Il duello delle atomiche
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINITra India e Pakistan non c'è mai stato negli ultimi 70 anni un vero equilibro né una pace stabile, ma ora la situazione rischia di precipitare: la posta in gioco è il Kashmir
Un miliardo e mezzo di persone tra India e Pakistan. Due arsenali nucleari, "l'atomica islamica e l'atomica indù" che si fronteggiano. È questo lo sfondo della tensione che torna ai massimi nel subcontinente asiatico. La posta in gioco - per la quale già si sono combattute tre guerre - è il Kashmir. La "Svizzera dell'Himalaya", paradiso naturale i cui paesaggi incantarono poeti e romanzieri asiatici e occidentali, da ieri è ancora più isolata dal mondo. Il governo nazionalista di New Delhi, guidato dal fondamentalista indù Narendra Modi, ha mandato decine di migliaia di soldati nello Stato - il cui nome completo è Jammu and Kashmir. Ha evacuato tutti i turisti, prevalentemente indiani (per gli stranieri l'area era già quasi inaccessibile). Ha chiuso le scuole, oscurato tv e Internet, arrestato diversi politici locali. È scattato il divieto di assembramento. Di fatto una legge marz…
Un miliardo e mezzo di persone tra India e Pakistan. Due arsenali nucleari, "l'atomica islamica e l'atomica indù" che si fronteggiano. È questo lo sfondo della tensione che torna ai massimi nel subcontinente asiatico. La posta in gioco - per la quale già si sono combattute tre guerre - è il Kashmir. La "Svizzera dell'Himalaya", paradiso naturale i cui paesaggi incantarono poeti e romanzieri asiatici e occidentali, da ieri è ancora più isolata dal mondo. Il governo nazionalista di New Delhi, guidato dal fondamentalista indù Narendra Modi, ha mandato decine di migliaia di soldati nello Stato - il cui nome completo è Jammu and Kashmir. Ha evacuato tutti i turisti, prevalentemente indiani (per gli stranieri l'area era già quasi inaccessibile). Ha chiuso le scuole, oscurato tv e Internet, arrestato diversi politici locali. È scattato il divieto di assembramento. Di fatto una legge marziale, un assedio stringe l'unico Stato dell'India dove c'è una maggioranza musulmana. Dopo aver preso queste misure eccezionali il governo Modi ha annunciato il suo obiettivo: cancellare dalla Costituzione lo statuto di autonomia speciale, portare il Kashmir dentro l'alveo della federazione indiana. È un gesto estremo e grave contro la popolazione locale; anche se nel resto del mondo preoccupa soprattutto una possibile escalation di reazioni dal Pakistan.
Il paradisiaco Kashmir è una storia parallela e tormentata dentro la storia della nuova India repubblicana. Il 1947 fu l'anno segnato da un trionfo e una tragedia. Il trionfo di Gandhi e della sua lotta per l'indipendenza dal giogo coloniale britannico, perseguita prevalentemente con i metodi non violenti della disobbedienza civile. Ma l'Independence Day che scattò alla mezzanotte del Ferragosto 1947 fu segnato dalla tragica Partizione. L'India che sognava Gandhi era laica, aperta a tutte le religioni. La classe dirigente della minoranza musulmana volle fondare una teocrazia islamica. Il Pakistan nacque in una secessione cruenta, con genocidi incrociati, feroci regolamenti di conti fra le comunità etnico-religiose, esodi in massa attraverso la frontiera: un milione di morti, 14 milioni di profughi. Il Kashmir però pur essendo a maggioranza musulmano non volle l'annessione al Pakistan. Ottenne di rimanere parte dell'India con uno statuto di autonomia, garantito nell'articolo 370 aggiunto alla Costituzione nel 1949. Di fatto è l'autogoverno, con l'eccezione della politica estera e della difesa. Ma la linea di confine non è accettata dal Pakistan, tre delle quattro guerre indo-pachistane si sono combattute per il Kashmir. Milizie separatiste islamiche combattono da decenni contro l'esercito indiano, con l'appoggio dei servizi segreti pachistani.
Nell'immaginario collettivo degli uni e degli altri il fascino ancestrale della regione è rimasto così intenso, che da decenni molti registi di Bollywood sono andati in Svizzera a girare film per "replicare" un Kashmir inagibile, blindato dalle misure di sicurezza.
