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Il Sud, cioè il deserto

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"Fuggono i migliori e il Meridione si ritrova più povero di quanto non dicano i dati sullo spopolamento"
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Se muore il Sud muore l'Italia. E il Sud sta morendo. Questa è la cruda verità dei numeri della Svimez. Il quaranta per cento del Paese e un terzo degli abitanti che arrancano penosamente, affondati nella recessione mentre il resto comunque galleggia, e il divario con quel resto che s'ingigantisce. Mentre le persone scappano. Due milioni in quindici anni, al ritmo di 11 mila al mese, 370 al giorno.

Siamo tornati al dopoguerra. Con la differenza che scappano dall'assoluta mancanza di qualunque speranza, più che dalla miseria. Non scappano con la valigia di cartone, ma con il tablet, lo smartphone e una laurea in tasca. Fuggono i migliori e il Meridione si ritrova più povero di quanto non dicano i dati sullo spopolamento. Questo giornale racconta da anni storie di centri che si svuotano e paesi dove restano appena i pensionati.

Aragona, il paese in Provincia di Agrigento nel quale l'emorragia di vite iniziata dopo la fine della Seconda guerr…
Se muore il Sud muore l'Italia. E il Sud sta morendo. Questa è la cruda verità dei numeri della Svimez. Il quaranta per cento del Paese e un terzo degli abitanti che arrancano penosamente, affondati nella recessione mentre il resto comunque galleggia, e il divario con quel resto che s'ingigantisce. Mentre le persone scappano. Due milioni in quindici anni, al ritmo di 11 mila al mese, 370 al giorno.

Siamo tornati al dopoguerra. Con la differenza che scappano dall'assoluta mancanza di qualunque speranza, più che dalla miseria. Non scappano con la valigia di cartone, ma con il tablet, lo smartphone e una laurea in tasca. Fuggono i migliori e il Meridione si ritrova più povero di quanto non dicano i dati sullo spopolamento. Questo giornale racconta da anni storie di centri che si svuotano e paesi dove restano appena i pensionati.

Aragona, il paese in Provincia di Agrigento nel quale l'emorragia di vite iniziata dopo la fine della Seconda guerra mondiale non si è mai fermata. O Villarosa, a un tiro di schioppo da Enna, che nel 2016 contava 6.638 cittadini fuori dall'Italia e 4.937 residenti. Dal 1971 la città di Napoli ha perduto 270 mila residenti, più degli abitanti di Venezia. Sono quasi vent'anni, ormai, che il capoluogo della Campania è stabilmente al di sotto del milione di anime. Ma non va meglio a Bari, che in 40 anni ha perso il 16,4 per cento della popolazione. Dal 1981 se ne sono andati in 51 mila.

Un dramma non soltanto italiano: un dramma europeo. Ma ancora più drammatico è il fatto che nessuno in questo Paese, da decenni a questa parte, abbia fatto qualcosa per fermare la deriva. In primo luogo i politici, e non soltanto meridionali, che si sono dimostrati del tutto inadeguati al cospetto dell'emergenza. Non mancano soltanto le idee, ma le competenze e perfino la voglia di affrontare l'impresa. Il Sud continua a essere trattato come un serbatoio di voti che si può gestire alla stessa maniera: fosse la Prima, la Seconda o la Terza Repubblica. Si chiama clientelismo.

Alle elezioni politiche il Movimento 5 stelle ha fatto il pieno di voti nelle regioni meridionali promettendo il reddito di cittadinanza, e alzi la mano chi è convinto che non sia doveroso alleviare le condizioni di povertà di milioni di famiglie. Ma poi, quando bisogna pensare a una vera strategia, si mette in campo il solito ministero di pesi piuma. Qualità modesta e zero poteri. E il governo è solo capace, in un estremo sforzo di fantasia, di proporre la creazione di una Banca del Sud che peraltro già esiste ed è statale.

Se però tale pressappochismo lascia basiti, anche davanti a certi commenti dei politici c'è da restare allibiti. "Questo governo non ha dato risposta ai problemi del Sud", dice Mara Carfagna, già al governo con Berlusconi. "La vera emergenza del Paese è il Sud. L'esecutivo gialloverde non è in grado di ingranare la marcia giusta", fa Mariastella Gelmini, ex ministra dello stesso governo e come Mara Carfagna parlamentare alla quarta legislatura. "In Italia esiste un solco sociale che divide il Nord da un Sud sempre più in difficoltà", commenta l'ex presidente forzista del Senato Renato Schifani, alla sesta legislatura. "Sono i risultati del governo del fallimento", sentenzia il responsabile Mezzogiorno del Pd Nicola Oddati. "Salvini e Di Maio hanno tradito l'Italia e stanno uccidendo il Sud", attacca il segretario dem Nicola Zingaretti.

E via di questo passo. Nessuno che si faccia un esame di coscienza. Come se in tutti questi anni i partiti avessero esercitato attività politica su Marte. Come se Berlusconi non avesse governato per un paio di lustri, e come se anche il Partito democratico non avesse occupato la stanza dei bottoni per un certo lasso di tempo. Congruo, se non per risolvere alla radice il problema, quantomeno per aprire la pratica. Quindi assai comodo, in questa occasione, mettere la croce sulle spalle di un altro governo chiacchierone e superficiale, dopo aver sistematicamente evitato di farsene carico quando sarebbe stato opportuno e doveroso.

Sembra che l'abbiano scoperta oggi, la grande fuga dal Sud cominciata almeno due decenni fa. Già nel 2013 la Svimez avvertì che dal 1990 al 2012 erano emigrate 1.313.000 persone, di cui 172 mila laureati. E se nel 2000 i neolaureati che se ne andavano erano il 10,7 per cento del totale, nel 2011 la quota era salita al 25 per cento. Uno su quattro. Se si eccettuano le frasi di circostanza, l'allarme restò totalmente inascoltato, e fu accolta con indifferenza anche la notizia che nel 2012 il numero dei morti aveva superato nelle regioni meridionali quello dei nati vivi. Circostanza verificatasi nella storia unitaria soltanto due volte: nel 1867, dopo un'epidemia di colera, e nel 1918, con il Paese devastato dall'influenza spagnola. Da allora, la natalità del Sud non si è mai ripresa, con la fecondità scesa al di sotto di quella del Centro-Nord. I servizi sanitari sono diventati via via più scadenti. L'abbandono scolastico si è trasformato in una piaga dilagante. La criminalità organizzata non è stata sconfitta. La corruzione è penetrata in profondità nella società. I giovani hanno continuato a fuggire sempre più numerosi. E la recessione a mordere ancora più dolorosamente. Con un'intera classe dirigente, triste dirlo, che si è costantemente voltata dall'altra parte.