I nemici del Papa al Metropol
Alberto Melloni , di ALBERTO MELLONIMolti i parallelismi con l'affaire Siri. "I due casi dicono che chi ce l'ha col Papa è espressione di un disegno globale in cui il nostro Paese viene usato come rampa di lancio contro l'Europa e contro l'universalismo cristiano dei diritti"
Ci sono tre parallelismi fra l'affaire Siri e l'affaire Metropol: riguardano gli accusati, l'incertezza su chi li ha scoperti e l'ostilità per il Papa di chi in quelle vicende è comprimario.
I protagonisti infatti sono simili. Sono figure provinciali, vicine al leader della Lega che, millantando il suo nome o la vicinanza alla sua onnipotenza politica, sono accusate di aver trattato con i peggiori nemici dello Stato democratico e i più sicuri antagonisti dell'interesse occidentale. In un caso, quello Siri, sono accusate di aver fatto promesse non mantenute a un sistema mafioso a catena di comando cortissima. Nell'altro caso, quello russo, la scena è molto simile: sovranisti allo sbaraglio, accreditatisi attraverso la presenza a occasioni che non si riducono a mondanità politica, negoziano affari che non sanno gestire e svelano mentalità arraffone.
Ciascuna di queste cose e la loro analogia dovrebbe preoccupare molto tu…
I protagonisti infatti sono simili. Sono figure provinciali, vicine al leader della Lega che, millantando il suo nome o la vicinanza alla sua onnipotenza politica, sono accusate di aver trattato con i peggiori nemici dello Stato democratico e i più sicuri antagonisti dell'interesse occidentale. In un caso, quello Siri, sono accusate di aver fatto promesse non mantenute a un sistema mafioso a catena di comando cortissima. Nell'altro caso, quello russo, la scena è molto simile: sovranisti allo sbaraglio, accreditatisi attraverso la presenza a occasioni che non si riducono a mondanità politica, negoziano affari che non sanno gestire e svelano mentalità arraffone.
Ciascuna di queste cose e la loro analogia dovrebbe preoccupare molto tu…
Ci sono tre parallelismi fra l'affaire Siri e l'affaire Metropol: riguardano gli accusati, l'incertezza su chi li ha scoperti e l'ostilità per il Papa di chi in quelle vicende è comprimario.
I protagonisti infatti sono simili. Sono figure provinciali, vicine al leader della Lega che, millantando il suo nome o la vicinanza alla sua onnipotenza politica, sono accusate di aver trattato con i peggiori nemici dello Stato democratico e i più sicuri antagonisti dell'interesse occidentale. In un caso, quello Siri, sono accusate di aver fatto promesse non mantenute a un sistema mafioso a catena di comando cortissima. Nell'altro caso, quello russo, la scena è molto simile: sovranisti allo sbaraglio, accreditatisi attraverso la presenza a occasioni che non si riducono a mondanità politica, negoziano affari che non sanno gestire e svelano mentalità arraffone.
Ciascuna di queste cose e la loro analogia dovrebbe preoccupare molto tutti. Le due vicende però si somigliano anche nei loro misteri. È stata la magistratura ad indagare sulla mafia green e accusare l'ex sottosegretario: ora chi l'ha promosso ha un problema. In quanto all'affaire Metropol: potrebbero essere stati i servizi occidentali a diffondere i nastri per far capire che, quando l'amministrazione Trump chiede di isolare i fascisti e di rompere con la Russia, chi fa orecchie da mercante ha un problema. Se, invece, è stata qualche manina russa che ha diffuso quelle registrazioni per sanzionare lo scambio, sui tavoli europei, fra la procedura di infrazione contro l'Italia con il sostegno italiano alle sanzioni contro Mosca (posizione sulla quali Cipro, Grecia e Bulgaria si sarebbero accodati), il problema è più grosso. E poi c'è la terza analogia: e cioè la presenza sulla scena di queste vicende di coloro che hanno fatto di papa Francesco e dell'unità della chiesa cattolica un bersaglio. Cioè Steve Bannon collegato tramite Francesco Arata al caso Siri e Aleksandr Dugin, collegato a Savoini in persona all'affaire Metropol.
"Sacerdoti di populismi che evocano una falsa realtà pseudo-religiosa" - li definì "Civiltà Cattolica" a giugno - Bannon e Dugin esprimono una politica ecclesiastica che per colpire l'Europa vuole spaccare le chiese: come è già accaduto con la tragedia dello scisma nell'ortodossia, e come qualcuno spera accada nel cattolicesimo con l'antibergoglismo. Per questi ambienti il Papa è il nemico: non perché sia un europeista (non lo è) o perché si batta per impedire alle destre di accedere al voto cattolico (non lo fa). Ma perché il suo carisma apostolico (lo ha) è l'ultimo ostacolo per chi vuole prendere le anime cattoliche e indemoniarle col suprematismo, l'antisemitismo, l'odio, nascosti nel doppiofondo di devozioni affettate contro cui i vescovi non sanno dire "adesso basta".
