Boris e la sfida di noi liberal
Timothy Garton Ash , di TIMOTHY GARTON ASHDa un sondaggio sui comportamenti sociali dei britannici risulta che negli ultimi decenni la società britannica ha assunto atteggiamenti più liberali
Mentre siamo tutti con il pensiero fisso sul nuovo governo conservatore britannico favorevole alla Brexit, cerchiamo di non perdere di vista una cosa: sotto la guida di Jo Swinson, la leader che hanno eletto lunedì, i liberaldemocratici hanno un'opportunità concreta di guidare una controffensiva per una Gran Bretagna liberal. Parlo della grande Gran Bretagna liberal non rappresentata, che tutto il mondo ammira e rimpiange.
The Strange Death of Liberal England ("La strana morte dell'Inghilterra liberal") è uno dei libri più indimenticabili della storia politica britannica, e sarei quindi tentato di evocare come d'incanto "La strana rinascita dell'Inghilterra liberal". In verità, l'Inghilterra liberal non è mai morta, e nemmeno la Scozia liberal - Swinson è originaria di lì - e neanche il Galles liberal. Anzi, da un sondaggio sui comportamenti sociali dei britannici risulta che in linea di m…
The Strange Death of Liberal England ("La strana morte dell'Inghilterra liberal") è uno dei libri più indimenticabili della storia politica britannica, e sarei quindi tentato di evocare come d'incanto "La strana rinascita dell'Inghilterra liberal". In verità, l'Inghilterra liberal non è mai morta, e nemmeno la Scozia liberal - Swinson è originaria di lì - e neanche il Galles liberal. Anzi, da un sondaggio sui comportamenti sociali dei britannici risulta che in linea di m…
Mentre siamo tutti con il pensiero fisso sul nuovo governo conservatore britannico favorevole alla Brexit, cerchiamo di non perdere di vista una cosa: sotto la guida di Jo Swinson, la leader che hanno eletto lunedì, i liberaldemocratici hanno un'opportunità concreta di guidare una controffensiva per una Gran Bretagna liberal. Parlo della grande Gran Bretagna liberal non rappresentata, che tutto il mondo ammira e rimpiange.
The Strange Death of Liberal England ("La strana morte dell'Inghilterra liberal") è uno dei libri più indimenticabili della storia politica britannica, e sarei quindi tentato di evocare come d'incanto "La strana rinascita dell'Inghilterra liberal". In verità, l'Inghilterra liberal non è mai morta, e nemmeno la Scozia liberal - Swinson è originaria di lì - e neanche il Galles liberal. Anzi, da un sondaggio sui comportamenti sociali dei britannici risulta che in linea di massima negli ultimi decenni la società britannica ha assunto atteggiamenti più liberali nei confronti di confessione religiosa, orientamento sessuale, appartenenza etnica.
Il giorno dopo il referendum del 2016 per la Brexit, i liberal si sono fatti avanti con fermezza per chiederne un secondo. Da allora si sono trasformati nel partito del Remain, di tutti coloro che vogliono restare nell'Unione, mentre i conservatori hanno fatto della Brexit un pasticcio gigantesco e il partito laburista è rimasto rovinosamente ambiguo. Di conseguenza, alle recenti elezioni europee i liberal hanno sconfitto sia i laburisti sia i conservatori. Adesso hanno aumentato di circa 105mila il numero dei loro nuovi iscritti - arrivando così a recuperare rapidamente terreno rispetto ai 160mila iscritti perlopiù anziani del partito conservatore che hanno scelto Boris Johnson come loro leader e quindi come nuovo primo ministro britannico.
