Fermo illegale di una nave
Luigi Manconi , di LUIGI MANCONIL'intento del ministro dell'Interno è quello di impedire lo sbarco fino a che un certo numero di governi europei accetti di accogliere i profughi
Il ministro Matteo Salvini opera in una situazione di palese extra-legalità. Dimentica, infatti, (a meno che non lo ignori, ma allora stiamo freschi) un dato essenziale della vicenda della nave Gregoretti. La nave in questione appartiene alla Guardia costiera Italiana, che svolge funzioni di corpo specialistico della Marina militare: è, cioè, un'imbarcazione della nostra flotta nazionale, guidata da autorità e condotta da equipaggio del nostro Paese. Una prima e fondamentale conseguenza - e anche questa sembra sfuggire al ministro - è che tutte le persone a bordo, naufraghi compresi, si trovano da giorni, a tutti gli effetti, su suolo italiano. Dunque, il Ministro dell'interno priva della libertà, del tutto illegalmente, 115 persone, presenti nel territorio italiano, impedendo loro sia lo sbarco che la possibilità di richiedere l'asilo.
Ecco la cronaca. Il 25 Luglio, quattro nostre motovedette soccorrono 141 profughi che ve…
Ecco la cronaca. Il 25 Luglio, quattro nostre motovedette soccorrono 141 profughi che ve…
Il ministro Matteo Salvini opera in una situazione di palese extra-legalità. Dimentica, infatti, (a meno che non lo ignori, ma allora stiamo freschi) un dato essenziale della vicenda della nave Gregoretti. La nave in questione appartiene alla Guardia costiera Italiana, che svolge funzioni di corpo specialistico della Marina militare: è, cioè, un'imbarcazione della nostra flotta nazionale, guidata da autorità e condotta da equipaggio del nostro Paese. Una prima e fondamentale conseguenza - e anche questa sembra sfuggire al ministro - è che tutte le persone a bordo, naufraghi compresi, si trovano da giorni, a tutti gli effetti, su suolo italiano. Dunque, il Ministro dell'interno priva della libertà, del tutto illegalmente, 115 persone, presenti nel territorio italiano, impedendo loro sia lo sbarco che la possibilità di richiedere l'asilo.
Ecco la cronaca. Il 25 Luglio, quattro nostre motovedette soccorrono 141 profughi che vengono trasferiti sulla nave Gregoretti. Questa, prima si dirige a Lampedusa, e poi, a causa del divieto di approdo giunto dal Viminale, è costretta a cambiare rotta verso Catania. Qui dovrà rimanere fino a quando otterrà il permesso di attraccare ad Augusta, senza poter far sbarcare i profughi.
All'indecenza del "trattamento inumano e degradante" (è la definizione delle convenzioni internazionali) riservato a persone appena scampate a una strage (150 morti in mare nella medesima circostanza), e trattenuti su un ponte da oltre 120 ore, si aggiunge un elemento grottesco: i sopravvissuti sono in Italia ormai da una settimana. L'intento del ministro dell'Interno, in un macabro gioco di ruoli, è quello di impedire lo sbarco fino a che un certo numero di governi europei accetti di accogliere i profughi: un ricatto bell'e buono che il linguaggio liofilizzato della diplomazia vorrebbe chiamare "pressione politica". Si tenga conto del fatto che questa "distribuzione coatta" è stata già realizzata nell'ultimo anno almeno nove volte. E, dunque, lo stile "chiacchiere e distintivo" adottato dal ministro dell'Interno, sembra concentrarsi innanzitutto sul primo termine, in una spirale di solipsismo narcisistico, che ormai sembra tendere a rassicurare più se stesso che la propria (certo amplissima) platea. Non stupisce: il ministro ha un disperato bisogno di auto conferme perché lo straripante consenso di cui gode potrebbe rivelare piedi d'argilla e una struttura assai fragile.
Oggi si chiama "fact checking", ma in realtà sono sufficienti un po' di memoria, una Bic funzionante e i rudimenti dell'aritmetica per sottoporre l'attuale politica dell'immigrazione a una verifica rigorosa, sulla base dei dati forniti dallo stesso Viminale. L'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già Capo di Stato Maggiore della Marina e responsabile di una delle migliori imprese mai realizzate dall'Italia, l'operazione Mare Nostrum, intervistato da Nello Scavo su Avvenire, è stato chiaro: "Non ritengo sia l'efficacia dei soccorsi a incrementare le partenze, che risentono soprattutto della volontà delle milizie che gestiscono il traffico di esseri umani e delle condizioni meteorologiche". Ma la menzogna, una di quelle che ottengono più successo mondano presso i tele-sovranisti, sul ruolo di "pull factor" (attrazione verso le coste italiane) attribuito ai mezzi di soccorso e, in particolare, alle ong, è già smentito proprio da quei dati istituzionali. Dal 1° gennaio di quest'anno all'8 di luglio, le ong hanno tratto in salvo 248 persone, ovvero il 7.78% del totale dei profughi sbarcati. Per quanto riguarda i rimpatri, vera chiave di volta della retorica salviniana, dei numeri favolosi (alla lettera: da favola) degli irregolari - prima 600 mila e poi, bizzarramente, "circa 90mila" - ne sono stati rimpatriati poco più di seimila.
