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(ansa)

Il Pd necessario

Sarebbe drammatico se la “Costituente delle idee” rimanesse solo un annuncio. Se non innescasse un’apertura radicale, capace di ridare vita a un partito ripiegato su se stesso e di coinvolgere un’area ampia di interlocutori, disposti a mettersi in gioco  
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È legittimo chiedersi con quale M5S il Pd potrebbe aprire un dialogo ma è molto più importante capire quale Pd potrebbe giungere a quel confronto in modo credibile: con quale visione del futuro e con quale capacità di rinnovare se stesso. Agli elettori perduti a favore del M5S (realtà talora enfatizzata) non si risponde realmente dialogando in modo accorto con quel movimento ma interrogandosi su di sé, sulle ragioni "proprie" di un consenso perduto. Di un'identità smarrita.

Prendendo come riferimento non il 25% cui si era attestato il Pd di Bersani ma il punto più alto poi raggiunto, quel 40% e oltre da cui è precipitato. Non va dimenticato lo scenario generale in cui quel successo era maturato, all'indomani di un crollo del ventennio berlusconiano che aveva lasciato disorientata e spaesata una parte ampia del Paese. Due furono allora le principali proposte in campo: da un lato quella del M5S, pericolosa…
È legittimo chiedersi con quale M5S il Pd potrebbe aprire un dialogo ma è molto più importante capire quale Pd potrebbe giungere a quel confronto in modo credibile: con quale visione del futuro e con quale capacità di rinnovare se stesso. Agli elettori perduti a favore del M5S (realtà talora enfatizzata) non si risponde realmente dialogando in modo accorto con quel movimento ma interrogandosi su di sé, sulle ragioni "proprie" di un consenso perduto. Di un'identità smarrita.

Prendendo come riferimento non il 25% cui si era attestato il Pd di Bersani ma il punto più alto poi raggiunto, quel 40% e oltre da cui è precipitato. Non va dimenticato lo scenario generale in cui quel successo era maturato, all'indomani di un crollo del ventennio berlusconiano che aveva lasciato disorientata e spaesata una parte ampia del Paese. Due furono allora le principali proposte in campo: da un lato quella del M5S, pericolosamente al confine fra il rinnovamento radicale della democrazia e l'irrisione delle istituzioni; dall'altro - dopo la scolorita "ditta" bersaniana - il progetto dichiarato da Renzi nel suo "scendere in campo": cambiare la politica e cambiare il Pd. Fu questo il fondamento del suo affermarsi: e alla base del crollo successivo vi fu in primo luogo l'aver disertato quell'impegno.

Molto altro poi si aggiunse ma il recupero di una dimensione alta della politica è la prima tappa di una ricostruzione credibile del riformismo. Solo la prima tappa, e c'è davvero da sperare che la "Costituente delle idee" annunciata da Zingaretti prenda realmente corpo, sia aperta all'esterno e abbia una straordinaria ampiezza. La partita decisiva si gioca qui, nella consapevolezza che le crescenti pulsioni centrifughe rinviano a trasformazioni profonde nei vissuti e nelle culture di fasce ampie di cittadini.

Certo, la prima deriva era stata "rivelata" molti anni fa dall'irrompere di Bossi e poi di Berlusconi: era dilagata allora una "destra smoderata" tenuta sin lì a freno dal moderatismo cattolico. E si era mostrata nella sua ampiezza la crisi dei partiti che avevano costruito la Repubblica. Da tempo però si è andati molto oltre, nel vivo di stravolgimenti generali che la crisi del 2008 ha enfatizzato: a questi bisogna rispondere, a questi bisogna opporre speranze e progetti di futuro. Se così è, dunque, la questione principale non è "il M5S possibile" ma "il Pd necessario".

Per questo sarebbe realmente drammatico se la "Costituente delle idee" rimanesse solo un annuncio. Se non innescasse un'apertura radicale, capace di ridare vita a un partito ripiegato su se stesso e al tempo stesso di coinvolgere un'area ampia di interlocutori (disposti a loro volta a impegnarsi e a mettersi in gioco).

E naturalmente è necessario un ripensamento programmatico profondo, a partire dai grandi nodi. Non è un buon segno il rapido appannarsi delle tematiche europee all'indomani stesso del voto: come se non si giocasse qui una partita decisiva, come se non fosse urgente proseguire - ben oltre i confini nazionali - una discussione appena avviata. Come se non fosse essenziale cioè dar corpo in Europa a una rete sempre più solida di relazioni culturali e politiche capace di fare argine a derive e lacerazioni. Capace di immaginare realmente il futuro comune. Si potrebbe continuare, naturalmente, e non è un buon segno neppure l'oblio che sembra ricoprire da tempo la realtà del Mezzogiorno.

Non si tratta però di accumulare tematiche, è necessario soprattutto indicare alcune priorità e su di esse aprire un confronto vero, collettivo e pubblico. E trarne le conseguenze. È necessario cioè sostituire le parole e gli annunci con la politica vera.