Diciamolo subito, per sfuggire al "rito cannibale" che la solita politica dell'odio celebra da tre giorni intorno al corpo martoriato del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Sappiamo bene chi è la "vittima": un servitore dello Stato, che ha perso la vita in missione, difendendo la nostra sicurezza quotidiana in cambio di uno stipendio da fame. E sappiamo altrettanto bene chi sono i "carnefici": due balordi di 19 anni, benestanti americani, consumatori abituali di cocaina e psicofarmaci, in vacanza nella Capitale. Dunque, non ci servono a niente i cinguettii pelosi e penosi dei Salvini e delle Meloni che, dopo aver vaneggiato e speculato senza vergogna sui "bastardi clandestini" e le "bestie nordafricane", ora rispiegano al popolo furente su chi deve scaricare il suo rancore sociale. Senza neanche un'autocritica o una scusa, per lo spregiudicato cinismo col quale hanno cavalcato per un'intera giornata la tigre del razzismo, salvo poi dover prendere atto che i colpevoli dell'assassinio non sono "negri" ma hanno la pelle bianca come la nostra.
Non sono magrebini ma occidentali come noi, non sono arrivati qui con un taxi del mare ma con un normale volo di linea. Chiarito tutto questo, rimane un fatto. L'immagine di uno di quei due "carnefici" ammanettato, a capo chino e con una benda sugli occhi, è intollerabile. È una scena da Garage Olimpo, indegna di un ufficio investigativo dell'Arma. È la macabra esibizione di un altro corpo, in questo caso non martoriato ma comunque umiliato, che offende i principi costituzionali e i valori morali su cui si regge la nostra democrazia. Senza rievocare i drammi da "macelleria messicana" di Bolzaneto o della Diaz, e meno che mai le tragedie di Cucchi e Aldrovandi, quella foto ci parla di un "diritto della forza" che nega la "forza del diritto" (trasformandosi così in una "prova" che gli avvocati dei due statunitensi potranno usare, per invalidare gli atti del processo).
L'habeas corpus, il principio dell'inviolabilità della persona, fu sancito dalla Magna Charta nel 1215. In Italia fu codificato per la prima volta dalla Costituzione del Regno di Sicilia del 1812, e ratificato dallo Statuto Albertino dal 1848. Oggi è regolato dagli articoli 9, 10 e 11 della Costituzione Repubblicana, formalizzato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del '48, suggellato dagli articoli 7 e 10 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del '66. La libertà e l'integrità della persona sono le fondamenta della civiltà giuridica. Di più: sono "diritto naturale" dell'individuo. Anche (e verrebbe da dire persino soprattutto) quando è sottoposto a restrizioni, e nonostante questo non può e non deve subire "violenza fisica e morale".
Proviamo un dolore profondo, per quel giovane carabiniere caduto come uno dei tanti eroi invisibili che ogni giorno mettono in gioco la loro vita per garantire la nostra. E proviamo tutto l'orrore del mondo, per quell'assassino ancora più giovane che lo ha pugnalato a morte per 100 euro. Ai familiari e ai colleghi di Rega va tutta la solidarietà del Paese, e ha fatto bene il premier Conte a portarla di persona alla camera ardente. Quanto a Hjorth e Lee, avranno il loro giusto processo, gli sarà assicurata la difesa, e se riconosciuti colpevoli saranno condannati alle pene esemplari che meritano.
Funziona così, su questo lembo di terra che ancora chiamiamo Occidente. E quello che rende una democrazia europea diversa dai regimi totalitari e dalle moderne democrature asiatiche è esattamente questo: le leggi, i codici, le garanzie. È una questione cruciale, che interroga l'essenza e l'esistenza stessa dei nostri ordinamenti, dal fascismo alle leggi speciali durante gli anni di piombo, dalla normativa sul "carcere duro" per i mafiosi alle torture dei presunti terroristi islamici nel lager di Abu Ghraib. Lo Stato è credibile, ed è più forte, se perseguendo i delitti sa rispettare i diritti.
La Repubblica vince, ed è più solida, se difendendo i cittadini non snatura se stessa. La democrazia, prima di tutto, è limite. Fuori da questa consapevolezza c'è solo l'arbitrio esercitato del potere, o il "crucifige" invocato dalla massa. Ma tutto questo è inutile anche solo provare a spiegarlo, a chi tra un post con pane e Nutella e un tweet dalla sdraia di Milano Marittima delira su lavori forzati e pena di morte. Per questo (e per contrasto), va dato atto al comandante generale Giovanni Nistri di aver agito con tempestività e severità. Nessun tentativo di giustificare o, peggio di insabbiare, ma provvedimenti immediati: per i graduati che hanno adottato quella "procedura" nei confronti di un arrestato e poi anche per quelli che hanno diffuso la foto come fosse un trofeo di caccia. Dandola in pasto a quella tavola calda per antropofagi che è ormai diventata la Rete. Nutrendo la Bestia di Luca Morisi che si ciba di qualunque pietanza digitale, anche la più contraffatta e avariata, pur di far ingrassare politicamente il suo leader. Conosciamo già l'obiezione, che arriva dai cultori di un Pensiero Debole purtroppo assai radicato anche a sinistra: continuate così, a evocare lo spettro del Ventennio, a inseguire i fantasmi di Moscopoli, a difendere Carola Rackete e le Ong, e ora anche a criticare le forze dell'ordine per un lurido criminale ammanettato e bendato, e farete solo il gioco di Salvini, perché tanto la gente sta con lui.