Ancora due dati inequivocabili. Il blocco delle partenze dalla Libia resta una distorsione ottica (oltre mille in pochi giorni) e i "porti chiusi" una catastrofica distopia: decine e decine di arrivi quotidiani sulle nostre coste meridionali e insulari. Insomma, un totale fallimento. Ma se nessuno lo dice - se l'opposizione non fa il suo mestiere con tutti i mezzi a disposizione e inventandone di nuovi - rischiano di crederci anche i più scettici tra noi.
Ecco la cronaca. Il 25 Luglio, quattro nostre motovedette soccorrono 141 profughi che vengono trasferiti sulla nave Gregoretti. Questa, prima si dirige a Lampedusa, e poi, a causa del divieto di approdo giunto dal Viminale, è costretta a cambiare rotta verso Catania. Qui dovrà rimanere fino a quando otterrà il permesso di attraccare ad Augusta, senza poter far sbarcare i profughi.
All'indecenza del "trattamento inumano e degradante" (è la definizione delle convenzioni internazionali) riservato a persone appena scampate a una strage (150 morti in mare nella medesima circostanza), e trattenuti su un ponte da oltre 120 ore, si aggiunge un elemento grottesco: i sopravvissuti sono in Italia ormai da una settimana. L'intento del ministro dell'Interno, in un macabro gioco di ruoli, è quello di impedire lo sbarco fino a che un certo numero di governi europei accetti di accogliere i profughi: un ricatto bell'e buono che il linguaggio liofilizzato della diplomazia vorrebbe chiamare "pressione politica". Si tenga conto del fatto che questa "distribuzione coatta" è stata già realizzata nell'ultimo anno almeno nove volte. E, dunque, lo stile "chiacchiere e distintivo" adottato dal ministro dell'Interno, sembra concentrarsi innanzitutto sul primo termine, in una spirale di solipsismo narcisistico, che ormai sembra tendere a rassicurare più se stesso che la propria (certo amplissima) platea. Non stupisce: il ministro ha un disperato bisogno di auto conferme perché lo straripante consenso di cui gode potrebbe rivelare piedi d'argilla e una struttura assai fragile.
Oggi si chiama "fact checking", ma in realtà sono sufficienti un po' di memoria, una Bic funzionante e i rudimenti dell'aritmetica per sottoporre l'attuale politica dell'immigrazione a una verifica rigorosa, sulla base dei dati forniti dallo stesso Viminale. L'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già Capo di Stato Maggiore della Marina e responsabile di una delle migliori imprese mai realizzate dall'Italia, l'operazione Mare Nostrum, intervistato da Nello Scavo su Avvenire, è stato chiaro: "Non ritengo sia l'efficacia dei soccorsi a incrementare le partenze, che risentono soprattutto della volontà delle milizie che gestiscono il traffico di esseri umani e delle condizioni meteorologiche". Ma la menzogna, una di quelle che ottengono più successo mondano presso i tele-sovranisti, sul ruolo di "pull factor" (attrazione verso le coste italiane) attribuito ai mezzi di soccorso e, in particolare, alle ong, è già smentito proprio da quei dati istituzionali. Dal 1° gennaio di quest'anno all'8 di luglio, le ong hanno tratto in salvo 248 persone, ovvero il 7.78% del totale dei profughi sbarcati. Per quanto riguarda i rimpatri, vera chiave di volta della retorica salviniana, dei numeri favolosi (alla lettera: da favola) degli irregolari - prima 600 mila e poi, bizzarramente, "circa 90mila" - ne sono stati rimpatriati poco più di seimila.
Ancora due dati inequivocabili. Il blocco delle partenze dalla Libia resta una distorsione ottica (oltre mille in pochi giorni) e i "porti chiusi" una catastrofica distopia: decine e decine di arrivi quotidiani sulle nostre coste meridionali e insulari. Insomma, un totale fallimento. Ma se nessuno lo dice - se l'opposizione non fa il suo mestiere con tutti i mezzi a disposizione e inventandone di nuovi - rischiano di crederci anche i più scettici tra noi.