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(ansa)

Al Qaeda senza un leone

Il "giovane leone", accanto al padre nei video di propaganda dell'organizzazione sin da bambino, era un predestinato. La sua morte è un duro colpo
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La morte di Hamza bin Laden, il figlio di Osama, è un duro colpo per Al Qaeda. Il "giovane leone", accanto al padre nei video di propaganda dell'organizzazione sin da bambino, era un predestinato. Il lungo training jihadista - Osama si era raccomandato con gli uomini più vicini che Hamza fosse tenuto al sicuro ma al contempo istruito, ideologicamente e militarmente, prima di accedere al vertice del gruppo-, doveva condurlo a occupare il posto del padre. Con soddisfazione di molti, dal momento che Ayman Zawahiri, succeduto a Bin Laden nel 2011, non ha mai goduto di grande consenso interno. Troppo "egiziano" - caratteristica che indica non tanto un'appartenenza nazionale ma l'originaria primazia, teorica e pratica, sullo jihadismo rivendicata storicamente da quanti vengono dai gruppi sorti in riva al Nilo -, il " dottore", per piacere a tutti. Così i primi messaggi di Hamza, sulla situazione in Siria e la necessità di…
La morte di Hamza bin Laden, il figlio di Osama, è un duro colpo per Al Qaeda. Il "giovane leone", accanto al padre nei video di propaganda dell'organizzazione sin da bambino, era un predestinato. Il lungo training jihadista - Osama si era raccomandato con gli uomini più vicini che Hamza fosse tenuto al sicuro ma al contempo istruito, ideologicamente e militarmente, prima di accedere al vertice del gruppo-, doveva condurlo a occupare il posto del padre. Con soddisfazione di molti, dal momento che Ayman Zawahiri, succeduto a Bin Laden nel 2011, non ha mai goduto di grande consenso interno. Troppo "egiziano" - caratteristica che indica non tanto un'appartenenza nazionale ma l'originaria primazia, teorica e pratica, sullo jihadismo rivendicata storicamente da quanti vengono dai gruppi sorti in riva al Nilo -, il " dottore", per piacere a tutti. Così i primi messaggi di Hamza, sulla situazione in Siria e la necessità di condurre la jihad contro la monarchia saudita, avevano acceso speranze tra i nostalgici di Osama.

La questione della successione carismatica è fattore di primo piano nelle organizzazioni jihadiste, anche se il problema è meno acuto per Al Qaeda che per l'Isis. Al Qaeda, infatti, non ha osato dare l'assalto al cielo del Califfato. E, dunque, non deve per forza essere guidata da un leader che abbia profonda conoscenza religiosa; la capacità politica, unita alla saldezza della fede, è ritenuta sufficiente. Sia Osama Bin Laden, che Zawahiri, come del resto Hamza se fosse vissuto, hanno potuto esercitare la leadership in ragione della loro storia politica. Quando sarà il momento, invece, l'Isis, dovrà trovare un sostituto a Al Baghdadi che non sia solo un comandante militare. È il prezzo che deve pagare per aver osato proclamare il Califfato. Prospettiva che Al Qaeda ha sempre rinviato nel tempo, consapevole non solo dei problemi di legittimazione religiosa posti da un simile passo, ma anche dei contraccolpi per l'intero progetto radicale provocati da un suo eventuale fallimento.

Senza leader carismatico Al Qaeda ha puntato, in questi anni, sulla politica, sull'alleanza con vari gruppi regionali e sulla capacità di tessere relazioni, d'interesse e protezione reciproca, con la popolazione delle aree dove si è insediata: dal Maghreb all'Africa Subsahariana, dalla Somalia alla Penisola arabica, dal Sudest asiatico al Medioriente. Nel tentativo di superare il duplice colpo costituito da un'azione antiterrorismo sempre più determinata e dall'emergere di un competitore, che pesca nel suo stesso bacino ideologico e religioso, come l'Isis. Una strada che ha preservato l'organizzazione. Anche se, dopo l'11 settembre, è mancata ad Al Qaeda la forza per mettere in cantiere un atto davvero federatore, come l'attentato alle Torri Gemelle, che avesse carattere strategico e potesse unificare, sotto il suo vessillo, le molte formazioni jihadiste locali

Il tracollo dell'Isis, ora costretto alla qaedizzazione surrettizia e alla clandestinità tipica delle formazioni senza territorio, ha rilanciato l'immagine di Al Qaeda che quella linea ha sempre perseguito. Da qui il suo nuovo appeal nel magmatico mondo del radicalismo, fenomeno per nulla esaurito nonostante gli scacchi politici e militari subiti dallo jihadismo. Se confermata, la morte del delfino designato può rallentare questo processo di riorganizzazione e riposizionamento, ma non porvi fine. La questione della trasmissione del carisma è già stata affrontata da Al Qaeda dopo Abbotobad e non sarà la fine del giovane Hamza a riaprirla.