Questa terza analogia conferma dunque che quelle che si agitano contro Francesco non sono solo schegge di un tradizionalismo febbricitante e rumoroso, che farnetica sul papa eretico. Sono pezzi di un Grande Gioco - si diceva nell'Ottocento - che va bel al di là delle cupezze ribelli di qualche cardinale cocciuto e riguarda i meccanismi di un futuro in cui il cristianesimo conterà non per i suoi numeri, ma per i suoi tratti. L'affaire Metropol e l'affaire Siri dicono che chi ce l'ha col Papa non è il custode di gusti barocchi e integrismi interessati: è espressione di un disegno globale in cui il nostro Paese viene usato come rampa di lancio contro l'Europa e contro l'universalismo cristiano dei diritti. E anche questo non è un problema di alcuni, ma di tutti.
I protagonisti infatti sono simili. Sono figure provinciali, vicine al leader della Lega che, millantando il suo nome o la vicinanza alla sua onnipotenza politica, sono accusate di aver trattato con i peggiori nemici dello Stato democratico e i più sicuri antagonisti dell'interesse occidentale. In un caso, quello Siri, sono accusate di aver fatto promesse non mantenute a un sistema mafioso a catena di comando cortissima. Nell'altro caso, quello russo, la scena è molto simile: sovranisti allo sbaraglio, accreditatisi attraverso la presenza a occasioni che non si riducono a mondanità politica, negoziano affari che non sanno gestire e svelano mentalità arraffone.
Ciascuna di queste cose e la loro analogia dovrebbe preoccupare molto tutti. Le due vicende però si somigliano anche nei loro misteri. È stata la magistratura ad indagare sulla mafia green e accusare l'ex sottosegretario: ora chi l'ha promosso ha un problema. In quanto all'affaire Metropol: potrebbero essere stati i servizi occidentali a diffondere i nastri per far capire che, quando l'amministrazione Trump chiede di isolare i fascisti e di rompere con la Russia, chi fa orecchie da mercante ha un problema. Se, invece, è stata qualche manina russa che ha diffuso quelle registrazioni per sanzionare lo scambio, sui tavoli europei, fra la procedura di infrazione contro l'Italia con il sostegno italiano alle sanzioni contro Mosca (posizione sulla quali Cipro, Grecia e Bulgaria si sarebbero accodati), il problema è più grosso. E poi c'è la terza analogia: e cioè la presenza sulla scena di queste vicende di coloro che hanno fatto di papa Francesco e dell'unità della chiesa cattolica un bersaglio. Cioè Steve Bannon collegato tramite Francesco Arata al caso Siri e Aleksandr Dugin, collegato a Savoini in persona all'affaire Metropol.
"Sacerdoti di populismi che evocano una falsa realtà pseudo-religiosa" - li definì "Civiltà Cattolica" a giugno - Bannon e Dugin esprimono una politica ecclesiastica che per colpire l'Europa vuole spaccare le chiese: come è già accaduto con la tragedia dello scisma nell'ortodossia, e come qualcuno spera accada nel cattolicesimo con l'antibergoglismo. Per questi ambienti il Papa è il nemico: non perché sia un europeista (non lo è) o perché si batta per impedire alle destre di accedere al voto cattolico (non lo fa). Ma perché il suo carisma apostolico (lo ha) è l'ultimo ostacolo per chi vuole prendere le anime cattoliche e indemoniarle col suprematismo, l'antisemitismo, l'odio, nascosti nel doppiofondo di devozioni affettate contro cui i vescovi non sanno dire "adesso basta".
Questa terza analogia conferma dunque che quelle che si agitano contro Francesco non sono solo schegge di un tradizionalismo febbricitante e rumoroso, che farnetica sul papa eretico. Sono pezzi di un Grande Gioco - si diceva nell'Ottocento - che va bel al di là delle cupezze ribelli di qualche cardinale cocciuto e riguarda i meccanismi di un futuro in cui il cristianesimo conterà non per i suoi numeri, ma per i suoi tratti. L'affaire Metropol e l'affaire Siri dicono che chi ce l'ha col Papa non è il custode di gusti barocchi e integrismi interessati: è espressione di un disegno globale in cui il nostro Paese viene usato come rampa di lancio contro l'Europa e contro l'universalismo cristiano dei diritti. E anche questo non è un problema di alcuni, ma di tutti.