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(ansa)

Così Toninelli fa harakiri

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Davanti alla lista delle 'opere sbloccate', pubblicata dal ministro su Facebook, sorge una domanda: chi gliel'ha fatto fare?
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Ma chi gliel'ha fatto fare? Ecco la prima domanda che salta in mente scorrendo la lista di presunte "opere sbloccate" pubblicata sulla pagina Facebook di Danilo Toninelli. Perché se era alla ricerca di un modo per rigettare le accuse, in verità non soltanto salviniane, di essere il ministro dei blocchi anziché degli sblocchi, un simile harakiri poteva risparmiarselo. Esageriamo?
Rivendica, il ministro ostile alla Torino Lione e che ha imposto l'analisi costi-benefici a tutti i grandi progetti, dalla Gronda di Genova all'alta velocità nel Nord-Est fino alla bretella Campogalliano-Sassuolo, di aver sbloccato la provinciale 23 di Vibo Valentia fra Joppolo e Coccorino. Quattro chilometri interrotti da una frana nel 2017, riaperti con il taglio del nastro del ministro Toninelli qualche giorno fa. E il ponte di Annone Brianza, crollato il 28 ottobre 2016 uccidendo un automobilista. Anche se i lavori erano iniziati nell'aprile 2018, prima…
Ma chi gliel'ha fatto fare? Ecco la prima domanda che salta in mente scorrendo la lista di presunte "opere sbloccate" pubblicata sulla pagina Facebook di Danilo Toninelli. Perché se era alla ricerca di un modo per rigettare le accuse, in verità non soltanto salviniane, di essere il ministro dei blocchi anziché degli sblocchi, un simile harakiri poteva risparmiarselo. Esageriamo?
Rivendica, il ministro ostile alla Torino Lione e che ha imposto l'analisi costi-benefici a tutti i grandi progetti, dalla Gronda di Genova all'alta velocità nel Nord-Est fino alla bretella Campogalliano-Sassuolo, di aver sbloccato la provinciale 23 di Vibo Valentia fra Joppolo e Coccorino. Quattro chilometri interrotti da una frana nel 2017, riaperti con il taglio del nastro del ministro Toninelli qualche giorno fa. E il ponte di Annone Brianza, crollato il 28 ottobre 2016 uccidendo un automobilista. Anche se i lavori erano iniziati nell'aprile 2018, prima che Toninelli diventasse ministro. E gli aeroporti di Foggia, Crotone e Salerno. Per non dire dell'"avvio della realizzazione delle ciclovie turistiche": che però, se non ricordiamo male, è progetto del suo predecessore Graziano Delrio.

Tuttavia sarebbe ingeneroso non ricordare che nell'elenco Toninelli si intesta con orgoglio anche sblocchi ben più sostanziosi. Per esempio l'alta velocità Napoli-Bari. "Avviato cantiere", scrive. Ma dimenticando di precisare che è il terzo lotto: i primi due erano già partiti all'epoca di Delrio, e l'Ance denuncia che il quarto è ancora bloccato. Quindi la metro Milano-Monza, con "900 milioni stanziati". Verissimo, i soldi sono nella finanziaria. Per onestà va però precisato che tutto è partito da un emendamento presentato dal capogruppo leghista Massimiliano Romeo insieme al senatore grillino Gianmarco Corbetta.

Quanto al porto di Gioia Tauro "salvato e rilanciato" (testuale) è probabile che Toninelli si riferisca a un accordo fra privati, per cui il controllo della società di gestione dello scalo calabrese è passato al gruppo imprenditoriale di Gianluigi Aponte, che qualche appassionato alle vicende Alitalia non farà fatica a ritrovare fra quei "patrioti" (il Cavaliere dixit) della sgangherata cordata che partecipò all'ancor più sgangherato tentativo di salvataggio berlusconiano della ex compagnia di bandiera. Dopo l'accordo il ministero dovrà sistemare le ferrovie che collegano il porto, tanto malandate e inefficienti da aver finora inibito a Gioia Tauro lo sviluppo che merita. Fino ad allora, però, "salvato e rilanciato" sono paroloni. Poi c'è la questione criminalità, ma qui non c'entra Toninelli.

Opera "sbloccata" anche il Quadrilatero Marche Umbria, infrastruttura prevista dalla legge Obiettivo di lunardiana memoria, iniziata addirittura una quindicina d'anni fa. E infine la famosa Asti-Cuneo: il Cipe ha approvato giovedì scorso uno schema finanziario che dovrebbe consentire il completamento di un'autostrada partita nel 1998. Per l'entusiasmo del ministro, prontamente smorzato da Daniele Martini con un articolo sul Fatto quotidiano dal titolo inequivocabile: "L'accordo sulla Asti-Cuneo regala ai Gavio 1,2 miliardi". Per inciso, "i Gavio" sono i concessionari dell'autostrada. Toninelli ha rispedito le osservazioni al mittente. Non senza aver prima diffuso un video in cui annunciava il grande successo ottenuto grazie alla delibera del Cipe mostrando la foto scandalo dell'autostrada con il viadotto che finisce nel nulla. Purtroppo per lui La Stampa ha ricostruito che ha sbagliato, forse per l'euforia, fotografia e strada. Il quotidiano torinese spiega che il Cipe ha dato il via libera alla ripresa dei lavoro "solo nella parte fra Alba e Verduno", il tratto con i progetti esecutivi già approvati mentre "al momento non è stato nemmeno ancora individuato il tracciato definitivo" del moncone di strada nella foto mostrata da Toninelli. "Qui serviranno - dice La Stampa - anni per completare la procedura autorizzativa, iniziando dalla valutazione dell'impatto ambientale". Decisamente non gliene va bene una.