Che si fa? Si ride o si piange, ci si vergogna, si fa finta di niente, ci si stracciano le vesti o magari, tanto per cambiare, ci si indigna dinanzi alla visione di Salvini, Re e Sacerdote del Papeete Beach, che a torso nudo, nello spazio sacro del dj, officia al rito del divertimento con musiche, cubiste e una folla che si agita in costume da bagno?
Sono due video d'intensa euforia meridiana. Nel primo, collana al collo e bicchierone con cannuccia in mano, il titolare del Viminale appare lieto e disinvolto dietro ballerine in costumino leopardato e tatuaggi che si muovono flessuose al ritmo frastornante di "Settimana bianca": "Na-na-na-na-na-na-na/ ostriche e champagne, viene giù una valanga,/ striscio lo ski pass, settimana bianca,/ faccio il pieno al Suv, scende il mio conto in banca...".
Sembra un po' una scena del primo Loro di Sorrentino, ma è una citazione imprecisa perché lì, dalle parti di Berlusconi, quello stato di effervescenza e quel trionfo di carne avveniva in una villa privata, su cui era stato addirittura posto il Segreto di Stato, mentre qui è tutto più aperto e "democratico" - per quanto l'aggettivo si sia logorato e perso in una dimensione di misterioso sconforto.
Nel secondo video Salvini sembra all'inizio un po' meno a suo agio perché l'animatore, una specie di paggio con occhiali da sole e calzoncini dorati, le graziose cubiste maculate e la moltitudine di bagnanti continuano a danzare al suono dell'inno di Mameli, i più scatenati anche con la mano sul cuore, come hanno visto fare in tv. Ma poi la cosa gli appare normale e recupera la consueta disinvoltura.
D'altra parte, solo a sentire il "parapà" iniziale, il suo maestro Bossi si voltava di spalle e al verso "ché schiava di Roma" si prodigava in gestacci, corna, dito medio, ombrello - riservando semmai la mano sul cuore al "Va pensiero". Più o meno negli stessi anni Berlusconi, dal canto suo, non poteva sentire "siam pronti alla morte" senza fare boccacce e scongiuri.
Per cui, già prima dei riti del salvinismo balneare, l'Italia era una nazione tutta farsa e parodia. Ma dagli e dagli, oltre a logorarla rendendola anche più nevrotica e cattiva, quest'accentuata attitudine impone, se non un atteggiamento emotivo o un giudizio più o meno sommario, almeno una valutazione, che la gravità della situazione rende necessariamente problematica. Perché l'ideale sarebbe capire, ma che cosa?
Il crollo della parola politica e la fine del contegno dei capi, d'accordo; poi l'evidente affermarsi di un totalitarismo pop; quindi l'astuta necessità di conquistare attenzione e distrarre la gente - e i giornali - dai tanti guai italiani buttandola in abbagliante caciara; e magari perfino un tentativo di trasfigurare quel (poco) che resta del sacro all'insegna di un sovranismo spensierato e ballabile, stati alterati, momenti fusionali, corpi nudi che si muovono, cosce, chiappe, frastuono, gioventù, popolo, po-po-lo...
Oh, mamma mia, che pensieroni complicati! Eppure, col suo cocktail verde nel bicchierozzo e le agognate cuffie dietro la consolle, Salvini ieri appariva all'apice dell'estate e della popolarità, ma anche della contraddizione.
La sua patria è una tribu estiva: un mese appena, forse meno, e l'Italia si mostrerà assai più complicata e infida del Papeete Beach.
Sono due video d'intensa euforia meridiana. Nel primo, collana al collo e bicchierone con cannuccia in mano, il titolare del Viminale appare lieto e disinvolto dietro ballerine in costumino leopardato e tatuaggi che si muovono flessuose al ritmo frastornante di "Settimana bianca": "Na-na-na-na-na-na-na/ ostriche e champagne, viene giù una valanga,/ striscio lo ski pass, settimana bianca,/ faccio il pieno al Suv, scende il mio conto in banca...".
Sembra un po' una scena del primo Loro di Sorrentino, ma è una citazione imprecisa perché lì, dalle parti di Berlusconi, quello stato di effervescenza e quel trionfo di carne avveniva in una villa privata, su cui era stato addirittura posto il Segreto di Stato, mentre qui è tutto più aperto e "democratico" - per quanto l'aggettivo si sia logorato e perso in una dimensione di misterioso sconforto.
Nel secondo video Salvini sembra all'inizio un po' meno a suo agio perché l'animatore, una specie di paggio con occhiali da sole e calzoncini dorati, le graziose cubiste maculate e la moltitudine di bagnanti continuano a danzare al suono dell'inno di Mameli, i più scatenati anche con la mano sul cuore, come hanno visto fare in tv. Ma poi la cosa gli appare normale e recupera la consueta disinvoltura.
D'altra parte, solo a sentire il "parapà" iniziale, il suo maestro Bossi si voltava di spalle e al verso "ché schiava di Roma" si prodigava in gestacci, corna, dito medio, ombrello - riservando semmai la mano sul cuore al "Va pensiero". Più o meno negli stessi anni Berlusconi, dal canto suo, non poteva sentire "siam pronti alla morte" senza fare boccacce e scongiuri.
Per cui, già prima dei riti del salvinismo balneare, l'Italia era una nazione tutta farsa e parodia. Ma dagli e dagli, oltre a logorarla rendendola anche più nevrotica e cattiva, quest'accentuata attitudine impone, se non un atteggiamento emotivo o un giudizio più o meno sommario, almeno una valutazione, che la gravità della situazione rende necessariamente problematica. Perché l'ideale sarebbe capire, ma che cosa?
Il crollo della parola politica e la fine del contegno dei capi, d'accordo; poi l'evidente affermarsi di un totalitarismo pop; quindi l'astuta necessità di conquistare attenzione e distrarre la gente - e i giornali - dai tanti guai italiani buttandola in abbagliante caciara; e magari perfino un tentativo di trasfigurare quel (poco) che resta del sacro all'insegna di un sovranismo spensierato e ballabile, stati alterati, momenti fusionali, corpi nudi che si muovono, cosce, chiappe, frastuono, gioventù, popolo, po-po-lo...
Oh, mamma mia, che pensieroni complicati! Eppure, col suo cocktail verde nel bicchierozzo e le agognate cuffie dietro la consolle, Salvini ieri appariva all'apice dell'estate e della popolarità, ma anche della contraddizione.
La sua patria è una tribu estiva: un mese appena, forse meno, e l'Italia si mostrerà assai più complicata e infida del Papeete Beach.