Attenzione, però. Se Oxford è la sede delle cause perse, allora i liberal sono il partito delle rinascite ingannevoli. "Ci aspettiamo un'approvazione unanime", disse il leader dei liberal Jeremy Thorpe nel 1974. "Tornate alle vostre circoscrizioni elettorali e preparatevi a governare" tuonò David Steel nel 1981. Il loro successo attuale deriva dalla convergenza irripetibile di due circostanze. Primo, la spaccatura identitaria tra Remainer e Leaver ha assunto una rilevanza superiore a quella di qualsiasi altra divisione politica, e i liberal sono il partito del Remain. Secondo, sia i laburisti sia i conservatori hanno entrambi leader che, in modi differenti, non sono qualificati a diventare primi ministri e ad aprire a posizioni radicalmente illiberali. Johnson è un bugiardo incosciente e narcisista, tanto screditato dal suo temperamento a diventare primo ministro britannico quanto Donald Trump lo è a essere presidente degli Stati Uniti. Johnson non ha escluso la possibilità di "sospendere" il Parlamento per imporre una Brexit senza accordo. Potrebbe esserci qualcosa di più illiberale in una democrazia parlamentare liberale? Jeremy Corbyn è un attivista socialista benintenzionato di lungo corso, ma è debole, confuso e malconsigliato da consulenti illiberali. Ma se ciascuno dei grandi partiti tornasse verso il centro liberale - e auspico fortemente che lo facciano entrambi, da liberal indipendente da ogni partito quale io sono - allora questa opportunità irripetibile passerà rapidamente.
Per cogliere l'occasione che si presenta, i liberal dovranno andare sia più a fondo sia più in là. Swinson aveva un manifesto per la sua candidatura alla leadership piacevolmente breve e articolato in tre punti: dar vita a un'economia che metta al primo posto le persone e il pianeta; imbrigliare la rivoluzione tecnologica; mettere insieme "un movimento liberal intenzionato a difendere i nostri valori e a combattere le forze del populismo e del nazionalismo". Adesso non le resta che esplicitare quali siano "i nostri valori". Ciò significa impegnarsi più a fondo nel liberalismo, a cominciare dal suo valore principale: la libertà individuale. Swinson dovrebbe rispolverare la magnifica tradizione britannica del liberalismo, partendo dal filosofo John Locke e da John "Natolibero" Lilburne, difensore della libertà di parola nel XVII secolo, passando per il politologo John Stuart Mill e il primo ministro liberal del XIX secolo William Ewart Gladstone, fino ad arrivare al filosofo del XX secolo Isaiah Berlin e allo scrittore politico George Orwell. Non sto proponendo un arcano seminario di teoria politica: tutti quei grandi liberali parlarono un inglese più chiaro, vigoroso e incisivo di qualsiasi politico di oggi. È sufficiente che mettiate a confronto Johnson con Gladstone e Corbyn con Orwell. E poi è possibile far vedere in che modo questi valori liberali parlino alle nuove sfide dei nostri tempi, quali il cambiamento del clima, l'eguaglianza di genere (tema al quale Swinson ha dedicato un libro), l'istruzione e il mantenimento dell'Unione europea come primo esempio al mondo di ordine liberale internazionale.
Molto dipenderà dalle circostanze, tuttavia. Se i Tory riusciranno a estromettere la Gran Bretagna dall'Ue con una Brexit con accordo prima di andare alle urne, il loro avversario - il Brexit Party - sarà privato della sua ragion d'essere e i Remainer saranno ridimensionati. Se, invece, le elezioni si terranno prima della Brexit, esisterà una possibilità concreta di formare una coalizione tra liberal e laburisti che potrebbe dare alla Gran Bretagna ciò di cui ha veramente bisogno: un secondo referendum con l'opzione di rimanere nell'Ue. E una seconda possibilità per la vera, grande, non rappresentata Gran Bretagna liberal.
*Traduzione di Anna Bissanti
The Strange Death of Liberal England ("La strana morte dell'Inghilterra liberal") è uno dei libri più indimenticabili della storia politica britannica, e sarei quindi tentato di evocare come d'incanto "La strana rinascita dell'Inghilterra liberal". In verità, l'Inghilterra liberal non è mai morta, e nemmeno la Scozia liberal - Swinson è originaria di lì - e neanche il Galles liberal. Anzi, da un sondaggio sui comportamenti sociali dei britannici risulta che in linea di massima negli ultimi decenni la società britannica ha assunto atteggiamenti più liberali nei confronti di confessione religiosa, orientamento sessuale, appartenenza etnica.
Il giorno dopo il referendum del 2016 per la Brexit, i liberal si sono fatti avanti con fermezza per chiederne un secondo. Da allora si sono trasformati nel partito del Remain, di tutti coloro che vogliono restare nell'Unione, mentre i conservatori hanno fatto della Brexit un pasticcio gigantesco e il partito laburista è rimasto rovinosamente ambiguo. Di conseguenza, alle recenti elezioni europee i liberal hanno sconfitto sia i laburisti sia i conservatori. Adesso hanno aumentato di circa 105mila il numero dei loro nuovi iscritti - arrivando così a recuperare rapidamente terreno rispetto ai 160mila iscritti perlopiù anziani del partito conservatore che hanno scelto Boris Johnson come loro leader e quindi come nuovo primo ministro britannico.
