto dalle cascate quotidiane di acrimonia che allagano il web. Eppure la normalità di cui abbiamo un disperato bisogno per tornare a crescere dovrebbe ricominciare proprio da qui. Ossia dai problemi veri, qual è ad esempio la sicurezza per un operaio di tornare a casa dal lavoro.