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Il ministro in fuga che lascia il Paese nelle "mani di Dio"

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"Siamo nelle mani di Dio", è una frase che si può accettare da un ministro della Chiesa, da un pio sconosciuto in una corsia d'ospedale, da un fatalista conversatore da bar. Non da un ministro della Repubblica, capo di  fatto del governo e del partito che ne è ormai l'azionista di maggioranza. Ma la frase dell'altro giorno con la quale Matteo Salvini ha voluto consegnare agli italiani il suo criptico pronostico sul destino dell'esecutivo ha un senso, eccome, se la si legge in un'altra chiave.

Salvini è un ministro in fuga. Non c'è mai. O meglio, non c'è laddove gli si chiede di esercitare il suo mestiere di ministro e vicepresidente del Consiglio. Non incontra Di Maio per superare lo stallo del governo. Non si presenta al vertice di Parigi sui migranti, suscitando l'ira dei francesi. Non sarà, salvo colpi di scena, nemmeno oggi in Senato, dove il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rif…
"Siamo nelle mani di Dio", è una frase che si può accettare da un ministro della Chiesa, da un pio sconosciuto in una corsia d'ospedale, da un fatalista conversatore da bar. Non da un ministro della Repubblica, capo di  fatto del governo e del partito che ne è ormai l'azionista di maggioranza. Ma la frase dell'altro giorno con la quale Matteo Salvini ha voluto consegnare agli italiani il suo criptico pronostico sul destino dell'esecutivo ha un senso, eccome, se la si legge in un'altra chiave.

Salvini è un ministro in fuga. Non c'è mai. O meglio, non c'è laddove gli si chiede di esercitare il suo mestiere di ministro e vicepresidente del Consiglio. Non incontra Di Maio per superare lo stallo del governo. Non si presenta al vertice di Parigi sui migranti, suscitando l'ira dei francesi. Non sarà, salvo colpi di scena, nemmeno oggi in Senato, dove il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferirà su una vicenda - il caso Moscopoli - del quale il leader leghista è protagonista indiscusso. In compenso, Salvini è a Bibbiano, la nuova scatola nera del populismo più becero.

È su Facebook. Mangia e comizia sui social. È assente dove serve un'azione razionale, coordinata, complessa. È presente quando c'è da lucrare voti, come che sia, con una battuta, un tweet, un grugnito della Bestia. Ecco perché quella frase, "siamo nelle mani delle Dio" è in fondo sincera. L'azione di Salvini non prevede il principio di responsabilità. È tutto nelle mani di Dio. In quelle del ministro c'è solo lo smartphone.