Ora il Pd pensi ai più deboli
Piero Ignazi , di PIERO IGNAZIIl partito democratico dovrebbe alzare la posta: prospettare interventi più incisivi a favore delle classi sfavorite per un miglioramento immediato delle condizioni di vita
Difficile sorprendersi che la classe operaia, nelle sue diverse configurazioni pre e post-industriali, non sia più in sintonia con i partiti della sinistra storica (come raccontato da Gad Lerner, su queste pagine, nei giorni scorsi). Non è una novità che in tutta Europa i partiti socialisti abbiano perso il consenso di gran parte dei lavoratori a bassa qualificazione. È un fenomeno che risale agli anni Novanta e che ha fatto la fortuna, fin da allora, dei partiti populisti di estrema destra. Il Front National francese di Le Pen padre e figlia, ad esempio, divenne, già nel 2002, il "partito operaio" per eccellenza scalzando il partito comunista dal suo primato di rappresentante privilegiato di quella fascia sociale. Lo stesso valse - e vale tuttora - per partiti che vantavano rapporti organici di lunga data con la classe operaia e i sindacati, come i socialisti austriaci e scandinavi. Da allora vi sono stati alti e bassi ma negli ultimi anni…
Difficile sorprendersi che la classe operaia, nelle sue diverse configurazioni pre e post-industriali, non sia più in sintonia con i partiti della sinistra storica (come raccontato da Gad Lerner, su queste pagine, nei giorni scorsi). Non è una novità che in tutta Europa i partiti socialisti abbiano perso il consenso di gran parte dei lavoratori a bassa qualificazione. È un fenomeno che risale agli anni Novanta e che ha fatto la fortuna, fin da allora, dei partiti populisti di estrema destra. Il Front National francese di Le Pen padre e figlia, ad esempio, divenne, già nel 2002, il "partito operaio" per eccellenza scalzando il partito comunista dal suo primato di rappresentante privilegiato di quella fascia sociale. Lo stesso valse - e vale tuttora - per partiti che vantavano rapporti organici di lunga data con la classe operaia e i sindacati, come i socialisti austriaci e scandinavi. Da allora vi sono stati alti e bassi ma negli ultimi anni il vento populista ha riportato verso la destra estrema ampi settori della popolazione più sfavorita. Perché? E quanto questa dinamica si attaglia al contesto italiano? E infine, come si può contrastare? .
I populisti si affermano grazie alla loro "formula vincente": antipolitica + welfarismo illimitato + nativismo anti-immigrati. È vincente perché risponde ai tre temi che sono in cima alle preoccupazioni delle opinioni pubbliche occidentali, soprattutto tra gli strati popolari: 1) il sentimento di essere 'misconsiderati', dimenticati, e persino disprezzati dalle classi dirigenti e dai partiti tradizionali; 2) il timore di perdere quei servizi che leniscono la difficoltà del vivere in chi ha redditi bassi ed è esposto alla precarizzazione; e, connesso con questo, 3) l'ostilità nei confronti degli ultimissimi, di chi arriva da lontano, affamato, ed è disposto a tutto pur di guadagnare in tozzo di pane. La retorica populista addita la responsabilità dello stato delle cose ai partiti di sinistra, che a torto o a ragione, sono stati dipinti come coloro che avevano in mano le chiavi del governo del Paese, e che non hanno (più) preso le difese dei più umili. E in effetti, da quando la sinistra ha ragionato in termini liberisti pensando che, alla fine, sgocciolasse qualcosa anche alla base della piramide sociale, questa base, visti i risultati, ha perso fiducia. Di più, si è sentita tradita, ed ha scavalcato il fosso.
