Tav, continua l’equivoco M5s
Stefano Folli , di STEFANO FOLLISulla linea ad alta velocità non ci sarà voto di fiducia, ma l'eventuale approvazione della mozione no-Tav dei "grillini" farebbe male a Conte
Nelle ultime ore è andata in scena a Palazzo Madama una commedia degli equivoci che non fa ridere come quelle uscite dalla penna di Goldoni, ma forse è persino più stravagante. I Cinque Stelle, partner maggiore della coalizione, si erano sforzati per giorni di far sapere che tra loro era diffuso un vero malessere, con una corrente di sinistra contraria al decreto sicurezza-bis. Qualcuno aveva finito per crederci e questo ha alimentato l'incertezza sulle sorti del governo Conte. Al dunque invece il Senato ha offerto un suggestivo, benché prevedibile, spettacolo di Ferragosto: i cosiddetti "dissidenti" hanno vissuto nel timore che la fronda da essi innescata per ragioni soprattutto mediatiche potesse davvero condurre alla caduta dell'esecutivo.
Così, man mano che cresceva la contrarietà di una certa opinione pubblica alle norme draconiane e anti-umanitarie previste dalla nuova legge, i Cinque Stelle cercavano di rendersi invis…
Così, man mano che cresceva la contrarietà di una certa opinione pubblica alle norme draconiane e anti-umanitarie previste dalla nuova legge, i Cinque Stelle cercavano di rendersi invis…
Nelle ultime ore è andata in scena a Palazzo Madama una commedia degli equivoci che non fa ridere come quelle uscite dalla penna di Goldoni, ma forse è persino più stravagante. I Cinque Stelle, partner maggiore della coalizione, si erano sforzati per giorni di far sapere che tra loro era diffuso un vero malessere, con una corrente di sinistra contraria al decreto sicurezza-bis. Qualcuno aveva finito per crederci e questo ha alimentato l'incertezza sulle sorti del governo Conte. Al dunque invece il Senato ha offerto un suggestivo, benché prevedibile, spettacolo di Ferragosto: i cosiddetti "dissidenti" hanno vissuto nel timore che la fronda da essi innescata per ragioni soprattutto mediatiche potesse davvero condurre alla caduta dell'esecutivo.
Così, man mano che cresceva la contrarietà di una certa opinione pubblica alle norme draconiane e anti-umanitarie previste dalla nuova legge, i Cinque Stelle cercavano di rendersi invisibili. Alla fine il voto di fiducia ha permesso loro di aggrapparsi a un ottimo argomento per giustificare il ritorno nei ranghi (salvo rare eccezioni). E il risultato finale ha fotografato il reale stato dei rapporti tra i due soci della coalizione. Per restare ancorati al governo, il movimento grillino ha dovuto ancora una volta piegarsi a Salvini e alla sua filosofia di governo. Lo ha fatto senza troppi sforzi, pur con accenti e sfumature diversi: come è logico in un partito lacerato, sì, ma per lotte di potere interne, non certo per motivi ideali. Nel complesso si è avuta la prova che il M5S, un tempo forza anti-sistema, oggi è succube della Lega in tutti i passaggi chiave, salvo uno: la Tav, su cui domani, sempre in Senato, si giocherà l'ultima mossa suscettibile di scuotere le certezze del ministro dell'Interno.
Sulla linea ad alta velocità non ci sarà voto di fiducia, ma l'eventuale approvazione della mozione no-Tav dei "grillini" farebbe male a Conte, il premier voluto dai 5S e a loro molto vicino, quasi alla stregua di un solenne voto contrario. Tuttavia, affinché il peso parlamentare del Movimento riesca a imporsi sul fronte ampio dei favorevoli alla ferrovia, occorre che le opposizioni, in particolare il Pd, diano una mano. Ossia che si limitino a votare la propria mozione, lasciando poi che la maggioranza se la sbrighi in base a un rapporto di forze che premia il M5S rispetto alla Lega. Scenario poco verosimile.
In ogni caso sono passaggi procedurali complicati che dicono poco al cittadino. Il quale però è interessato a vedere dove porterà lo scontro sempre annunciato e mai consumato fino in fondo tra Salvini e i "grillini". Ebbene, tutto lascia prevedere che anche in questo caso il Ferragosto imporrà la sua regola. La crisi o anche solo la resa dei conti sarà rinviata ai primi freddi. I 5S si salveranno l'anima sulla Tav, a differenza di quello che è avvenuto sul decreto sicurezza, ma niente di più. Nei fatti il Parlamento darà il via libera all'attuazione dell'opera. E il bilancio estivo dei Cinque Stelle sarà ancora più amaro. In situazioni normali il movimento dovrebbe ritirarsi dal governo. Al contrario, sarà giudicato un successo l'essere riusciti a restare dentro con entrambi i piedi.
Così, man mano che cresceva la contrarietà di una certa opinione pubblica alle norme draconiane e anti-umanitarie previste dalla nuova legge, i Cinque Stelle cercavano di rendersi invisibili. Alla fine il voto di fiducia ha permesso loro di aggrapparsi a un ottimo argomento per giustificare il ritorno nei ranghi (salvo rare eccezioni). E il risultato finale ha fotografato il reale stato dei rapporti tra i due soci della coalizione. Per restare ancorati al governo, il movimento grillino ha dovuto ancora una volta piegarsi a Salvini e alla sua filosofia di governo. Lo ha fatto senza troppi sforzi, pur con accenti e sfumature diversi: come è logico in un partito lacerato, sì, ma per lotte di potere interne, non certo per motivi ideali. Nel complesso si è avuta la prova che il M5S, un tempo forza anti-sistema, oggi è succube della Lega in tutti i passaggi chiave, salvo uno: la Tav, su cui domani, sempre in Senato, si giocherà l'ultima mossa suscettibile di scuotere le certezze del ministro dell'Interno.
Sulla linea ad alta velocità non ci sarà voto di fiducia, ma l'eventuale approvazione della mozione no-Tav dei "grillini" farebbe male a Conte, il premier voluto dai 5S e a loro molto vicino, quasi alla stregua di un solenne voto contrario. Tuttavia, affinché il peso parlamentare del Movimento riesca a imporsi sul fronte ampio dei favorevoli alla ferrovia, occorre che le opposizioni, in particolare il Pd, diano una mano. Ossia che si limitino a votare la propria mozione, lasciando poi che la maggioranza se la sbrighi in base a un rapporto di forze che premia il M5S rispetto alla Lega. Scenario poco verosimile.
In ogni caso sono passaggi procedurali complicati che dicono poco al cittadino. Il quale però è interessato a vedere dove porterà lo scontro sempre annunciato e mai consumato fino in fondo tra Salvini e i "grillini". Ebbene, tutto lascia prevedere che anche in questo caso il Ferragosto imporrà la sua regola. La crisi o anche solo la resa dei conti sarà rinviata ai primi freddi. I 5S si salveranno l'anima sulla Tav, a differenza di quello che è avvenuto sul decreto sicurezza, ma niente di più. Nei fatti il Parlamento darà il via libera all'attuazione dell'opera. E il bilancio estivo dei Cinque Stelle sarà ancora più amaro. In situazioni normali il movimento dovrebbe ritirarsi dal governo. Al contrario, sarà giudicato un successo l'essere riusciti a restare dentro con entrambi i piedi.