Non c'è mai stato negli ultimi 70 anni un vero equilibro né una pace stabile nella regione, ma ora la situazione rischia di precipitare. Dietro lo strappo alla Costituzione sembra che Modi voglia alterare la demografia del Kashmir, consentendo l'ingresso di indù e autorizzandoli a comprare casa. È una tecnica che Pechino ha usato nel vicino Tibet per "sinizzarlo" demograficamente e schiacciarlo politicamente. Ma come reagirà il Pakistan? Sull'altro versante della frontiera i toni sono minacciosi. Già tra febbraio e aprile si è sfiorato un nuovo conflitto militare aperto, dopo una strage di 40 soldati indiani ad opera dei guerriglieri islamici. Modi tentò di reagire con un blitz punitivo contro le forze armate pachistane ma subì un'umiliazione sul terreno, in piena campagna elettorale. La modifica dello statuto del Kashmir è stata una delle promesse che lo hanno portato a una rielezione trionfale. Oltre al rischio che rappresentano gli arsenali nucleari dei due Paesi, c'è quello di un coinvolgimento di altre superpotenze. L'India è un'alleata strategica degli Stati Uniti fin dai tempi di Bush e Obama in chiave di contenimento anti-cinese. Il Pakistan, dopo essere stato finanziato generosamente dagli americani e dopo averli... ricambiati "ospitando" Osama Bin Laden, ha cominciato a scivolare verso l'orbita cinese.
Il paradisiaco Kashmir è una storia parallela e tormentata dentro la storia della nuova India repubblicana. Il 1947 fu l'anno segnato da un trionfo e una tragedia. Il trionfo di Gandhi e della sua lotta per l'indipendenza dal giogo coloniale britannico, perseguita prevalentemente con i metodi non violenti della disobbedienza civile. Ma l'Independence Day che scattò alla mezzanotte del Ferragosto 1947 fu segnato dalla tragica Partizione. L'India che sognava Gandhi era laica, aperta a tutte le religioni. La classe dirigente della minoranza musulmana volle fondare una teocrazia islamica. Il Pakistan nacque in una secessione cruenta, con genocidi incrociati, feroci regolamenti di conti fra le comunità etnico-religiose, esodi in massa attraverso la frontiera: un milione di morti, 14 milioni di profughi. Il Kashmir però pur essendo a maggioranza musulmano non volle l'annessione al Pakistan. Ottenne di rimanere parte dell'India con uno statuto di autonomia, garantito nell'articolo 370 aggiunto alla Costituzione nel 1949. Di fatto è l'autogoverno, con l'eccezione della politica estera e della difesa. Ma la linea di confine non è accettata dal Pakistan, tre delle quattro guerre indo-pachistane si sono combattute per il Kashmir. Milizie separatiste islamiche combattono da decenni contro l'esercito indiano, con l'appoggio dei servizi segreti pachistani.
Nell'immaginario collettivo degli uni e degli altri il fascino ancestrale della regione è rimasto così intenso, che da decenni molti registi di Bollywood sono andati in Svizzera a girare film per "replicare" un Kashmir inagibile, blindato dalle misure di sicurezza.
Non c'è mai stato negli ultimi 70 anni un vero equilibro né una pace stabile nella regione, ma ora la situazione rischia di precipitare. Dietro lo strappo alla Costituzione sembra che Modi voglia alterare la demografia del Kashmir, consentendo l'ingresso di indù e autorizzandoli a comprare casa. È una tecnica che Pechino ha usato nel vicino Tibet per "sinizzarlo" demograficamente e schiacciarlo politicamente. Ma come reagirà il Pakistan? Sull'altro versante della frontiera i toni sono minacciosi. Già tra febbraio e aprile si è sfiorato un nuovo conflitto militare aperto, dopo una strage di 40 soldati indiani ad opera dei guerriglieri islamici. Modi tentò di reagire con un blitz punitivo contro le forze armate pachistane ma subì un'umiliazione sul terreno, in piena campagna elettorale. La modifica dello statuto del Kashmir è stata una delle promesse che lo hanno portato a una rielezione trionfale. Oltre al rischio che rappresentano gli arsenali nucleari dei due Paesi, c'è quello di un coinvolgimento di altre superpotenze. L'India è un'alleata strategica degli Stati Uniti fin dai tempi di Bush e Obama in chiave di contenimento anti-cinese. Il Pakistan, dopo essere stato finanziato generosamente dagli americani e dopo averli... ricambiati "ospitando" Osama Bin Laden, ha cominciato a scivolare verso l'orbita cinese.