Bisogna dire con forza, una volta per tutte, che questa sta diventando una trappola nichilista. Il Paese è confuso e frammentato. Nonostante l'obiettiva egemonia elettorale/culturale dell'ultradestra, ci sono milioni di cittadini che si rifiutano di portare il cervello all'ammasso. E in ogni caso, se per "non fare il suo gioco" rinunci a giocare, poi la partita finisce: il Capitano leghista vince comunque, e tu assisti alla disfatta in tribuna. Magari mangiando un'altra razione di popcorn. È una bella soddisfazione, per chi spera in un'alternativa ed è ancora convinto che un'altra Italia è possibile.
Non sono magrebini ma occidentali come noi, non sono arrivati qui con un taxi del mare ma con un normale volo di linea. Chiarito tutto questo, rimane un fatto. L'immagine di uno di quei due "carnefici" ammanettato, a capo chino e con una benda sugli occhi, è intollerabile. È una scena da Garage Olimpo, indegna di un ufficio investigativo dell'Arma. È la macabra esibizione di un altro corpo, in questo caso non martoriato ma comunque umiliato, che offende i principi costituzionali e i valori morali su cui si regge la nostra democrazia. Senza rievocare i drammi da "macelleria messicana" di Bolzaneto o della Diaz, e meno che mai le tragedie di Cucchi e Aldrovandi, quella foto ci parla di un "diritto della forza" che nega la "forza del diritto" (trasformandosi così in una "prova" che gli avvocati dei due statunitensi potranno usare, per invalidare gli atti del processo).
L'habeas corpus, il principio dell'inviolabilità della persona, fu sancito dalla Magna Charta nel 1215. In Italia fu codificato per la prima volta dalla Costituzione del Regno di Sicilia del 1812, e ratificato dallo Statuto Albertino dal 1848. Oggi è regolato dagli articoli 9, 10 e 11 della Costituzione Repubblicana, formalizzato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del '48, suggellato dagli articoli 7 e 10 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del '66. La libertà e l'integrità della persona sono le fondamenta della civiltà giuridica. Di più: sono "diritto naturale" dell'individuo. Anche (e verrebbe da dire persino soprattutto) quando è sottoposto a restrizioni, e nonostante questo non può e non deve subire "violenza fisica e morale".
Proviamo un dolore profondo, per quel giovane carabiniere caduto come uno dei tanti eroi invisibili che ogni giorno mettono in gioco la loro vita per garantire la nostra. E proviamo tutto l'orrore del mondo, per quell'assassino ancora più giovane che lo ha pugnalato a morte per 100 euro. Ai familiari e ai colleghi di Rega va tutta la solidarietà del Paese, e ha fatto bene il premier Conte a portarla di persona alla camera ardente. Quanto a Hjorth e Lee, avranno il loro giusto processo, gli sarà assicurata la difesa, e se riconosciuti colpevoli saranno condannati alle pene esemplari che meritano.
Funziona così, su questo lembo di terra che ancora chiamiamo Occidente. E quello che rende una democrazia europea diversa dai regimi totalitari e dalle moderne democrature asiatiche è esattamente questo: le leggi, i codici, le garanzie. È una questione cruciale, che interroga l'essenza e l'esistenza stessa dei nostri ordinamenti, dal fascismo alle leggi speciali durante gli anni di piombo, dalla normativa sul "carcere duro" per i mafiosi alle torture dei presunti terroristi islamici nel lager di Abu Ghraib. Lo Stato è credibile, ed è più forte, se perseguendo i delitti sa rispettare i diritti.
La Repubblica vince, ed è più solida, se difendendo i cittadini non snatura se stessa. La democrazia, prima di tutto, è limite. Fuori da questa consapevolezza c'è solo l'arbitrio esercitato del potere, o il "crucifige" invocato dalla massa. Ma tutto questo è inutile anche solo provare a spiegarlo, a chi tra un post con pane e Nutella e un tweet dalla sdraia di Milano Marittima delira su lavori forzati e pena di morte. Per questo (e per contrasto), va dato atto al comandante generale Giovanni Nistri di aver agito con tempestività e severità. Nessun tentativo di giustificare o, peggio di insabbiare, ma provvedimenti immediati: per i graduati che hanno adottato quella "procedura" nei confronti di un arrestato e poi anche per quelli che hanno diffuso la foto come fosse un trofeo di caccia. Dandola in pasto a quella tavola calda per antropofagi che è ormai diventata la Rete. Nutrendo la Bestia di Luca Morisi che si ciba di qualunque pietanza digitale, anche la più contraffatta e avariata, pur di far ingrassare politicamente il suo leader. Conosciamo già l'obiezione, che arriva dai cultori di un Pensiero Debole purtroppo assai radicato anche a sinistra: continuate così, a evocare lo spettro del Ventennio, a inseguire i fantasmi di Moscopoli, a difendere Carola Rackete e le Ong, e ora anche a criticare le forze dell'ordine per un lurido criminale ammanettato e bendato, e farete solo il gioco di Salvini, perché tanto la gente sta con lui.
Bisogna dire con forza, una volta per tutte, che questa sta diventando una trappola nichilista. Il Paese è confuso e frammentato. Nonostante l'obiettiva egemonia elettorale/culturale dell'ultradestra, ci sono milioni di cittadini che si rifiutano di portare il cervello all'ammasso. E in ogni caso, se per "non fare il suo gioco" rinunci a giocare, poi la partita finisce: il Capitano leghista vince comunque, e tu assisti alla disfatta in tribuna. Magari mangiando un'altra razione di popcorn. È una bella soddisfazione, per chi spera in un'alternativa ed è ancora convinto che un'altra Italia è possibile.