Attenzione, però. Se Oxford è la sede delle cause perse, allora i liberal sono il partito delle rinascite ingannevoli. "Ci aspettiamo un'approvazione unanime", disse il leader dei liberal Jeremy Thorpe nel 1974. "Tornate alle vostre circoscrizioni elettorali e preparatevi a governare" tuonò David Steel nel 1981. Il loro successo attuale deriva dalla convergenza irripetibile di due circostanze. Primo, la spaccatura identitaria tra Remainer e Leaver ha assunto una rilevanza superiore a quella di qualsiasi altra divisione politica, e i liberal sono il partito del Remain. Secondo, sia i laburisti sia i conservatori hanno entrambi leader che, in modi differenti, non sono qualificati a diventare primi ministri e ad aprire a posizioni radicalmente illiberali. Johnson è un bugiardo incosciente e narcisista, tanto screditato dal suo temperamento a diventare primo ministro britannico quanto Donald Trump lo è a essere presidente degli Stati Uniti. Johnson non ha escluso la possibilità di "sospendere" il Parlamento per imporre una Brexit senza accordo. Potrebbe esserci qualcosa di più illiberale in una democrazia parlamentare liberale? Jeremy Corbyn è un attivista socialista benintenzionato di lungo corso, ma è debole, confuso e malconsigliato da consulenti illiberali. Ma se ciascuno dei grandi partiti tornasse verso il centro liberale - e auspico fortemente che lo facciano entrambi, da liberal indipendente da ogni partito quale io sono - allora questa opportunità irripetibile passerà rapidamente.
Per cogliere l'occasione che si presenta, i liberal dovranno andare sia più a fondo sia più in là. Swinson aveva un manifesto per la sua candidatura alla leadership piacevolmente breve e articolato in tre punti: dar vita a un'economia che metta al primo posto le persone e il pianeta; imbrigliare la rivoluzione tecnologica; mettere insieme "un movimento liberal intenzionato a difendere i nostri valori e a combattere le forze del populismo e del nazionalismo". Adesso non le resta che esplicitare quali siano "i nostri valori". Ciò significa impegnarsi più a fondo nel liberalismo, a cominciare dal suo valore principale: la libertà individuale. Swinson dovrebbe rispolverare la magnifica tradizione britannica del liberalismo, partendo dal filosofo John Locke e da John "Natolibero" Lilburne, difensore della libertà di parola nel XVII secolo, passando per il politologo John Stuart Mill e il primo ministro liberal del XIX secolo William Ewart Gladstone, fino ad arrivare al filosofo del XX secolo Isaiah Berlin e allo scrittore politico George Orwell. Non sto proponendo un arcano seminario di teoria politica: tutti quei grandi liberali parlarono un inglese più chiaro, vigoroso e incisivo di qualsiasi politico di oggi. È sufficiente che mettiate a confronto Johnson con Gladstone e Corbyn con Orwell. E poi è possibile far vedere in che modo questi valori liberali parlino alle nuove sfide dei nostri tempi, quali il cambiamento del clima, l'eguaglianza di genere (tema al quale Swinson ha dedicato un libro), l'istruzione e il mantenimento dell'Unione europea come primo esempio al mondo di ordine liberale internazionale.
Molto dipenderà dalle circostanze, tuttavia. Se i Tory riusciranno a estromettere la Gran Bretagna dall'Ue con una Brexit con accordo prima di andare alle urne, il loro avversario - il Brexit Party - sarà privato della sua ragion d'essere e i Remainer saranno ridimensionati. Se, invece, le elezioni si terranno prima della Brexit, esisterà una possibilità concreta di formare una coalizione tra liberal e laburisti che potrebbe dare alla Gran Bretagna ciò di cui ha veramente bisogno: un secondo referendum con l'opzione di rimanere nell'Ue. E una seconda possibilità per la vera, grande, non rappresentata Gran Bretagna liberal.
*Traduzione di Anna Bissanti