Questo quadro dipinge anche la nostra situazione, con una variante specifica, l'idolatria dell'uomo forte: che l'altro ieri aveva l'aria seducente del potente, ricco e benevolo (Berlusconi), ieri quella del rampante e strafottente giovanotto (Renzi), e oggi quella più autentica dell'uomo del potere duro, che brandisce manganelli elettronici (per ora) , tanto più abrasivi della democrazia quanto più spalmati di nutella. Oltre a creare/soddisfare una domanda di autorità, vengono poi offerte anche ampie provvidenze sociali: limitate ai pensionandi sul côté Lega, dilaganti tra i 5Stelle (reddito di cittadinanza, salario minimo, interventi sulla natalità). Il Pd, parlando d'altro - e di cose anche importanti (diritti civili) - rimane però schiacciato sull'elettorato delle Ztl. Per conquistare il consenso degli strati popolari dopo la devastazione finale attuata da Renzi non solo col Jobs Act ma con il suo incredibile atteggiamento anti-sindacale (ricordiamo l'oretta dedicata di malavoglia ai sindacati alle 8 di mattina, perché dopo doveva lavorare...), il partito democratico dovrebbe alzare la posta: prospettare interventi più incisivi a favore delle classi sfavorite per un miglioramento immediato, tangibile, delle condizioni di vita, anche attivando leve pubbliche. Certo, i sussiegosi economisti che circondano la sinistra come minimo alzerebbero scandalizzati tanto di sopraccigli, gridando al tradimento delle sane ricette liberiste: ma poi si chiedano perché gli operai vanno a destra e solo il ceto medio-alto acculturato rimane a sinistra. Per invertire la tendenza oggi dominante va ripensata, al limite ribaltata, tutta la politica economico-sociale. Altrimenti rassegniamoci ad una lunga egemonia dell'estrema destra salvinan-meloniana
I populisti si affermano grazie alla loro "formula vincente": antipolitica + welfarismo illimitato + nativismo anti-immigrati. È vincente perché risponde ai tre temi che sono in cima alle preoccupazioni delle opinioni pubbliche occidentali, soprattutto tra gli strati popolari: 1) il sentimento di essere 'misconsiderati', dimenticati, e persino disprezzati dalle classi dirigenti e dai partiti tradizionali; 2) il timore di perdere quei servizi che leniscono la difficoltà del vivere in chi ha redditi bassi ed è esposto alla precarizzazione; e, connesso con questo, 3) l'ostilità nei confronti degli ultimissimi, di chi arriva da lontano, affamato, ed è disposto a tutto pur di guadagnare in tozzo di pane. La retorica populista addita la responsabilità dello stato delle cose ai partiti di sinistra, che a torto o a ragione, sono stati dipinti come coloro che avevano in mano le chiavi del governo del Paese, e che non hanno (più) preso le difese dei più umili. E in effetti, da quando la sinistra ha ragionato in termini liberisti pensando che, alla fine, sgocciolasse qualcosa anche alla base della piramide sociale, questa base, visti i risultati, ha perso fiducia. Di più, si è sentita tradita, ed ha scavalcato il fosso.
Questo quadro dipinge anche la nostra situazione, con una variante specifica, l'idolatria dell'uomo forte: che l'altro ieri aveva l'aria seducente del potente, ricco e benevolo (Berlusconi), ieri quella del rampante e strafottente giovanotto (Renzi), e oggi quella più autentica dell'uomo del potere duro, che brandisce manganelli elettronici (per ora) , tanto più abrasivi della democrazia quanto più spalmati di nutella. Oltre a creare/soddisfare una domanda di autorità, vengono poi offerte anche ampie provvidenze sociali: limitate ai pensionandi sul côté Lega, dilaganti tra i 5Stelle (reddito di cittadinanza, salario minimo, interventi sulla natalità). Il Pd, parlando d'altro - e di cose anche importanti (diritti civili) - rimane però schiacciato sull'elettorato delle Ztl. Per conquistare il consenso degli strati popolari dopo la devastazione finale attuata da Renzi non solo col Jobs Act ma con il suo incredibile atteggiamento anti-sindacale (ricordiamo l'oretta dedicata di malavoglia ai sindacati alle 8 di mattina, perché dopo doveva lavorare...), il partito democratico dovrebbe alzare la posta: prospettare interventi più incisivi a favore delle classi sfavorite per un miglioramento immediato, tangibile, delle condizioni di vita, anche attivando leve pubbliche. Certo, i sussiegosi economisti che circondano la sinistra come minimo alzerebbero scandalizzati tanto di sopraccigli, gridando al tradimento delle sane ricette liberiste: ma poi si chiedano perché gli operai vanno a destra e solo il ceto medio-alto acculturato rimane a sinistra. Per invertire la tendenza oggi dominante va ripensata, al limite ribaltata, tutta la politica economico-sociale. Altrimenti rassegniamoci ad una lunga egemonia dell'estrema destra salvinan-meloniana