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Il ministro dell'Interno Matteo Salvini in consolle al Papeete di Milano Marittima (ansa)

La repubblica del Papeete

L'affermarsi di un totalitarismo pop con l'astuta necessità di distrarre la gente dai tanti guai italiani buttandola in caciara

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Che si fa? Si ride o si piange, ci si vergogna, si fa finta di niente, ci si stracciano le vesti o magari, tanto per cambiare, ci si indigna dinanzi alla visione di Salvini, Re e Sacerdote del Papeete Beach, che a torso nudo, nello spazio sacro del dj, officia al rito del divertimento con musiche, cubiste e una folla che si agita in costume da bagno?

Sono due video d'intensa euforia meridiana. Nel primo, collana al collo e bicchierone con cannuccia in mano, il titolare del Viminale appare lieto e disinvolto dietro ballerine in costumino leopardato e tatuaggi che si muovono flessuose al ritmo frastornante di "Settimana bianca": "Na-na-na-na-na-na-na/ ostriche e champagne, viene giù una valanga,/ striscio lo ski pass, settimana bianca,/ faccio il pieno al Suv, scende il mio conto in banca...". 

Sembra un po' una scena del primo Loro di Sorrentino, ma è una citazione imprecisa perché lì, dalle parti di Berlusconi, quello stato di effervescenza e quel trionfo di carne avveniva in una villa privata, su cui era stato addirittura posto il Segreto di Stato, mentre qui è tutto più aperto e "democratico" - per quanto l'aggettivo si sia logorato e perso in una dimensione di misterioso sconforto.

Nel secondo video Salvini sembra all'inizio un po' meno a suo agio perché l'animatore, una specie di paggio con occhiali da sole e calzoncini dorati, le graziose cubiste maculate e la moltitudine di bagnanti continuano a danzare al suono dell'inno di Mameli, i più scatenati anche con la mano sul cuore, come hanno visto fare in tv. Ma poi la cosa gli appare normale e recupera la consueta disinvoltura.
 
D'altra parte, solo a sentire il "parapà" iniziale, il suo maestro Bossi si voltava di spalle e al verso "ché schiava di Roma" si prodigava in gestacci, corna, dito medio, ombrello - riservando semmai la mano sul cuore al "Va pensiero". Più o meno negli stessi anni Berlusconi, dal canto suo, non poteva sentire "siam pronti alla morte" senza fare boccacce e scongiuri.

Per cui, già prima dei riti del salvinismo balneare, l'Italia era una nazione tutta farsa e parodia. Ma dagli e dagli, oltre a logorarla rendendola anche più nevrotica e cattiva, quest'accentuata attitudine impone, se non un atteggiamento emotivo o un giudizio più o meno sommario, almeno una valutazione, che la gravità della situazione rende necessariamente problematica. Perché l'ideale sarebbe capire, ma che cosa?
 
Il crollo della parola politica e la fine del contegno dei capi, d'accordo; poi l'evidente affermarsi di un totalitarismo pop; quindi l'astuta necessità di conquistare attenzione e distrarre la gente - e i giornali - dai tanti guai italiani buttandola in abbagliante caciara; e magari perfino un tentativo di trasfigurare quel (poco) che resta del sacro all'insegna di un sovranismo spensierato e ballabile, stati alterati, momenti fusionali, corpi nudi che si muovono, cosce, chiappe, frastuono, gioventù, popolo, po-po-lo...

Oh, mamma mia, che pensieroni complicati! Eppure, col suo cocktail verde nel bicchierozzo e le agognate cuffie dietro la consolle, Salvini ieri appariva all'apice dell'estate e della popolarità, ma anche della contraddizione.

La sua patria è una tribu estiva: un mese appena, forse meno, e l'Italia si mostrerà assai più complicata e infida del Papeete Beach.
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